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	<title>Daniela Cristofori | Corso pratico per genitori "disperati"</title>
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	<description>Psicologa, psicoterapeuta,  yoga e arti espressive</description>
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		<title>Funeral Home: una commedia per riflettere sulla morte</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2022 12:28:04 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo quasi due anni di pandemia da COVID-19, ho sentito l&#8217;esigenza di trattare il tema della morte, fonte di grande e diffusa paura in questo lungo periodo post-emergenza. Insieme a Giacomo Poretti abbiamo portato in scena al teatro Oscar di Milano una divertente e a tratti commovente commedia, in cui una coppia di anziani sta recandosi ad un funerale.</p>
<p>Per tanti motivi sono affezionata a questo lavoro, che mi ha vista in scena in prima persona, a cimentarmi con l&#8217;ardua e meravigliosa arte dell&#8217;attore. Per me è stata una grande sfida e, seppure il debutto sia avvenuto il 10 dicembre 2021, solo ora sento di poterne scrivere, a cose fatte. Solo ora posso fermarmi e riflettere, dopo il successo di pubblico che ci ha confortato e rassicurato per il coraggio di parlare di questi temi con il garbo e la discrezione che meritano. E chi poteva affrontare meglio il tema, se non un&#8217;anziana signora, Rita, dall&#8217;alto della sua età e con la libertà che caratterizza chi ormai ha già visto e conosciuto molte cose? Chi, se non una donna prossima al distacco definitivo?</p>
<p>Insieme al marito Ambrogio, Rita imbastisce una danza di argomenti che si giocano nell&#8217;intimità e nell&#8217;affetto giocoso di una coppia che sta insieme da una vita e che, nonostante i litigi, si prepara a separarsi. E, la separazione definitiva con la morte, è stato il tema che il COVID ci ha in qualche modo sbattuto in faccia senza tanti complimenti, nonostante i nostri continui evitamenti.</p>
<p>Ecco allora il senso di uno spettacolo che vuole &#8220;ricomporre&#8221; e dare dignità al tema del salutarsi correttamente, un omaggio a chi non ha potuto farlo durante la prima emergenza, e anche dopo. Uno spettacolo teatrale, dal vivo, in presenza, nel qui e ora del buio della sala gremita di gente.</p>
<p>Solo il teatro è capace di svelare, a chi assiste dal vivo in platea e a chi vive sulla scena, parti sconosciute di noi stessi. In questo sta la sua grandezza e il motivo per cui ne faccio uno strumento sempre più potente nel mio lavoro come terapeuta. Ora ne ho sperimentato l&#8217;effetto vivificante anche come attrice, tornando a una pratica iniziata in gioventù e poi abbandonata per lungo tempo.</p>
<p>&#8220;Funeral home&#8221; è tornato al teatro Oscar di Milano dal 20 al 23 aprile del 2022.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://danielacristofori.it/galleria/"><span style="color: #d91c48;">GALLERIA</span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/nWvZBzXgN7s?si=F6HW95lsfQKII4fW" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>La fatica da pandemia</title>
		<link>https://danielacristofori.it/la-fatica-da-pandemia-una-fessura-per-guardare-ai-nostri-bisogni-di-sopravvivenza-psicologica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Mar 2021 22:05:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sento il bisogno di riflettere sul tema della fatica. Quella che sto facendo io, che sento nelle persone con cui...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Sento il bisogno di riflettere sul tema della <strong>fatica</strong>.</p>
<p class="p1">Quella che sto facendo io, che sento nelle persone con cui lavoro, che si avverte a livello sociale e istituzionale.</p>
<p class="p1">La fatica che viene dopo più di un anno dall’inizio della pandemia. La cosiddetta <strong>Pandemic fatigue</strong>.</p>
<p class="p1">Se ripenso a questo anno penso alle emozioni della <strong>prima ondata</strong>, la <strong>paura</strong> ma anche la voglia di resistere, come per una sfida in una gara che pensi di ultimare in fretta, bruciante. Ci siamo impegnati tutti al massimo, scoprendo <strong>capacità di resistenza</strong> nascoste, voglia di incoraggiarci, di starci vicini nel dolore per le numerose perdite, per i lutti, per la mancanza di lavoro.</p>
<p class="p1">L’estate scorsa ci siamo riversati per le strade e sulle spiagge, pensando che fosse finita. Non avevamo vinto la gara, sapevamo nel nostro intimo che era solo una tregua, ma non ci interessava, era più importante riposare, riprendere una vita il più possibile normale.</p>
<p class="p1">Invece, in autunno, la <strong>seconda ondata</strong> ci ha colti impreparati. Pensavamo fosse finita, invece è iniziata <strong>una lunga maratona</strong>, per la quale non eravamo allenati. E’ molto diverso allenarsi per i 200 metri o per una maratona.</p>
<p class="p1">Se pensiamo alla differenza fisica degli atleti capiamo che i primi puntano sulla potenza bruciante, i loro muscoli sono poderosi e scattanti. I secondi sono esili, leggeri, il loro fisico deve poter reggere lunghe distanze e la fatica di una marcia che avrà momenti fisiologici di rallentamento e poi di ripresa. Bisogna conservare le energie per il momento in cui mancherà un solo chilometro al traguardo: lì non possiamo sbagliare. Dovremo scattare fino al nastro finale.</p>
<p class="p1">Ma passato l’autunno, e ormai anche un inverno in cui ci siamo ritrovati immersi in una <strong>terza ondata</strong> di contagi, ecco che la fatica per lo sforzo prolungato, per una maratona strana, che continua a spostare il suo traguardo un po’ più in là, emerge in modo sempre più chiaro.</p>
<p class="p1"><strong>Dobbiamo rallentare</strong>, anche fermarci, a tratti. Come l’uomo nell’immagine.</p>
<p class="p1">Questo fermarsi e riprendere fiato,<strong> respirare</strong>, rallentare, ripiegarsi su di sé, rivolgersi alla terra per trovare ancoraggio, sicurezza, è ciò che provo in questo momento.</p>
<p class="p1">Ho bisogno di sostare: me ne rendo conto perché è il mio corpo che me lo dice. Con il suo bisogno di sonno, di ritmi regolari, di una alimentazione semplice (invece che farmi tentare dalle “consolazioni” dolci o alcoliche) e anche, soprattutto, con il suo<strong> bisogno di silenzio</strong>.</p>
<p class="p1">Penso allora alla fatica che incontro nelle persone con cui lavoro, legata all’imposizione di lavorare da casa, di fare scuola da casa.</p>
<p class="p1">Le nostre case si sono trasformate in aule scolastiche e in uffici, con la differenza che non hanno gli spazi adeguati. La convivenza di così tante attività nello stesso luogo porta ad attriti prima sconosciuti, fa emergere conflitti riattivati dai nostri istinti primari: abbiamo bisogno di spazi personali, di una distanza, si, per la nostra sopravvivenza anche psicologica.</p>
<p class="p1">Ho riguardato spesso la <strong>piramide dei bisogni di Maslow</strong> in questo periodo e constato che siamo regrediti al soddisfacimento dei puri bisogni di sopravvivenza fisiologica, in parte e con fatica tentiamo di nutrire quelli affettivi e di appartenenza, i nostri bisogni sociali e di sopravvivenza psicologica. La necessità di mantenere le distanze per motivi igienico-sanitari ha assottigliato  questa fetta della piramide.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-839 aligncenter" src="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2021/03/LaPiramideDiMaslow-1-e1486743145963-300x154.jpg" alt="" width="327" height="168" /></p>
<p class="p1">Così, non ci resta che mangiare, bere, dormire bene, camminare all&#8217;aria aperta. Penso al mantra di mio papà, scomparso lo scorso luglio a causa del Covid, che amava ripetere: “Mangio, bevo, dormo, non ho dolori: sono un signore”. La sua vita era semplice, questa è la vita degli anziani che stanno bene con poco: avrebbe retto bene questa fatica. Ah, per inciso, dovremmo ricordarci che un giorno anche noi diventeremo anziani.</p>
<p class="p1">Per me che resto, da sopravvissuta insieme a molti altri, per noi che restiamo è fondamentale raggiungere anche il terzo gradino della piramide, assicurarci l’affetto dei nostri cari più vicini e tentare di mantenere il più possibile l’appartenenza con i nostri ambiti professionali, con i colleghi, con gli amici o con il vicinato. Mantenere lo sguardo sul vertice della piramide, sul nostro bisogno di autorealizzazione.</p>
<p class="p1">Non conoscevamo questa fatica, molte cose erano scontate. Ora, rallentando, chinandoci su di noi, <strong>possiamo guardarci dentro</strong>, ascoltarci.</p>
<p class="p1">Fatica deriva da fatis, legato al verbo latino fatisco, cioè “aprirsi, fendersi, screpolarsi”. Fatis è quindi <strong>crepa</strong>, fessura.</p>
<p class="p1">Mi vengono in mente i <strong>cretti di Alberto Burri</strong>: opere straordinarie che riproducono le crepe che si creano nella terra riarsa, screpolata, appunto, affaticata, sfruttata. La terra perde la sua connessione, si separa, sembra quello che rischiamo noi oggi.</p>
<p class="p1"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-841 aligncenter" src="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2021/03/UNADJUSTEDNONRAW_thumb_123a4-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p class="p1">Eppure fermandoci, sostando a guardare le nostre &#8220;<strong>crepe interiori&#8221;</strong>, sono fiduciosa che troveremo la motivazione per andare in cerca dell’acqua, della linfa che possa farci di nuovo ammorbidire, ritrovare connessioni vitali, accogliere nuovi semi, fiorire, come questa immensa primavera.</p>
<p class="p1">Da riguardare, in questo periodo, il film di Kim Ki Duk “Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera” del 2003. Una meditazione per immagini sulla natura dell’uomo e la ciclicità del tempo.</p>
<p class="p1">Sostare, fermarsi, è necessario. Per ripartire. &#8220;Non dobbiamo temere la fatica, né combatterla&#8221;, mi ripeto in questo periodo.</p>
<p class="p1">Essa ci è necessaria, comprendo bene che questa fatica mi rimanda il senso del mio sentire, del mio esserci. La fatica che facciamo è ciò che renderà la fine di questa lunga e imprevedibile maratona una <strong>soddisfazione</strong> senza precedenti, alimenterà il nostro <strong>senso di efficacia personale</strong>, di avercela fatta. E comporterà di sicuro una ennesima <strong>trasformazione, </strong>attraverso quella crepa potremo intravedere un&#8217;apertura. Necessaria anch’essa.</p>
<p class="p1">Dunque, buona primavera a tutti. Nonostante la fatica.</p>
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		<title>Amare se stessi ai tempi del COVID</title>
		<link>https://danielacristofori.it/amare-se-stessi-ai-tempi-del-covid/</link>
		
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2020 18:48:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Insieme alla collega Mariavittoria Giusti abbiamo pensato di offrire uno spazio di condivisione  online a un piccolo gruppo di persone,...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Insieme alla collega <strong>Mariavittoria Giusti</strong> abbiamo pensato di offrire uno <strong>spazio di condivisione  online a un piccolo gruppo di persone</strong>, con l&#8217;obiettivo di imparare a conoscere le nostre <strong>emozioni</strong> e il modo in cui fronteggiare lo <strong>stress</strong> a cui i tempi attuali della<strong> pandemia</strong> ci costringono.</p>
<p>Amare se stessi  è la valorizzazione delle proprie <strong>risorse interne</strong>, per sviluppare un senso di valore e di sicurezza da mettere al servizio della vita comunitaria e delle <strong>relazioni</strong> a cui teniamo. Un modo per <strong>nutrire i nostri bisogni profondi di connessione interpersonale e affettivi</strong>.</p>
<p>Imparare ad <strong>amare se stessi ai tempi del Covid</strong> significa imparare a <strong>fronteggiare le avversità coltivando emozioni positive</strong>, una risorsa per sé che può diventare risorsa anche per altri.</p>
<p>Un circolo virtuoso che è possibile decidere di attivare, insieme, con la <strong>forza del gruppo</strong>.</p>
<p>Trovate le informazioni per partecipare ed iscrivervi nella locandina. L&#8217;<strong>approssimarsi del tempo natalizio</strong> invita ad una maggiore <strong>intimità con se stessi</strong>; può essere un tempo propizio, questo delicato del Covid, per avvicinarsi alle prossime feste in modo pieno e consapevole, coltivando la propria<strong> intelligenza emotiva</strong>.</p>
<p>Date: 2 &#8211; 9 &#8211; 16 Dicembre 2020, dalle 18.30 alle 20.</p>
<p>Costo del percorso: 140 Euro.</p>
<p>Scrivete a daniela@danielacristofori.it o a giustimariavittoria@gmail.com per fissare un <strong>colloquio conoscitivo gratuito</strong>, necessario per la formazione del gruppo.</p>
<p>Una volta formalizzata l&#8217;iscrizione ed effettuato il pagamento nelle modalità che verranno comunicate, i partecipanti riceveranno un link per collegarsi sulla piattaforma Zoom.</p>
<p>Esiste la possibilità di proseguire gli incontri di gruppo a partire da Gennaio, su temi che potranno emergere in seguito e con modalità da concordare a seconda delle esigenze dei partecipanti.</p>
<p>Vi aspettiamo.</p>
<p>Dott.ssa Daniela Cristofori e Dott.ssa Mariavittoria Giusti</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Fare amicizia con la propria rabbia</title>
		<link>https://danielacristofori.it/fare-amicizia-con-la-propria-rabbia-un-amico-straordinario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2020 09:34:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se non avessi ricevuto un “bidone” da amici invitati a cena in un sabato sera, a causa di una febbre...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se non avessi ricevuto un “bidone” da amici invitati a cena in un sabato sera, a causa di una febbre improvvisa, non avrei potuto gustare un <b>film fuori dall’ordinario</b> come <strong>“Un amico straordinario”<a href="https://www.youtube.com/watch?v=q7plrMPzYl4">https://www.youtube.com/watch?v=q7plrMPzYl4</a></strong>.</p>
<p>La <b>cautela nelle uscite mondane</b> che <b>l’emergenza sanitaria</b> in atto ci impone, non sempre è svantaggiosa.</p>
<p>Come in questo caso.</p>
<p>Il film<span class="Apple-converted-space">  </span>è un vero <b>elogio della gentilezza e della pazienza verso se stessi e verso gli altri,</b> come lavoro quotidiano sull’emozione della <b>rabbia</b>,<span class="Apple-converted-space">  </span>una rabbia covata da tempo e che è diventata tossica.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>E non è solo per la maestria con cui Tom Hanks interpreta un uomo in tarda età che il film ci cattura nonostante i suoi tempi lenti,<span class="Apple-converted-space">  </span>rispetto a quelli<span class="Apple-converted-space">  </span>cui siamo abituati oggi. E’ la mescolanza di linguaggi che ci attrae, linguaggi adatti ai bambini come le parti cantate o l’uso dei modellini plastici delle città. Come a sancire che il tempo si è fermato o che eternamente si ripete. L’esclamazione “Misericordia!” usata da Tom Hanks-Fred Rogers di fronte alle sofferenze altrui è un’altra parola desueta, eppure curativa: ci colloca nella dimensione dell’<b>empatia che muove ad operare, che nel curare l’altro cura noi stessi</b>.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La lentezza narrativa ci dà infatti il tempo di entrare nei personaggi, di assaporarne la storia, le motivazioni.</p>
<p>C’è un vecchio presentatore televisivo, un giornalista sofferente, non più giovane e neo-padre, un piccolo neonato inconsapevole e tenero, sempre presente, come a dire che <b>la vita si ripete e che va guardata, accarezzata, coccolata, perché è eternamente fragile.</b></p>
<p>Il film parla infatti anche di <b>generazioni a confronto</b>, di <b>ferite tra padri e figli</b> e soprattutto della capacità di un uomo in tarda età, di continuare ad essere PADRE anche per chi figlio biologico non è, un uomo che sente la necessità di guarire la ferita della rabbia per riaccendere la vita, un sorriso, riportare lo sguardo su un futuro possibile: <strong>restare connessi</strong>, anche con le proprie difficoltà.</p>
<p>Non finirò mai di ringraziare la regista Marielle Heller per la delicatezza femminile del suo sguardo: quanti sguardi dei diversi personaggi ci restano impressi, per la forza con cui ci dicono <b>“Ti vedo, esisto per te e tu esisti per me”</b>. Eric <b>Berne, padre dell’Analisi Transazionale, ha parlato di forme di riconoscimento primarie nella relazione di cura</b>, prima fra queste <b>la potenza dello sguardo</b>, che avvia un primo contatto diretto nella relazione e ce ne fa gustare il sapore.</p>
<p>La storia, di Fred Rogers realmente esistito, si apre proprio con lo sguardo di uno straordinario attore e non solo “amico” nel titolo: Tom Hanks. La scena iniziale lo dimostra: lo vediamo entrare in casa sua parlando, cantando, mentre si toglie una giacca, si infila un cardigan con cerniera, si sfila scarpe di cuoio e si infila scarpe con i lacci che allaccia a tempo di musica, con parole che si danno appuntamento con gesti ben precisi.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La<b> scuola degli attori americani</b>… che delizia!</p>
<p>E che potente messaggio per <b>imparare a comprendere e gestire la propria rabbia</b>!</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il nostro bisogno di strutturare il tempo</title>
		<link>https://danielacristofori.it/il-nostro-bisogno-di-strutturare-il-tempo-isolamento-come-apprendimento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2020 05:57:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dopo il lungo periodo del lockdown, finalmente la vita è ripresa: stiamo per entrare nella fase 3, la fase più...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il lungo periodo del lockdown, finalmente la vita è ripresa: stiamo per entrare nella <b>fase 3</b>, la fase più delicata.</p>
<p>Abbiamo tutti cambiato di nuovo ritmo, siamo usciti dalle nostre case che ci hanno protetti fino ad ora, per andare fuori, al lavoro, per riprendere più o meno gradualmente ad avere una vita sociale, certo, in modi diversi da prima.</p>
<p>Stiamo affrontando un altro cambiamento  e potremmo provare diverse <b>emozioni</b>: sorpresa, euforia, oppure paura, tristezza, fino ad arrivare all’angoscia.</p>
<p>Il panorama dei nostri mondi interiori è davvero vasto.</p>
<p>Potremmo sentirci euforici e desiderosi di riprendere tutto come prima, come se niente fosse accaduto, armati di instancabile ottimismo come per dimenticare un incubo: fare finta che nulla sia accaduto.</p>
<p>Sigmund Freud l’ha chiamata <b>rimozione</b>: è un meccanismo difensivo importante per la nostra sopravvivenza. Alla lunga, però, può crearci qualche problema.</p>
<p>Io sento che la tentazione maggiore in questa fase è quella di <strong>ricadere nei vecchi meccanismi ripetitivi</strong>: potremmo farci prendere dalla <strong>fretta</strong>, dalla smania di recuperare il tempo perduto durante il periodo del lockdown.</p>
<p>Ma<b> il tempo si perde</b>?</p>
<p>Sono infinite le riflessioni che filosofi, teologi, pensatori di ogni epoca hanno elaborato sul tempo. Io scelgo di ascoltare due voci tratte dalla letteratura. Una di queste è tratta dal libro<strong> “Momo”, di Michael Ende</strong>:</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800000;"><i>“Esiste un grande eppur quotidiano mistero. Tutti gli uomini ne partecipano, ma pochissimi si fermano a rifletterci. Quasi tutti si limitano a prenderlo come viene e non se ne meravigliano affatto. <strong>Questo mistero e’ il tempo</strong>. </i></span><span style="color: #800000;"><i>E</i><i>sistono calendari e orologi per misurarlo, misure di ben poco significato perche’ tutti sappiamo che, talvolta, un’unica ora ci puo’ sembrare un’eternita’, e un’altra invece passa in un attimo… dipende da quel che viviamo in quest’ora.</i></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800000;"><b><i>Perche’ il tempo e’ vita. E la vita dimora nel </i></b><strong><i>cuore.”</i></strong></span></p>
<p>Ma cosa significa che il tempo, la vita dimora nel cuore?</p>
<p>Mi viene in mente un altro personaggio che ci puo’ aiutare a comprendere il significato profondo del tempo. E questo personaggio è <b>Madama Lumaca</b>, la cameriera della fata turchina, nel libro di Pinocchio di Carlo Collodi.</p>
<p>Pinocchio la incontra molto avanti nella storia. Ne ha già combinate di tutti i colori: è stato derubato dal gatto e la volpe, impiccato e resuscitato dalla fatina, è stato messo a fare la guardia come un cane alla catena, ha rischiato di essere arrestato e accusato di aver quasi ammazzato un ragazzino… e nella sua fuga, in uno dei tanti attimi di pentimento, arriva alla casa della fata di notte, con la pioggia e con la sua urgenza di vederla, affamato, pentito.</p>
<p>A questo punto entra in scena Madama Lumaca, che si affaccia alla finestra con un lume sulla testa: “Scendo” annuncia, eppure per scendere un piano ci mette quattro ore; si riaffaccia, annuncia di essere in arrivo, ed eccola affacciarsi al piano terra solo al mattino. Diciamolo: circa 8 ore per arrivare ad aprire la porta! A quel punto offre una colazione al burattino tutto bagnato e infreddolito che lui, tutto smanioso, comincia a divorare…salvo scoprire che era cibo di gesso!</p>
<p>Ma che significa che il cibo e’ di gesso?</p>
<p>A me sembra che il <b>momento della lunga attesa</b> di Pinocchio fuori dalla porta della casa della fata, imposta dalla lentezza di Madama Lumaca, (<i>“io sono una lumaca e le lumache non hanno mai fretta”</i>) sia <b>un invito a fare memoria</b>, a prendersi del tempo per <b>lasciare depositare i ricordi</b>, <b>rivedere e riconoscere i propri errori, lasciare che nascano nuove decisioni.</b></p>
<p>E poi: il cibo di gesso. Il gesso è un materiale che prende forma rapidamente, si secca in fretta. Se pensiamo in termini di cura, il gesso serve per <b>proteggere da ulteriori traumi</b>, per <b>dare tempo alle fratture di saldarsi</b>.</p>
<p>Offerto come una colazione da portare al palato, sembra significare la voglia di scatenare un disgusto per tutto ciò che è stato fatto fino a quel momento, come a voler sancire <b>un prima e un dopo che sia impresso nel corpo </b>del burattino: forse di li’ in avanti potra’ distinguere il cibo buono, nutriente per crescere, da quello non buono.</p>
<p>Invece sembra che Pinocchio non abbia imparato nulla, che quella notte passata ad attendere sotto la finestra della fata, non abbia portato ad una crescita: lui è ancora un burattino, ancora attende che a manovrarlo sia sempre qualcun altro. Di lì a poco incontrerà Lucignolo, e sappiamo come andò.</p>
<p>Solo l’essere disposto a perdere la sua vita per salvare quella di suo padre, farà di lui un bambino vero, farà nascere in lui un cuore:</p>
<p style="text-align: center;"><i>“Perche’ il tempo e’ vita e la vita dimora nel cuore”.</i></p>
<p>Anche <strong>Eric Berne</strong>, padre dell’Analisi Transazionale, <strong>ha parlato del tempo</strong>; ci dice che tra i bisogni fondamentali dell’uomo c’e’ una vera e propria <strong>fame di strutturazione del tempo.</strong> Ha elencato sei modi che noi usiamo per strutturare il tempo: tra questi c’è anche <strong>l’isolamento</strong>. Non intendeva quello che abbiamo sperimentato noi: quello ci e’ stato imposto dall’esterno, dall’alto, come se a farlo fosse stato un grande Genitore Normativo. Quello ci fa paura.</p>
<p>L’isolamento a cui si riferisce Berne e’ invece scelto dal soggetto e corrisponde a bisogni specifici: il <strong>bisogno di dialogo interiore con se stessi</strong>, <strong>di centrarsi, di intimità con se stessi.</strong> In questi momenti di isolamento il  silenzio e la meditazione ci possono permettere di rielaborare stimoli e ricordi in modo decontaminato, lontano  dal chiasso della folla e delle comuni convinzioni.</p>
<p>Quindi, a differenza di Pinocchio il burattino, in quanto uomini e donne vere <strong>possiamo farci qualche domanda:</strong> cosa abbiamo imparato dal tempo di isolamento e dalla quarantena?</p>
<p>Cosa ci portiamo come <strong>risorsa acquisita per ripartire</strong>, per fronteggiare il nuovo che ci attende senza ricadere nei vecchi errori?</p>
<p>Vi auguro  gustose riflessioni.</p>
<p style="text-align: right;"><i> Daniela Cristofori, psicoterapeuta e artista</i></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pillole di psicologia &#8211; pt. 5</title>
		<link>https://danielacristofori.it/pillole-di-psicologia-5-in-collaborazione-con-il-teatro-desidera-oscar/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2020 04:36:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia e pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi transazionale]]></category>
		<category><![CDATA[daniela cristofori fase3]]></category>
		<category><![CDATA[lentezza]]></category>
		<category><![CDATA[madama lumaca]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
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					<description><![CDATA[La fine del periodo di lockdown può spingerci a voler recuperare un tempo che sembra perduto. Ma il senso del...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La fine del periodo di lockdown può spingerci a voler recuperare un tempo che sembra perduto. Ma il senso del tempo può essere ritrovato grazie alle parole e ai gesti di personaggi fantastici che sembrano sintonizzati con il pensiero di Eric Berne in Analisi Transazionale circa il bisogno umano di strutturare il tempo. &#8220;IL TEMPO E&#8217; VITA E LA VITA DIMORA NEL CUORE&#8221;.</p>
<p>Buona visione!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe loading="lazy" title="PILLOLE DI PSICOLOGIA con D. CRISTOFORI (ep. 5: &quot;Il tempo è vita&quot;)" width="1060" height="596" src="https://www.youtube.com/embed/RFcN_kijxZA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Fase 2: Alla ricerca dei nostri alleati interni</title>
		<link>https://danielacristofori.it/fase-2-alla-ricerca-dei-nostri-alleati-interni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2020 08:35:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cura di sè]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi transazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel testo di Mary Goulding “GLI INQUILINI DEL CERVELLO”, impariamo con ironia a liberarci di quei fastidiosi personaggi che, a...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel testo di Mary Goulding “GLI INQUILINI DEL CERVELLO”, impariamo con ironia a liberarci di quei fastidiosi personaggi che, a contratto ormai scaduto, ancora vengono a prendersi la scena del nostro palcoscenico interno.</p>
<p>Questi personaggi recitano sempre lo stesso ruolo, ci creano confusione e possono renderci cronicamente infelici.</p>
<p>Nonostante ciò, siamo così abituati a loro, che saremmo tentati di non fare nulla, di adattarci passivamente alla loro presenza. Freud stesso lo sapeva bene, parlò infatti di <b>resistenza al cambiamento,</b> per indicare proprio questo <strong>meccanismo psicologico difensivo</strong>, che ci protegge dal nuovo considerato come pericoloso.</p>
<p>Per questo il testo ci conduce gradualmente a fare la conoscenza dei nostri nemici interni, mettendoci addirittura nei loro panni, ascoltandone la voce e il messaggio che ci portano: così, gradualmente, impariamo a riconoscere che quei messaggi erano forse importanti, ma che è giunta l’ora di cambiarli, perché la loro utilità si è esaurita tanto tempo fa.</p>
<p>Ora che siamo adulti è molto probabile che sia necessario dirci altro, nella nostra mente.</p>
<p>Così <b>comincia la ricerca di altri personaggi da invitare sul palcoscenico della nostra mente, questa volta AFFETTUOSI ALLEATI da evocare quando ci sentiamo in difficoltà</b> e rischiamo di “entrare nel nostro copione” ripetitivo, come diremmo noi analisti transazionali.</p>
<p>Nella sua etimologia alleare significa unire, legare dal latino <i>alligare.</i></p>
<p>Un alleato ci dona un senso di unità, di legame e questo si traduce in un senso di sicurezza: ne abbiamo molto bisogno, soprattutto in questo momento, per affrontare la fase 2!</p>
<p><b>Potremmo rivolgerci alla Poesia o alla Letteratura</b> <strong>per cercarne qualcuno</strong>, magari in un libro che ci ha colpito. Forse ci piacerebbe che il Piccolo Principe di Antoine di Saint Exupery ci facesse compagnia</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-775 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/05/IMG_2530-300x300.jpeg" alt="" width="300" height="300" /></p>
<p style="text-align: center;">oppure ci piacerebbe invitare il nonno di Kirikù del film “KiriKù e la strada Karabà”</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-777 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/05/IMG_2384-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/05/IMG_2384-300x225.jpg 300w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/05/IMG_2384.jpg 480w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"> una Fata o un Elfo che <strong>potrebbero portarci questi messaggi</strong>:</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><strong>TI VOGLIO BENE</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><strong>TU SEI AMABILE</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><strong>TU VALI E SEI CAPACE DI DIFENDERTI</strong></span></p>
<p>Possiamo anche provare a <b>tornare con la nostra mente a quando eravamo piccoli e a ricordare qualcuno che ci ha profondamente amati, che ci ha fatto sentire al sicuro, protetti:</b></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><strong>La mamma</strong> che ci diceva <strong>“Ti voglio bene”</strong>,</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><strong> lo Zio Giovanni</strong> che sollevandoci in aria ripeteva: <strong>“Se avessi un figlio vorrei che fosse proprio come te!”</strong> ,</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"> o la nostra<strong> insegnante di matematica</strong> che ci ripeteva <strong>“Tu vali aldilà del voto”</strong>.</span></p>
<p>E’ un lavoro delicato, rispettoso dei tempi di ognuno, da non fare da soli, ma meglio se accompagnati da qualcuno: perfino Dante affrontò il suo viaggio in compagnia di Virgilio, se lo ha fatto lui…</p>
<p>Infine, se proprio non ci venisse in mente nulla, abbiamo sempre la possibilità di <b>ricordare<span class="Apple-converted-space">  </span>alcune situazioni in cui noi stessi abbiamo voluto bene a qualcuno, lo abbiamo curato, protetto, fatto sentire al sicuro.</b></p>
<p>Ricordiamo le cose che abbiamo detto, i gesti, il tono della voce e le sensazioni che abbiamo provato.</p>
<p>Insomma… usiamo il palcoscenico della nostra mente e raduniamo con cura i nostri alleati affettuosi, i nostri amici:</p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #993300;"><i>“d’ora in avanti questi amici interni, </i></span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #993300;"><i>che ti vogliono bene, </i></span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #993300;"><i>saranno con te e nella tua mente nel lungo viaggio della tua vita”.</i></span></strong></p>
<p>Buon viaggio!</p>
<p>Qui trovate <a href="https://www.youtube.com/watch?v=wv3e8gJJTQ8">https://www.youtube.com/watch?v=wv3e8gJJTQ8</a> in &#8220;Pillola video&#8221;, realizzata in collaborazione con il Teatro Oscar Desidera, l&#8217;argomento di questo articolo.</p>
<p style="text-align: right;"><i>Daniela Cristofori, psicoterapeuta e artista</i></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Liberi di cambiare il proprio copione</title>
		<link>https://danielacristofori.it/liberi-di-cambiare-il-proprio-copione-il-lockdown-come-opportunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2020 06:06:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cura di sè]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi transazionale]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[copione di vita]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Eric Berne]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[schemi comportamentali]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
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					<description><![CDATA[Stiamo vivendo una situazione di privazione della libertà che non ha precedenti. Uno dei valori fondanti della nostra civiltà moderna,...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Stiamo vivendo una situazione di privazione della libertà che non ha precedenti. Uno dei valori fondanti della nostra civiltà moderna, <b>la LIBERTA’</b>, è fortemente limitato a causa di un virus.</p>
<p>Il tempo a casa è molto, <b>la routine</b> quotidiana al limite della sopportabilità. Le relazioni ridotte ad una modalità bidimensionale da uno schermo che ci separa e nello stesso tempo ci tiene uniti gli uni agli altri.</p>
<p>Mai come ora siamo grati alla tecnologia che ci consente di mantenere il contatto con il mondo, con gli altri.</p>
<p>Così coltiviamo le relazioni e i nostri interessi forse come non mai, visitiamo musei virtuali del più sperduto angolo di mondo, impariamo ogni genere di arte da tutorial visti su internet, eppure… ci accorgiamo anche di quanti <b>comportamenti ripetitivi</b> ci contraddistinguono. I gesti tanto familiari delle persone con cui viviamo ci appaiono sotto una lente ad ingrandimento. Talvolta ci sembrano insopportabili, oppure, se viviamo soli, ci scopriamo per certi versi insopportabili a nostra volta.</p>
<p>Ora che abbiamo la possibilità di osservarci, in questo strano silenzio, in questa inusuale lentezza, forse siamo giunti alla conclusione, dopo più di un mese, che alcuni dei nostri <b>schemi comportamentali</b>, delle nostre <b>reazioni emotive</b>, in questa situazione di emergenza, ci sembrano assurdi e desidereremmo <b>cambiarli</b>. Forse, senza volerlo, ci scopriamo a pensare che vorremmo uscire da questa situazione trasformati, modificati.</p>
<p>Questi schemi comportamentali ripetitivi, questi modi di reagire alle situazioni, che ormai conosciamo bene e che vorremmo forse cambiare perché non ci soddisfano più, secondo l’<b>Analisi Transazionale </b>si chiamano <span style="color: #993300;"><b>COPIONI DI VITA</b></span>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-744 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_2024-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_2024-300x222.jpg 300w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_2024.jpg 651w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Cos’è un copione per Eric Berne?<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">«un piano di vita inconscio».</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><i>«un piano di vita che si basa su di una decisione presa durante l&#8217;infanzia, rinforzata dai genitori, giustificata dagli avvenimenti successivi, e che culmina in una scelta decisiva». </i></span></p>
<p>Questo complesso concetto è il cuore della teoria di Berne, sottolinea l’<b>aspetto<span class="Apple-converted-space">  </span>decisionale</b> nella nostra vita e il fatto che, essendo preso in giovanissima età, rimane attivo in maniera automatica e ripetitiva, è inconscio.<span class="Apple-converted-space">  </span>Essendo basato su una <b>strategia di sopravvivenza</b> utile in quel momento, esso <b>si attiva quando siamo stressati</b>, stanchi, ci sentiamo minacciati o sotto pressione: noi analisti transazionali diciamo allora che “entriamo nel nostro copione”.</p>
<p>In questa situazione di emergenza è facile ricadere nel proprio copione, dove ci sono eroi, eroine, personaggi buoni e cattivi, protagonisti e comparse. Forse ci scopriamo a <b>recitare sempre la stessa parte</b>, a provare sempre le stesse <b>emozioni negative</b>:</p>
<p>sono sempre quello che si arrabbia?</p>
<p>sono sempre quello che si lamenta?</p>
<p>sono sempre quello che si deprime?</p>
<p>penso sempre che il virus (le difficoltà) ce l’abbia con me?</p>
<p>La buona notizia è che, con una buona riflessione e un buon lavoro su di noi, <b>possiamo</b> <b>decidere di non ripetere un copione</b> che abbiamo deciso tantissimo tempo fa. Ora siamo adulti, ora le nostre condizioni di vita sono cambiate e anche le persone che ci circondano.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-743 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_2023-300x164.jpg" alt="" width="300" height="164" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_2023-300x164.jpg 300w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_2023.jpg 620w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Come un attore che recita più personaggi, <b>possiamo decidere di cambiare ruolo</b> o altri aspetti del nostro copione.</p>
<p>Anche questo è un modo per esprimere la nostra libertà: darci il tempo di pensare e di scegliere consapevolmente come agire emotivamente e psicologicamente al cambiamento in atto nella nostra vita.</p>
<p>Una possibilità che la vita ci offre e che possiamo cogliere in modo creativo.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">“Tutto il mondo è un <strong>teatro</strong> e tutti gli uomini e le donne non sono che attori: essi hanno le loro uscite e le loro entrate; e una stessa persona, nella sua vita, rappresenta diverse parti”.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><i>(William Shakespeare, Come vi piace)</i></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Daniela Cristofori, psicoterapeuta e artista</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il teatro e la mente</title>
		<link>https://danielacristofori.it/il-teatro-e-la-mente-ai-tempi-del-coronavirus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2020 11:11:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teatro e Arte]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
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		<category><![CDATA[sogno]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
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					<description><![CDATA[Date parole al vostro dolore altrimenti il vostro cuore si spezza. (Shakespeare, da “Macbeth”) Nel silenzio di queste giornate al...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #800000;">Date parole al vostro dolore altrimenti il vostro cuore si spezza.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800000;"><i>(Shakespeare, da “Macbeth”)</i></span></p>
<p>Nel silenzio di queste giornate al sicuro nelle nostre case, penso a quanto sia importante trovare il modo di esprimere i nostri sentimenti, le nostre <b>emozioni </b>e di connetterci con esse.</p>
<p>Ho sempre provato un’attrazione per il <b>teatro</b>, per la sua immensa capacità di dare forma alle mie <b>fantasie</b> di bambina, di incarnare in un <b>personaggio</b> che magari sembrava distante da me, <b>parole</b> che non avrei osato rivelare neanche a me stessa.</p>
<p>Questa è la potenza del teatro, del grande <b>gioco del teatro</b>.</p>
<p>Una potenza che scoprii a fondo durante la mia formazione come regista e che mi fece decidere per la mia successiva formazione in psicologia e psicoterapia. Quel <b>“CONOSCI TE STESSO”</b> inscritto nel tempio di Apollo a Delfi nell’antica Grecia e che gli attori dell’ Actor’s Studio di New York mettevano alla base del loro lavoro, mi accompagnò durante la mia formazione e oggi si fa sentire più che mai. Il “lockdown” che ancora viviamo amplifica l’eco di queste parole che giungono da lontano nel tempo.</p>
<p>Il legame tra Teatro e psicologia è stato esplorato dallo stesso <b>Freud</b>, che era molto attratto dal contenuto e dal modo della narrazione teatrale. Come ci racconta <strong>Fausto Petrella</strong> nel suo libro “La mente come teatro” :</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-735 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1879-202x300.jpg" alt="" width="202" height="300" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1879-202x300.jpg 202w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1879.jpg 430w" sizes="auto, (max-width: 202px) 100vw, 202px" /></p>
<p>“<i>Il teatro e la </i><b><i>psicanalisi </i></b><i>sono intimamente connessi, Freud ha sovente fatto riferimento alla chiaroveggente </i><b><i>coscienza dei grandi tragici,</i></b><i> da </i><i>Sofocle</i><i> (</i>Freud ne trasse il complesso di Edipo, ndr<i>) a </i><i>Shakespeare</i><i>, e alla loro </i><b><i>conoscenza psicologica dell’uomo</i></b><i>. </i><i>Freud li considerò da sempre<span class="Apple-converted-space">  </span>dei precursori, che sembravano aver saputo da sempre quanto egli andava scoprendo con i suoi metodi analitici in se stesso e nei suoi pazienti”.</i></p>
<p>Inoltre, continua Petrella :</p>
<p><i>“Il teatro viene accostato da Freud al </i><b><i>gioco infantile</i></b><i>, ma in un modo particolare: il bambino mette in scena attivamente e per gioco l’esperienza spiacevole che ha subito. Cioè la imita. (&#8230;). </i><i>Per Freud l</i><b><i>’imitazione artistica </i></b><i>trova il suo motivo fondamentale nel </i><b><i>tentativo di dominare il dolore</i></b><i>&#8220;.</i></p>
<p>Grazie al teatro, quindi, “si realizza una forma di conoscenza psicologica dell’uomo”.</p>
<p>Per non parlare del legame tra l’attività mentale del <b>sogno e </b>il modo di rappresentare che il <b>teatro</b> utilizza: siamo sempre in <b>luogo</b>, in un certo <b>tempo</b>, con certi <b>personaggi</b>, <b>oggetti</b>, <b>parole</b>, <b>storie</b> o frammenti di storie che si raccontano nella nostra mente.<span class="Apple-converted-space">  </span>Possiamo quindi davvero paragonare <b>la nostra mente</b> ad <b>un palcoscenico vivo</b> e sempre pronto per ospitare storie.</p>
<p>Possiamo allora chiederci:</p>
<p>Cosa accade nella nostra mente in questi giorni? Quale copione si rappresenta? Quali personaggi? Fra questi ci siamo anche noi? Cosa ci diciamo?</p>
<p>Sono certa che ognuno di noi può rispondere a queste domande e anche chiedersi se ha voglia di cambiare qualcosa.</p>
<p>Buona visione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800000;">Sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800000;"><i>(Shakespeare, da “Amleto”)</i></span></p>
<p style="text-align: right;"><i> Daniela Cristofori, psicoterapeuta e artista</i></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nella dimensione del sogno</title>
		<link>https://danielacristofori.it/nella-dimensione-del-sogno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2019 16:08:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cura di sè]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[sogno]]></category>
		<category><![CDATA[stimolazione sensoriale]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
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					<description><![CDATA[In questo articolo invito a visitare una mostra collettiva di arte contemporanea sul tema del SOGNO]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><i>&#8220;Siamo fatti della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita.&#8221;</i></strong></p>
<p><i>  (da </i><i>W. Shakespeare, La tempesta)</i></p>
<p>“<b><i>Ho imparato a sognare” </i></b>recita il testo iniziale di una canzone dei Negrita, cantata magnificamente anche da Fiorella Mannoia. Lo stesso testo, in finale, conclude:</p>
<p><b><i>“C&#8217;è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò”</i></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella  mia composita esperienza fatta di <b>teatro</b>, <b>psicologia</b> e <b>arte</b>, compresa l’arte dello yoga, ho incontrato la dimensione del SOGNO da diversi punti di vista. Sognare è una esperienza che accomuna  molti di noi: al risveglio, una sensazione di distanza  dalla realtà può portarci a dimenticare quanto invece le due dimensioni siano connesse.</p>
<p><b>Sogno </b>e<b> realtà </b>si alimentano in un continuo <b>dialogo</b> fatto di linguaggi interconnessi. Per alcuni di essi ci è più facile avere una traduzione, con altri non abbiamo dimestichezza.</p>
<p>In realtà i sogni ci consentono di arrivare velocemente a quelle zone della coscienza in cui risiede la possibilità di attivare <b>creatività</b> e <b>conoscenza</b>, che vanno aldila&#8217; dei nostri processi dì razionalizzazione.</p>
<p>Il sogno ci consente di attivare una dimensione infinita in una conoscenza finita e si manifesta attraverso i<b>mmagini</b>.</p>
<p>Ecco perché tentare di “<strong>raccontare</strong> “ i nostri sogni con materiali artistici è come uscire da una dimensione personale, per allargare il campo della relazione con noi stessi ad altri, coltivando l’aspetto collettivo della nostra personalità e della nostra evoluzione personale.</p>
<p>Noi sogniamo sempre e appena raccontiamo i nostri sogni agli altri, essi acquistano una <b>dimensione sociale</b>. Diventano un patrimonio comune, condiviso. Possiamo raccontarli con le parole, oppure possiamo farlo con un quadro, una scultura.</p>
<p>E’ il caso della <b>mostra collettiva “Sogni e visioni” </b>organizzata da <b>L’Artè</b> a cui parteciperò con un mio quadro: questa mostra aggiunge alla visione delle <strong>opere</strong>, disposte in una piccola stanza come la stanza di un sogno, l’ascolto di <b>voci</b> che sussurrano frasi di poesie, frammenti di discorsi amorosi e <b>musiche</b>, per accompagnare lo spettatore in un percorso di <b>stimolazione sensoriale</b> simile a quella di un vero sogno. Un happening, una esperienza sia per gli artisti presenti, sia per i fruitori delle opere: ognuno potrà cogliere qualcosa di inedito, una nuova connessione, con la propria vita o con parti di se’, della propria storia, chissà.</p>
<p>Come già ho avuto occasione di dire, anche questa volta si tratterà di un’esperienza per favorire il <b>senso del “noi”</b>.</p>
<p>Uno psicologo, <b>Barrie Simmons</b>, utilizzava una tecnica di lavoro sui sogni che portava il soggetto narratore del sogno a una sorta di illuminazione, alla percezione diretta di una dimensione profonda, ancorata alla sua vita di tutti i giorni.</p>
<p>Non è forse questo che cerchiamo? Un contatto,  una luce sulle nostre esistenze? E una volta “imparato a sognare”, perché smettere?</p>
<p>Concludo questa breve e modesta riflessione sul grande tema dei sogni, citando una frase dal testo di Sergio Bambarèn, “Il delfino”:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><b><i>&#8220;Ricorda:</i></b></p>
<p style="text-align: center;"><b><i>“Quando stai per rinunciare,</i></b></p>
<p style="text-align: center;"><b><i>quando senti che la vita è stata</i></b></p>
<p style="text-align: center;"><b><i>troppo dura con te,</i></b></p>
<p style="text-align: center;"><b><i>ricordati chi sei.</i></b></p>
<p style="text-align: center;"><b><i>Ricorda il tuo sogno”.</i></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-674 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2019/04/6912bb37-83c1-4d98-b6d4-8fc54c834f30-300x143.jpg" alt="" width="397" height="189" /></p>
<p style="text-align: center;">INAUGURAZIONE il 10 aprile 2019, alle 19.</p>
<p style="text-align: center;">INGRESSO LIBERO</p>
<p style="text-align: center;">Piazza del Rosario 1, (angolo Via Bergognone) &#8211; Milano</p>
<p style="text-align: center;">La mostra prosegue fino al 14 aprile, aperta nei seguenti orari:</p>
<p style="text-align: center;">11 e 12 Aprile &#8211; 17.00-20.00</p>
<p style="text-align: center;">13 e 14 aprile &#8211; 11.00-13.00/15.00-19.00</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-675 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2019/04/adda25a0-4e83-48e3-add4-34fa04b30daf-300x143.jpg" alt="" width="354" height="169" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2019/04/adda25a0-4e83-48e3-add4-34fa04b30daf-300x143.jpg 300w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2019/04/adda25a0-4e83-48e3-add4-34fa04b30daf.jpg 595w" sizes="auto, (max-width: 354px) 100vw, 354px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Daniela Cristofori, psicoterapeuta e artista </i></p>
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