danielacristofori | Daniela Cristofori invita a riflettere, in modo creativo, su ciò che abbiamo appreso nel tempo dell'isolamento, per affrontare la fase 3 con nuove risorse. Per non ricadere in vecchi meccanismi ripetitivi, perché "Il tempo è vita".
Propongo qui una mia riflessione creativa sul senso del tempo dell'isolamento, che abbiamo concluso e che ci apre ad una nuova delicata fase di questa epoca del coronavirus. Se il tempo è vita e la vita dimora nel cuore, allora è necessario affrontare il cambiamento con consapevolezza. Buona lettura!
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IL NOSTRO BISOGNO DI STRUTTURARE IL TEMPO: ISOLAMENTO COME APPRENDIMENTO

Dopo il lungo periodo del lockdown, finalmente la vita è ripresa: stiamo per entrare nella fase 3, la fase più delicata.

Abbiamo tutti cambiato di nuovo ritmo, siamo usciti dalle nostre case che ci hanno protetti fino ad ora, per andare fuori, al lavoro, per riprendere più o meno gradualmente ad avere una vita sociale, certo, in modi diversi da prima.

Stiamo affrontando un altro cambiamento  e potremmo provare diverse emozioni: sorpresa, euforia, oppure paura, tristezza, fino ad arrivare all’angoscia.

Il panorama dei nostri mondi interiori è davvero vasto.

Potremmo sentirci euforici e desiderosi di riprendere tutto come prima, come se niente fosse accaduto, armati di instancabile ottimismo come per dimenticare un incubo: fare finta che nulla sia accaduto.

Sigmund Freud l’ha chiamata rimozione: è un meccanismo difensivo importante per la nostra sopravvivenza. Alla lunga, però, può crearci qualche problema.

Io sento che la tentazione maggiore in questa fase è quella di ricadere nei vecchi meccanismi ripetitivi: potremmo farci prendere dalla fretta, dalla smania di recuperare il tempo perduto durante il periodo del lockdown.

Ma il tempo si perde?

Sono infinite le riflessioni che filosofi, teologi, pensatori di ogni epoca hanno elaborato sul tempo. Io scelgo di ascoltare due voci tratte dalla letteratura. Una di queste è tratta dal libro “Momo”, di Michael Ende:

“Esiste un grande eppur quotidiano mistero. Tutti gli uomini ne partecipano, ma pochissimi si fermano a rifletterci. Quasi tutti si limitano a prenderlo come viene e non se ne meravigliano affatto. Questo mistero e’ il tempoEsistono calendari e orologi per misurarlo, misure di ben poco significato perche’ tutti sappiamo che, talvolta, un’unica ora ci puo’ sembrare un’eternita’, e un’altra invece passa in un attimo… dipende da quel che viviamo in quest’ora.

Perche’ il tempo e’ vita. E la vita dimora nel cuore.”

Ma cosa significa che il tempo, la vita dimora nel cuore?

Mi viene in mente un altro personaggio che ci puo’ aiutare a comprendere il significato profondo del tempo. E questo personaggio è Madama Lumaca, la cameriera della fata turchina, nel libro di Pinocchio di Carlo Collodi.

Pinocchio la incontra molto avanti nella storia. Ne ha già combinate di tutti i colori: è stato derubato dal gatto e la volpe, impiccato e resuscitato dalla fatina, è stato messo a fare la guardia come un cane alla catena, ha rischiato di essere arrestato e accusato di aver quasi ammazzato un ragazzino… e nella sua fuga, in uno dei tanti attimi di pentimento, arriva alla casa della fata di notte, con la pioggia e con la sua urgenza di vederla, affamato, pentito.

A questo punto entra in scena Madama Lumaca, che si affaccia alla finestra con un lume sulla testa: “Scendo” annuncia, eppure per scendere un piano ci mette quattro ore; si riaffaccia, annuncia di essere in arrivo, ed eccola affacciarsi al piano terra solo al mattino. Diciamolo: circa 8 ore per arrivare ad aprire la porta! A quel punto offre una colazione al burattino tutto bagnato e infreddolito che lui, tutto smanioso, comincia a divorare…salvo scoprire che era cibo di gesso!

Ma che significa che il cibo e’ di gesso?

A me sembra che il momento della lunga attesa di Pinocchio fuori dalla porta della casa della fata, imposta dalla lentezza di Madama Lumaca, (“io sono una lumaca e le lumache non hanno mai fretta”) sia un invito a fare memoria, a prendersi del tempo per lasciare depositare i ricordi, rivedere e riconoscere i propri errori, lasciare che nascano nuove decisioni.

E poi: il cibo di gesso. Il gesso è un materiale che prende forma rapidamente, si secca in fretta. Se pensiamo in termini di cura, il gesso serve per proteggere da ulteriori traumi, per dare tempo alle fratture di saldarsi.

Offerto come una colazione da portare al palato, sembra significare la voglia di scatenare un disgusto per tutto ciò che è stato fatto fino a quel momento, come a voler sancire un prima e un dopo che sia impresso nel corpo del burattino: forse di li’ in avanti potra’ distinguere il cibo buono, nutriente per crescere, da quello non buono.

Invece sembra che Pinocchio non abbia imparato nulla, che quella notte passata ad attendere sotto la finestra della fata, non abbia portato ad una crescita: lui è ancora un burattino, ancora attende che a manovrarlo sia sempre qualcun altro. Di lì a poco incontrerà Lucignolo, e sappiamo come andò.

Solo l’essere disposto a perdere la sua vita per salvare quella di suo padre, farà di lui un bambino vero, farà nascere in lui un cuore:

“Perche’ il tempo e’ vita e la vita dimora nel cuore”.

Anche Eric Berne, padre dell’Analisi Transazionale, ha parlato del tempo; ci dice che tra i bisogni fondamentali dell’uomo c’e’ una vera e propria fame di strutturazione del tempo. Ha elencato sei modi che noi usiamo per strutturare il tempo: tra questi c’è anche l’isolamento. Non intendeva quello che abbiamo sperimentato noi: quello ci e’ stato imposto dall’esterno, dall’alto, come se a farlo fosse stato un grande Genitore Normativo. Quello ci fa paura.

L’isolamento a cui si riferisce Berne e’ invece scelto dal soggetto e corrisponde a bisogni specifici: il bisogno di dialogo interiore con se stessi, di centrarsi, di intimità con se stessi. In questi momenti di isolamento il  silenzio e la meditazione ci possono permettere di rielaborare stimoli e ricordi in modo decontaminato, lontano  dal chiasso della folla e delle comuni convinzioni.

Quindi, a differenza di Pinocchio il burattino, in quanto uomini e donne vere possiamo farci qualche domanda: cosa abbiamo imparato dal tempo di isolamento e dalla quarantena?

Cosa ci portiamo come risorsa acquisita per ripartire, per fronteggiare il nuovo che ci attende senza ricadere nei vecchi errori?

Vi auguro  gustose riflessioni.

Daniela Cristofori, psicoterapeuta e artista