danielacristofori | daniela Cristofori, psicologa, psicoterapeuta, insegnante di yoga, analista transazionale
Utilizzo delle tecniche teatrali attive ed espressive all'interno della psicoterapia come strumento per aiutare le persone a scoprire le proprie potenzialità nascoste proprie .
daniela Cristofori, psicoterapeuta, psicologo, milano, psicoterapia e arte, psicoterapia e yoga, psicoterapia e teatro, analisi transazionale
226
page-template-default,page,page-id-226,qode-quick-links-1.0,ajax_fade,page_not_loaded,,vertical_menu_enabled,side_area_uncovered_from_content,qode-content-sidebar-responsive,qode-theme-ver-11.1,qode-theme-bridge,wpb-js-composer js-comp-ver-5.1.1,vc_responsive
 

Psicoterapia e Teatro

“L’essenza del teatro è costituita da un incontro. L’individuo… stabilisce in qualche modo un contatto con se stesso; cioè, un confronto estremo, sincero, disciplinato, preciso e totale – non soltanto un confronto con i suoi pensieri, ma un confronto tale da coinvolgere l’intero suo essere, dai suoi istinti e ragioni inconsce fino allo stadio della sua più lucida consapevolezza”

J. Grotowski (Per un teatro povero)

Il teatro, mio primario ambito di formazione, ha per sue caratteristiche intrinseche una natura terapeutica.

Lo è per chi lo guarda, per l’effetto catartico di cui parlava Aristotele, e lo è per chi lo fa, attore, regista o scenografo che sia. Come afferma J. Grotowski quando parla di un teatro povero, possiamo togliere tutti gli elementi scenici, e ridurre il teatro a questo: il rapporto dinamico che esiste tra attore e spettatore.

Per questo il teatro ha molto a che fare con il modo di funzionare della nostra mente, un palcoscenico interno su cui i nostri pensieri e le nostre emozioni trovano il loro luogo deputato alla rappresentazione. Come nei sogni.

Mi piace utilizzare le tecniche teatrali attive ed espressive come strumento per aiutare le persone a scoprire le proprie potenzialità nascoste, per mettere a fuoco alcune ripetizioni del proprio copione di vita (E. Berne) e alcuni personaggi interni che influenzano o costringono le persone in ruoli ormai inattuali.

Con la forza del piccolo gruppo di lavoro, all’interno di una relazione terapeutica, è possibile “giocare” (recitare e giocare in inglese sono la stessa parola, to play) per cercare un cambiamento.

Il corpo è lo strumento principe di questo lavoro, adatto a chi abbia già avviato un percorso terapeutico oppure a chi voglia sperimentarsi in una situazione di gruppo mettendo a fuoco un tema personale.

Il lavoro si svolge durante seminari esperienziali intensivi di una giornata, e può essere approfondito in un eventuale lavoro individuale successivo o viceversa, da un percorso individuale è possibile accedere ad un gruppo.