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	<title>Daniela Cristofori | Corso pratico per genitori "disperati"</title>
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	<description>Psicologa, psicoterapeuta,  yoga e arti espressive</description>
	<lastBuildDate>Fri, 13 Oct 2023 15:55:53 +0000</lastBuildDate>
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		<title>La primavera nell&#8217;anima</title>
		<link>https://danielacristofori.it/la-primavera-nellanima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Mar 2019 22:53:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia e pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[Alda Merini]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi transazionale]]></category>
		<category><![CDATA[cura]]></category>
		<category><![CDATA[Eric Berne]]></category>
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					<description><![CDATA[In questo breve articolo propongo una mia personale riflessione sul valore della bellezza della natura come cura dell'anima e della relazione con se stessi]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi ho sostato per qualche istante accanto ad un chiosco di <b>fiori</b>, dove una signora cui corrisponde il teutonico nome di Walchiria, era indaffarata a prepararmi un bouquet con alcune varietà di fresie, tulipani e garofani.</p>
<p>Ho deciso, vedendoli, che l’arrivo della primavera meritava di essere celebrato portandomela, per modo di dire, a casa, per gustare il profumo e i colori di questi doni meravigliosi.</p>
<p>Per noi cittadini milanesi, così lontani dai ritmi silenziosi e perenni dell’eterna <b>natura</b>, la vista degli alberi che nel giro di pochi giorni, riscaldati da questo sole prematuramente impertinente, si ricoprono giorno dopo giorno di piccole foglie di un verde tenero tenero, è un evento che lascia alcuni indifferenti, altri  estasiati.</p>
<p>Faccio parte di questa seconda categoria e anche se, talvolta, il rischio è di rimanere con il naso all’insù a scrutare il cielo azzurro per interi minuti, sono in qualche modo fiera di questo mio talento per contemplare la<b> bellezza</b>.</p>
<p>Mi viene in mente che oggi, <b>21 marzo</b>, sarebbe stato il compleanno di <b>Alda Merini</b>, la poetessa dei Navigli, colei che, turbata da una malattia che la portò presto e per lunghi periodi in ospedale psichiatrico, seppe scrivere versi capaci di graffiare e lenire al tempo stesso la nostra sensibilità.</p>
<p>Di lei, fiore incompreso e impudico, voglio ricordare questa <b>poesia</b>:</p>
<p>“Amo i colori, tempi di un anelito</p>
<p>inquieto, irrisolvibile, vitale,</p>
<p>spiegazione umilissima e sovrana,</p>
<p>dei cosmici perché del mio respiro.”</p>
<p>Mentre attendo che il mio bouquet prenda forma, appostata al crocicchio all’uscita da un metro’, osservo il brulicare di vita che mi circonda in questa fresca giornata di sole. Un uomo si serve del muretto della metropolitana come di un improvvisato ufficio ambulante: vi posa una scatola di scarpe nuove e, sopra questa, due telefoni con i quali armeggia per mandare mail e messaggi. Una donna urla parole disperate dentro a un cellulare, un’auto della polizia passa a sirene spiegate mentre qualcuno commenta “è l’ora delle rapine questa”. Di fronte al chiosco dei fiori un altro banchetto vende frutta il cui ricavato va a una cooperativa per ex-tossico-dipendenti.</p>
<p>Mi chiedo se non sia il caso di mettere anche io un banchetto, in un altro angolo del crocicchio, con un cartello “Primavera nella mente” e sedermi lì, ad offrire ai passanti che ne sentano il bisogno, un orecchio pronto ad ascoltare le loro storie: di dolori, affanni, amori ingarbugliati o vite attorcigliate sempre intorno allo stesso nodo.</p>
<p>Un orecchio, un volto, un cuore: parole da offrire per scambiare briciole di eternità “sulla piazza del mercato delle parole” per citare uno psicoanalista come <b>Giampaolo Lai</b>.</p>
<p>Il pensiero corre ad un personaggio di <b>Garcia Marquez</b>, Florentino Ariza, che seduto ad un banchetto in mezzo alle vie di una città affollata, scriveva bigliettini d’amore su commissione, per gli uomini che non ne erano capaci.</p>
<p>Chissà, forse questi fiori colorati, la bellezza che ci avvolge in questo primo giorno di primavera, ci invitano alla <b>fiducia</b> nella vita: essa, a dispetto di tutto e di tutti, eternamente si rinnova.</p>
<p>I petali che spuntano e si aprono orgogliosi e timidi allo stesso tempo da un ramo apparentemente secco, rivelano che l’energia vitale, la <b><i>Physis </i></b>degli antichi Greci e che <b>Eric Berne</b>, lo psicologo fondatore dell&#8217;<strong>Analisi Transazionale</strong>, riprende nella sua teoria della personalità umana, è sempre all’opera nelle creature viventi. Come sosteneva la psicoanalista <strong>N</strong><b>ina Coltart</b>, ogni terapeuta dovrebbe coltivare un piccolo giardino, un modo per esercitare la <b>cura</b> dell’anima e per vedere come le forze di <b>guarigione</b> operano e collaborano per compiere ciò per cui sono fatte.</p>
<p>Ecco, in mancanza di un pezzo di terra, assaporo i giardini metropolitani e porto con me finalmente un pezzo di primavera: il mio bouquet è pronto. Vero, la sua sarà una vita breve, ma il ricordo dei suoi colori e l’intensità del suo profumo rimarranno impressi nella mia <b>memoria</b>, insieme a tutte le persone legate a questo fugace momento, pronti a dare frutto senza limiti di tempo.</p>
<p>L’<strong>arte</strong> ci invita a sostare e guardare, la <strong>psicologia</strong> ci dice che <b>conoscere</b> e <b>ri-conoscere</b> sono processi fondativi nello sviluppo della nostra individualità che si àncora in una <b>relazione</b>: perché non partire dalla relazione con un fiore?</p>
<p>Buona Primavera dunque, per tante piccole primavere.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Santoša, la pratica della contentezza</title>
		<link>https://danielacristofori.it/santosa-la-pratica-della-contentezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Dec 2018 11:44:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cura di sè]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi transazionale]]></category>
		<category><![CDATA[contentezza]]></category>
		<category><![CDATA[genitori-figli]]></category>
		<category><![CDATA[relazione]]></category>
		<category><![CDATA[yoga]]></category>
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					<description><![CDATA[Desidero proporre una breve riflessione su come possiamo praticare l'esercizio della contentezza per accedere ad una maggior senso di  soddisfazione nella vita e nel rapporto con i nostri figli.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Più che l’alternanza scuola-lavoro dovremmo promuovere per i nostri figli l’alternanza civiltà del benessere-civiltà povere! Sarebbe bello organizzare nuovi flussi migratori dei nostri figli super viziati verso le realtà dei figli che non hanno di che vivere, che sono orfani, rifugiati, senza cibo”.</p>
<p>Così mi diceva una signora durante uno dei nostri colloqui settimanali. Io penso, senza dirlo, che basterebbe andare in un centro accoglienza in Italia per farsi un’idea.</p>
<p>“Ormai mi ritrovo a litigare con i miei figli preadolescenti per il troppo tempo passato sulla PlayStation o perché si rifiutano di andare a dormire spegnendo la tv, e poi sono pure scontenti!”.</p>
<p>Penso che questa signora abbia ragione: penso  alla serie infinita di divertimenti  che arriva nelle nostre case, comoda certo, ma che rischia di sconfinare e invadere la nostra capacità di stare in relazione e di essere contenti con poco, per un sorriso o per una parola che ci conforta, che ci rassicura, per il calore di un abbraccio.</p>
<p>La nostra civiltà cosiddetta avanzata sta dimenticando i <b>gesti della relazione</b>: l’unico gesto che rischiamo di praticare, anche di fronte ai nostri amici in carne ed ossa, e’ guardare uno schermo e scrollare i pollici .</p>
<p>L’unico nostro inseparabile amico, spesso, e’ un telefono appoggiato sul tavolo mentre ceniamo, che ci fa sobbalzare e distogliere da ciò che stavamo dicendo, che ci sottrae al piacere di un momento in famiglia. Sempre più spesso le persone sostituiscono le distrazioni compulsive così facilmente disponibili su internet o sui mille canali tematici in tv, anche al dolore di una perdita, al tempo così prezioso del lutto.</p>
<p>Eppure facendo ciò dimentichiamo che la elaborazione interna di emozioni e ricordi  insieme alla condivisione di questi momenti con persone a noi vicine, è parte di quella facoltà così esclusivamente umana di stare in relazione, di accedere ad una elaborazione cognitiva del dolore, del piacere, della gioia, che si àncora in una storia di relazioni, non solo nel momento di un dettaglio isolato, senza un contesto. Noi esseri umani siamo predisposti a mettere insieme i pezzi di un puzzle, e questa è una facoltà cognitiva che costruisce continuità.</p>
<p>Ma oggi la frammentazione del flusso comunicativo interrompe i legami fino a far sì che rischiamo di dimenticarcene.</p>
<p>Ci illudiamo di avere amici, contando il numero di connessioni online, ma non sappiamo, nella realtà, come coltivare queste amicizie, come farle crescere, alimentarle dal vivo.</p>
<p>Molto spesso ci nutriamo solo di parole scritte velocemente su un messaggio, senza introdurre un pensiero più profondo, che allarghi l’orizzonte, in uno scambio comunicativo attivo e dal vivo, che tenga conto anche degli aspetti non verbali del comunicare: sguardi, intonazione, gesti.</p>
<p>Eppure l’uomo ha un cervello di grandi dimensioni rispetto ai primati, e non è un caso, è predisposto proprio per questo, per il pensiero, per la relazione. Le neuroscienze oggi ce lo confermano.</p>
<p>Invece i nostri ragazzi che giocano con la Playstation per esempio a “Fortnite&#8221;, usano il loro cervello solo in maniera compulsiva, ripetitiva, lo abituano solo a premere grilletti, a mirare un obiettivo da eliminare.</p>
<p>Così facendo rischiamo pero’ di illuderli che gli ostacoli non esistano, che basti poco per abbatterli e andare avanti, che perdere la vita e poi riaverla, talvolta pagando, sia normale, sia una realtà.</p>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-620 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2018/12/videogames-675-675x275-300x122.jpg" alt="" width="300" height="122" /></p>
<p>Invece possiamo educarli a vedere che nella realtà non è così, che la vita persa non torna, che non possiamo eliminare gli ostacoli solo armandoci di armi sempre più potenti.</p>
<p>La cultura della guerra passa anche attraverso queste abitudini.</p>
<p>Possiamo educarli ad ascoltarsi, a chiedersi come stanno dopo che hanno finito di stare passivamente o reattivamente davanti a uno schermo, e, se sono scontenti perché ad un certo punto devono interrompere pur avendo giocato a lungo, possono imparare a chiedersi cosa fare per essere contenti.</p>
<p>Ci sarebbero giochi molto diversi da poter insegnare e fare in compagnia, magari proprio la sera in famiglia, invece sembra che l’addestramento militare virtuale abbia sostituito quello reale, quel servizio militare che era chiesto tempo fa e che richiedeva una ferrea disciplina.</p>
<p>Il filosofo <b>Patanjali</b> nei suoi Yoga Sutra (YS II,32) ci insegna la<b> pratica della Contentezza</b>, Santoša, una delle regole per vivere in armonia con gli altri e con se stessi.</p>
<p>Mi sento di raccogliere questo invito e di estenderlo a chi voglia decidere di iniziare un cambiamento, anche con i propri figli: esercitiamo dunque l’arte dell’appagamento, della contentezza che, in un meccanismo fisiologico di circolo virtuoso, possa influenzare chi ci è accanto.</p>
<p>Appagamento significa una soddisfatta accettazione di qualunque cosa accada nella vita, non turbata da invidia o da inquietudine, condizioni queste ultime che creano squilibri nella mente. Invece di essere sempre alla ricerca di qualcosa d’altro, possiamo praticare il senso della contentezza che è la chiave della riuscita nella vita, poiché ci pone in una condizione mentale estremamente positiva e dinamica.</p>
<p>L’obiettivo è il conseguimento di quella pace che ci pone aldilà dell’illusione e della miseria. Certo, per conseguire questo appagamento supremo e la tranquillità mentale che ne consegue è necessaria <b>un’autodisciplina</b> prolungata, una vigilanza e un allenamento costanti della mente, per mantenere il giusto atteggiamento nella vita.</p>
<p>È vero che la tradizione indiana parla di conseguimento di santoša come una virtù, parola assai desueta ai giorni nostri. Resta il fatto che per acquisire una virtù è necessaria una azione volontaria.</p>
<p>Avverto qui un punto di contatto con la mia teoria psicologica di riferimento, l’<b>Analisi Transazionale</b>, che si fonda sul concetto di <b>RIDECISIONE</b>: tutti possiamo, se lo decidiamo  dopo un momento di presa di consapevolezza, avviare un cambiamento nella nostra vita.  Decidere è un’azione volontaria.</p>
<p>Penso che possiamo insegnare ai nostri figli la ricerca di questo senso di appagamento, se lo decidiamo, per introdurre nella nostra vita una semplice pratica che possa calmare la nostra mente e la loro, perché possano gustare la soddisfazione delle piccole cose, semplici.</p>
<p>Nel mio piccolo mi esercito a sognare un mondo diverso, un mondo dove tornare a camminare e ad incontrarsi per le strade, a giocare nei cortili, dove poter conoscere le persone dal vivo, dove il parlarsi e sorridere possano servire da antidoti all’isolamento e a smussare gli angoli acuti del nostro ego. Un ego che, se preso troppo sul serio, rischia di diventare un despota irascibile e pericoloso.</p>
<p>Sogno, come diceva un signore alla cassa del supermercato, di tornare a quel mondo in cui “prendevi l’autobus per attaccare bottone con qualche ragazza. Adesso invece sono tutte lì con il telefono in mano e ciao..”.</p>
<p><strong><i>Attaccare bottone&#8230;</i></strong> chissà: guarda caso un gesto che attraverso un oggetto serve a mettere in contatto due pezzi diversi di un abito.</p>
<p>Chissà che la buona vecchia sartoria non possa insegnarci la via maestra della comunicazione: mettere a contatto reale due esseri umani senza alcuna mediazione possibile.</p>
<p>Chiediamoci perché ci fa tanta paura l’altro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Daniela Cristofori, psicologa, psicoterapeuta                          </em></p>
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