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	<title>Daniela Cristofori | Corso pratico per genitori "disperati"</title>
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	<description>Psicologa, psicoterapeuta,  yoga e arti espressive</description>
	<lastBuildDate>Thu, 12 Oct 2023 15:07:22 +0000</lastBuildDate>
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		<title>La fatica da pandemia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Mar 2021 22:05:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sento il bisogno di riflettere sul tema della fatica. Quella che sto facendo io, che sento nelle persone con cui...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Sento il bisogno di riflettere sul tema della <strong>fatica</strong>.</p>
<p class="p1">Quella che sto facendo io, che sento nelle persone con cui lavoro, che si avverte a livello sociale e istituzionale.</p>
<p class="p1">La fatica che viene dopo più di un anno dall’inizio della pandemia. La cosiddetta <strong>Pandemic fatigue</strong>.</p>
<p class="p1">Se ripenso a questo anno penso alle emozioni della <strong>prima ondata</strong>, la <strong>paura</strong> ma anche la voglia di resistere, come per una sfida in una gara che pensi di ultimare in fretta, bruciante. Ci siamo impegnati tutti al massimo, scoprendo <strong>capacità di resistenza</strong> nascoste, voglia di incoraggiarci, di starci vicini nel dolore per le numerose perdite, per i lutti, per la mancanza di lavoro.</p>
<p class="p1">L’estate scorsa ci siamo riversati per le strade e sulle spiagge, pensando che fosse finita. Non avevamo vinto la gara, sapevamo nel nostro intimo che era solo una tregua, ma non ci interessava, era più importante riposare, riprendere una vita il più possibile normale.</p>
<p class="p1">Invece, in autunno, la <strong>seconda ondata</strong> ci ha colti impreparati. Pensavamo fosse finita, invece è iniziata <strong>una lunga maratona</strong>, per la quale non eravamo allenati. E’ molto diverso allenarsi per i 200 metri o per una maratona.</p>
<p class="p1">Se pensiamo alla differenza fisica degli atleti capiamo che i primi puntano sulla potenza bruciante, i loro muscoli sono poderosi e scattanti. I secondi sono esili, leggeri, il loro fisico deve poter reggere lunghe distanze e la fatica di una marcia che avrà momenti fisiologici di rallentamento e poi di ripresa. Bisogna conservare le energie per il momento in cui mancherà un solo chilometro al traguardo: lì non possiamo sbagliare. Dovremo scattare fino al nastro finale.</p>
<p class="p1">Ma passato l’autunno, e ormai anche un inverno in cui ci siamo ritrovati immersi in una <strong>terza ondata</strong> di contagi, ecco che la fatica per lo sforzo prolungato, per una maratona strana, che continua a spostare il suo traguardo un po’ più in là, emerge in modo sempre più chiaro.</p>
<p class="p1"><strong>Dobbiamo rallentare</strong>, anche fermarci, a tratti. Come l’uomo nell’immagine.</p>
<p class="p1">Questo fermarsi e riprendere fiato,<strong> respirare</strong>, rallentare, ripiegarsi su di sé, rivolgersi alla terra per trovare ancoraggio, sicurezza, è ciò che provo in questo momento.</p>
<p class="p1">Ho bisogno di sostare: me ne rendo conto perché è il mio corpo che me lo dice. Con il suo bisogno di sonno, di ritmi regolari, di una alimentazione semplice (invece che farmi tentare dalle “consolazioni” dolci o alcoliche) e anche, soprattutto, con il suo<strong> bisogno di silenzio</strong>.</p>
<p class="p1">Penso allora alla fatica che incontro nelle persone con cui lavoro, legata all’imposizione di lavorare da casa, di fare scuola da casa.</p>
<p class="p1">Le nostre case si sono trasformate in aule scolastiche e in uffici, con la differenza che non hanno gli spazi adeguati. La convivenza di così tante attività nello stesso luogo porta ad attriti prima sconosciuti, fa emergere conflitti riattivati dai nostri istinti primari: abbiamo bisogno di spazi personali, di una distanza, si, per la nostra sopravvivenza anche psicologica.</p>
<p class="p1">Ho riguardato spesso la <strong>piramide dei bisogni di Maslow</strong> in questo periodo e constato che siamo regrediti al soddisfacimento dei puri bisogni di sopravvivenza fisiologica, in parte e con fatica tentiamo di nutrire quelli affettivi e di appartenenza, i nostri bisogni sociali e di sopravvivenza psicologica. La necessità di mantenere le distanze per motivi igienico-sanitari ha assottigliato  questa fetta della piramide.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-839 aligncenter" src="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2021/03/LaPiramideDiMaslow-1-e1486743145963-300x154.jpg" alt="" width="327" height="168" /></p>
<p class="p1">Così, non ci resta che mangiare, bere, dormire bene, camminare all&#8217;aria aperta. Penso al mantra di mio papà, scomparso lo scorso luglio a causa del Covid, che amava ripetere: “Mangio, bevo, dormo, non ho dolori: sono un signore”. La sua vita era semplice, questa è la vita degli anziani che stanno bene con poco: avrebbe retto bene questa fatica. Ah, per inciso, dovremmo ricordarci che un giorno anche noi diventeremo anziani.</p>
<p class="p1">Per me che resto, da sopravvissuta insieme a molti altri, per noi che restiamo è fondamentale raggiungere anche il terzo gradino della piramide, assicurarci l’affetto dei nostri cari più vicini e tentare di mantenere il più possibile l’appartenenza con i nostri ambiti professionali, con i colleghi, con gli amici o con il vicinato. Mantenere lo sguardo sul vertice della piramide, sul nostro bisogno di autorealizzazione.</p>
<p class="p1">Non conoscevamo questa fatica, molte cose erano scontate. Ora, rallentando, chinandoci su di noi, <strong>possiamo guardarci dentro</strong>, ascoltarci.</p>
<p class="p1">Fatica deriva da fatis, legato al verbo latino fatisco, cioè “aprirsi, fendersi, screpolarsi”. Fatis è quindi <strong>crepa</strong>, fessura.</p>
<p class="p1">Mi vengono in mente i <strong>cretti di Alberto Burri</strong>: opere straordinarie che riproducono le crepe che si creano nella terra riarsa, screpolata, appunto, affaticata, sfruttata. La terra perde la sua connessione, si separa, sembra quello che rischiamo noi oggi.</p>
<p class="p1"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-841 aligncenter" src="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2021/03/UNADJUSTEDNONRAW_thumb_123a4-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p class="p1">Eppure fermandoci, sostando a guardare le nostre &#8220;<strong>crepe interiori&#8221;</strong>, sono fiduciosa che troveremo la motivazione per andare in cerca dell’acqua, della linfa che possa farci di nuovo ammorbidire, ritrovare connessioni vitali, accogliere nuovi semi, fiorire, come questa immensa primavera.</p>
<p class="p1">Da riguardare, in questo periodo, il film di Kim Ki Duk “Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera” del 2003. Una meditazione per immagini sulla natura dell’uomo e la ciclicità del tempo.</p>
<p class="p1">Sostare, fermarsi, è necessario. Per ripartire. &#8220;Non dobbiamo temere la fatica, né combatterla&#8221;, mi ripeto in questo periodo.</p>
<p class="p1">Essa ci è necessaria, comprendo bene che questa fatica mi rimanda il senso del mio sentire, del mio esserci. La fatica che facciamo è ciò che renderà la fine di questa lunga e imprevedibile maratona una <strong>soddisfazione</strong> senza precedenti, alimenterà il nostro <strong>senso di efficacia personale</strong>, di avercela fatta. E comporterà di sicuro una ennesima <strong>trasformazione, </strong>attraverso quella crepa potremo intravedere un&#8217;apertura. Necessaria anch’essa.</p>
<p class="p1">Dunque, buona primavera a tutti. Nonostante la fatica.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Fase 2: Alla ricerca dei nostri alleati interni</title>
		<link>https://danielacristofori.it/fase-2-alla-ricerca-dei-nostri-alleati-interni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2020 08:35:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cura di sè]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi transazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel testo di Mary Goulding “GLI INQUILINI DEL CERVELLO”, impariamo con ironia a liberarci di quei fastidiosi personaggi che, a...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel testo di Mary Goulding “GLI INQUILINI DEL CERVELLO”, impariamo con ironia a liberarci di quei fastidiosi personaggi che, a contratto ormai scaduto, ancora vengono a prendersi la scena del nostro palcoscenico interno.</p>
<p>Questi personaggi recitano sempre lo stesso ruolo, ci creano confusione e possono renderci cronicamente infelici.</p>
<p>Nonostante ciò, siamo così abituati a loro, che saremmo tentati di non fare nulla, di adattarci passivamente alla loro presenza. Freud stesso lo sapeva bene, parlò infatti di <b>resistenza al cambiamento,</b> per indicare proprio questo <strong>meccanismo psicologico difensivo</strong>, che ci protegge dal nuovo considerato come pericoloso.</p>
<p>Per questo il testo ci conduce gradualmente a fare la conoscenza dei nostri nemici interni, mettendoci addirittura nei loro panni, ascoltandone la voce e il messaggio che ci portano: così, gradualmente, impariamo a riconoscere che quei messaggi erano forse importanti, ma che è giunta l’ora di cambiarli, perché la loro utilità si è esaurita tanto tempo fa.</p>
<p>Ora che siamo adulti è molto probabile che sia necessario dirci altro, nella nostra mente.</p>
<p>Così <b>comincia la ricerca di altri personaggi da invitare sul palcoscenico della nostra mente, questa volta AFFETTUOSI ALLEATI da evocare quando ci sentiamo in difficoltà</b> e rischiamo di “entrare nel nostro copione” ripetitivo, come diremmo noi analisti transazionali.</p>
<p>Nella sua etimologia alleare significa unire, legare dal latino <i>alligare.</i></p>
<p>Un alleato ci dona un senso di unità, di legame e questo si traduce in un senso di sicurezza: ne abbiamo molto bisogno, soprattutto in questo momento, per affrontare la fase 2!</p>
<p><b>Potremmo rivolgerci alla Poesia o alla Letteratura</b> <strong>per cercarne qualcuno</strong>, magari in un libro che ci ha colpito. Forse ci piacerebbe che il Piccolo Principe di Antoine di Saint Exupery ci facesse compagnia</p>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-775 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/05/IMG_2530-300x300.jpeg" alt="" width="300" height="300" /></p>
<p style="text-align: center;">oppure ci piacerebbe invitare il nonno di Kirikù del film “KiriKù e la strada Karabà”</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-777 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/05/IMG_2384-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/05/IMG_2384-300x225.jpg 300w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/05/IMG_2384.jpg 480w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"> una Fata o un Elfo che <strong>potrebbero portarci questi messaggi</strong>:</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><strong>TI VOGLIO BENE</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><strong>TU SEI AMABILE</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><strong>TU VALI E SEI CAPACE DI DIFENDERTI</strong></span></p>
<p>Possiamo anche provare a <b>tornare con la nostra mente a quando eravamo piccoli e a ricordare qualcuno che ci ha profondamente amati, che ci ha fatto sentire al sicuro, protetti:</b></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><strong>La mamma</strong> che ci diceva <strong>“Ti voglio bene”</strong>,</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><strong> lo Zio Giovanni</strong> che sollevandoci in aria ripeteva: <strong>“Se avessi un figlio vorrei che fosse proprio come te!”</strong> ,</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"> o la nostra<strong> insegnante di matematica</strong> che ci ripeteva <strong>“Tu vali aldilà del voto”</strong>.</span></p>
<p>E’ un lavoro delicato, rispettoso dei tempi di ognuno, da non fare da soli, ma meglio se accompagnati da qualcuno: perfino Dante affrontò il suo viaggio in compagnia di Virgilio, se lo ha fatto lui…</p>
<p>Infine, se proprio non ci venisse in mente nulla, abbiamo sempre la possibilità di <b>ricordare<span class="Apple-converted-space">  </span>alcune situazioni in cui noi stessi abbiamo voluto bene a qualcuno, lo abbiamo curato, protetto, fatto sentire al sicuro.</b></p>
<p>Ricordiamo le cose che abbiamo detto, i gesti, il tono della voce e le sensazioni che abbiamo provato.</p>
<p>Insomma… usiamo il palcoscenico della nostra mente e raduniamo con cura i nostri alleati affettuosi, i nostri amici:</p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #993300;"><i>“d’ora in avanti questi amici interni, </i></span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #993300;"><i>che ti vogliono bene, </i></span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #993300;"><i>saranno con te e nella tua mente nel lungo viaggio della tua vita”.</i></span></strong></p>
<p>Buon viaggio!</p>
<p>Qui trovate <a href="https://www.youtube.com/watch?v=wv3e8gJJTQ8">https://www.youtube.com/watch?v=wv3e8gJJTQ8</a> in &#8220;Pillola video&#8221;, realizzata in collaborazione con il Teatro Oscar Desidera, l&#8217;argomento di questo articolo.</p>
<p style="text-align: right;"><i>Daniela Cristofori, psicoterapeuta e artista</i></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ascoltare il silenzio: La comunicazione non verbale</title>
		<link>https://danielacristofori.it/ascoltare-il-silenzio-la-comunicazione-non-verbale-ai-tempi-del-coronavirus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2020 08:14:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia e pratiche]]></category>
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					<description><![CDATA[E’ passato  poco più di un mese dal primo decreto di chiusura dell’Italia, delle attività lavorative (ad eccezione di quelle...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E’ passato<span class="Apple-converted-space">  </span>poco più di un mese dal primo decreto di chiusura dell’Italia, delle attività lavorative (ad eccezione di quelle legate all’emergenza sanitaria e ai beni di prima necessità) e della libera circolazione delle persone.</p>
<p>Siamo in i<b>solamento</b> a casa, e il tema della distanza di sicurezza è diventato di primaria importanza.</p>
<p>Dopo un primo spaesamento iniziale e una reazione creativa con persone affacciate ai balconi a cantare, ballare, applaudire, avverto adesso una specie di “spegnimento” esteriore.</p>
<p>Contemporaneamente sperimento io stessa una situazione paradossale: nel mio isolamento piano piano sta ricreandosi lo stesso vortice di impegni che caratterizzavano la mia vita di “prima”: alle 10 iniziano le call con i pazienti, poi ci sono i parenti da chiamare tutti, quelli che stanno male, quelli che stanno così così, gli amici che lavorano in ospedale… e poi le video conferenze di lavoro, con gli amici, la lezione di pilates su youtube, il corso di cucina per imparare ad impastare, i lavori di casa…figli e mariti o compagni che chiedono più attenzione che mai.</p>
<p>E in poco tempo non vediamo l’ora di andare a dormire la sera, per poi ricominciare così il giorno dopo.</p>
<p>E’ una situazione che accomuna noi terapeuti alle persone con cui lavoriamo, che comprendiamo bene, vivendola noi stessi in primis.</p>
<p>Ecco, forse da qualche parte sta prendendo forma la stessa ingiunzione a SFORZARCI diremmo in <b>Analisi Transazionale</b>, a fare tanto, sempre, a parlare anche con chi prima non sentivamo mai ( e va bene che sia così), a muoverci tanto, in casa, anche più di prima.</p>
<p>Accanto alla bellezza di tutte queste soluzioni attive e creative, vorrei sottolineare che anche il <b>SILENZIO </b>ha la sua <b>bellezza</b>, e che fermarsi ad <b>ascoltare </b>il silenzio è un esercizio che in questo momento di isolamento potremmo fare, sfruttandolo come <b>opportunità</b>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-720 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1506-300x158.jpg" alt="" width="300" height="158" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1506-300x158.jpg 300w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1506-768x405.jpg 768w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1506-700x369.jpg 700w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1506.jpg 911w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Un insegnamento zen invita a percepire prima il silenzio tra due note musicali, poi il silenzio delle note stesse.</p>
<p>Gli attori del Living Theatre negli anni 70 amavano entrare in scena, davanti al sipario chiuso, in silenzio e restando immobili a guardare il pubblico in platea per diversi minuti. Ed era interessante notare come la gente in platea manifestasse disagio, cominciasse a muoversi, a farsi domande.</p>
<p>Una bella provocazione.</p>
<p>Che rapporto abbiamo noi oggi con il silenzio? Etimologicamente Silenzio significa “<b>tacere</b>, non fare rumore”. Ecco, siamo in grado noi oggi di tacere, di restare semplicemente in ascolto?</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-719 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1505-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1505-300x200.jpg 300w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1505-700x467.jpg 700w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1505.jpg 719w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Per quanto riguarda il rapporto con noi stessi, la pratica del silenzio è una forma altamente comunicativa, una apertura nei confronti del nostro mondo interiore, dei nostri pensieri, desideri, emozioni. Un modo per ascoltare il discorso che continuamente abita la nostra mente.</p>
<p>Difficile. Perché ci spaventa il silenzio, ogni distrazione possibile sembra una difesa per allontanarci da quello spazio, che è invece importante coltivare per la nostra evoluzione come individui. Potremmo dire che il silenzio favorisce l’<b>introspezione</b>, per usare un termine psicologico o psicanalitico.</p>
<p>Se ci spostiamo su un versante relazionale, invece, il silenzio ci apre alla dimensione dell’<b>ascolto dell’altro</b>, ci mostra la bellezza e la potenzialità della <b>comunicazione non verbale</b>: sguardi, gesti, posture, il tono della voce che l’altro sta usando, la velocità o lentezza del suo parlare, se suda, se si mordicchia le unghie…</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-722 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1507-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1507-300x201.jpg 300w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1507-700x469.jpg 700w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1507.jpg 716w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Il nostro silenzio di fronte all’altro che parla ci apre un orizzonte di comprensione completamente diverso. Un silenzio attento, e libero da preconcetti e pregiudizi, come se una voce silenziosa ci invitasse “Guarda! Osserva senza giudizio, ascolta senza giudizio”.</p>
<p>Penso al silenzio dell’ascolto nella stanza dell’analisi con i miei pazienti, alle <b>pause</b> che si creano nei nostri dialoghi. Quando, dopo un mio intervento, l’altro fa una pausa di silenzio, capisco che ciò che è stato detto ha centrato un bersaglio, che l’altro ha recepito il messaggio e che questo messaggio, come una freccia, ha aperto una comprensione nuova. Noi psicologi lo chiamiamo <b>INSIGHT</b>: visione interiore. Qui il silenzio è il linguaggio del <b>sentire</b>, della fusione e dell&#8217;<b>empatia</b>.</p>
<p>E’ ciò che porta <b>cambiamento</b>, spinta al cambiamento, cambio di prospettiva.</p>
<p>Allora abbiamo colto nel segno e si crea una atmosfera di vicinanza, di <b>contatto intimo</b> con parti di noi o dell’altro fino a un momento prima sconosciute.</p>
<p>Eric Berne parla in <i>Principi di terapia di gruppo</i> dell’importanza dei primi tre minuti nella stanza dell’analisi. Quei preziosi momenti iniziali in cui la <b>mente sgombra</b>, silenziata, del terapeuta può cogliere meglio i tanti aspetti comunicativi presenti all’inizio di una relazione con i nuovi partecipanti al gruppo.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Ma vale anche per noi: come ci ascoltiamo? Come ci relazioniamo con noi stessi?</p>
<p>Paul Watzlawick e i teorici della comunicazione dicevano che “non si può non comunicare”.</p>
<p>Anche <b>il silenzio è comunicazione</b>. Anche con noi stessi.</p>
<p>Se lo applichiamo alle nostre vite in questo momento di isolamento, può essere foriero di grandi rivelazioni su di noi.</p>
<p>Possiamo approfittare del tempo forte che per il mondo cattolico coincide proprio con questi giorni che conducono alla Pasqua, per fare un <b>“digiuno di parole”</b>. E’ preziosa questa corrispondenza tra un tempo storicamente definito come <b>PASSAGGIO, </b>andare oltre (questo il significato della parola ebraica <i>pesach</i>, Pasqua) e il tempo del nostro restare a casa imposto dall’esterno.</p>
<p>Una restrizione che può diventare un’opportunità. Come ci invita a fare la poetessa milanese Chandra Livia Candiani: una stanza vuota può diventare il rifugio “che ci custodisce e ci rivela tutti interi a noi stessi”. Il suo testo “Il silenzio è cosa viva” parla da sè.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-726 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1514-300x300.png" alt="" width="300" height="300" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1514-300x300.png 300w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1514-150x150.png 150w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1514.png 480w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Teniamo dunque forte il legame con il <b>respiro </b>nel presente, e con gli altri nella nostra mente e mettiamoci in un’attitudine di silenzio e di ascolto dei nostri pensieri, senza giudicarli. E’ il principio della <b>meditazione</b>.</p>
<p>Cosa ci porterà il nostro silenzio?</p>
<p>Sarà interessante condividere con qualcuno di cui ci fidiamo le nostre scoperte, autentiche e uniche.</p>
<p>Buon ascolto dunque.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>                                                               Daniela Cristofori, psicoterapeuta e artista</em></p>
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