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	<title>Daniela Cristofori | Corso pratico per genitori "disperati"</title>
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	<description>Psicologa, psicoterapeuta,  yoga e arti espressive</description>
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		<title>Fare amicizia con la propria rabbia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2020 09:34:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cura di sè]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e pratiche]]></category>
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					<description><![CDATA[Se non avessi ricevuto un “bidone” da amici invitati a cena in un sabato sera, a causa di una febbre...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se non avessi ricevuto un “bidone” da amici invitati a cena in un sabato sera, a causa di una febbre improvvisa, non avrei potuto gustare un <b>film fuori dall’ordinario</b> come <strong>“Un amico straordinario”<a href="https://www.youtube.com/watch?v=q7plrMPzYl4">https://www.youtube.com/watch?v=q7plrMPzYl4</a></strong>.</p>
<p>La <b>cautela nelle uscite mondane</b> che <b>l’emergenza sanitaria</b> in atto ci impone, non sempre è svantaggiosa.</p>
<p>Come in questo caso.</p>
<p>Il film<span class="Apple-converted-space">  </span>è un vero <b>elogio della gentilezza e della pazienza verso se stessi e verso gli altri,</b> come lavoro quotidiano sull’emozione della <b>rabbia</b>,<span class="Apple-converted-space">  </span>una rabbia covata da tempo e che è diventata tossica.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>E non è solo per la maestria con cui Tom Hanks interpreta un uomo in tarda età che il film ci cattura nonostante i suoi tempi lenti,<span class="Apple-converted-space">  </span>rispetto a quelli<span class="Apple-converted-space">  </span>cui siamo abituati oggi. E’ la mescolanza di linguaggi che ci attrae, linguaggi adatti ai bambini come le parti cantate o l’uso dei modellini plastici delle città. Come a sancire che il tempo si è fermato o che eternamente si ripete. L’esclamazione “Misericordia!” usata da Tom Hanks-Fred Rogers di fronte alle sofferenze altrui è un’altra parola desueta, eppure curativa: ci colloca nella dimensione dell’<b>empatia che muove ad operare, che nel curare l’altro cura noi stessi</b>.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La lentezza narrativa ci dà infatti il tempo di entrare nei personaggi, di assaporarne la storia, le motivazioni.</p>
<p>C’è un vecchio presentatore televisivo, un giornalista sofferente, non più giovane e neo-padre, un piccolo neonato inconsapevole e tenero, sempre presente, come a dire che <b>la vita si ripete e che va guardata, accarezzata, coccolata, perché è eternamente fragile.</b></p>
<p>Il film parla infatti anche di <b>generazioni a confronto</b>, di <b>ferite tra padri e figli</b> e soprattutto della capacità di un uomo in tarda età, di continuare ad essere PADRE anche per chi figlio biologico non è, un uomo che sente la necessità di guarire la ferita della rabbia per riaccendere la vita, un sorriso, riportare lo sguardo su un futuro possibile: <strong>restare connessi</strong>, anche con le proprie difficoltà.</p>
<p>Non finirò mai di ringraziare la regista Marielle Heller per la delicatezza femminile del suo sguardo: quanti sguardi dei diversi personaggi ci restano impressi, per la forza con cui ci dicono <b>“Ti vedo, esisto per te e tu esisti per me”</b>. Eric <b>Berne, padre dell’Analisi Transazionale, ha parlato di forme di riconoscimento primarie nella relazione di cura</b>, prima fra queste <b>la potenza dello sguardo</b>, che avvia un primo contatto diretto nella relazione e ce ne fa gustare il sapore.</p>
<p>La storia, di Fred Rogers realmente esistito, si apre proprio con lo sguardo di uno straordinario attore e non solo “amico” nel titolo: Tom Hanks. La scena iniziale lo dimostra: lo vediamo entrare in casa sua parlando, cantando, mentre si toglie una giacca, si infila un cardigan con cerniera, si sfila scarpe di cuoio e si infila scarpe con i lacci che allaccia a tempo di musica, con parole che si danno appuntamento con gesti ben precisi.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La<b> scuola degli attori americani</b>… che delizia!</p>
<p>E che potente messaggio per <b>imparare a comprendere e gestire la propria rabbia</b>!</p>
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		<title>Ascoltare il silenzio: La comunicazione non verbale</title>
		<link>https://danielacristofori.it/ascoltare-il-silenzio-la-comunicazione-non-verbale-ai-tempi-del-coronavirus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2020 08:14:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia e pratiche]]></category>
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					<description><![CDATA[E’ passato  poco più di un mese dal primo decreto di chiusura dell’Italia, delle attività lavorative (ad eccezione di quelle...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E’ passato<span class="Apple-converted-space">  </span>poco più di un mese dal primo decreto di chiusura dell’Italia, delle attività lavorative (ad eccezione di quelle legate all’emergenza sanitaria e ai beni di prima necessità) e della libera circolazione delle persone.</p>
<p>Siamo in i<b>solamento</b> a casa, e il tema della distanza di sicurezza è diventato di primaria importanza.</p>
<p>Dopo un primo spaesamento iniziale e una reazione creativa con persone affacciate ai balconi a cantare, ballare, applaudire, avverto adesso una specie di “spegnimento” esteriore.</p>
<p>Contemporaneamente sperimento io stessa una situazione paradossale: nel mio isolamento piano piano sta ricreandosi lo stesso vortice di impegni che caratterizzavano la mia vita di “prima”: alle 10 iniziano le call con i pazienti, poi ci sono i parenti da chiamare tutti, quelli che stanno male, quelli che stanno così così, gli amici che lavorano in ospedale… e poi le video conferenze di lavoro, con gli amici, la lezione di pilates su youtube, il corso di cucina per imparare ad impastare, i lavori di casa…figli e mariti o compagni che chiedono più attenzione che mai.</p>
<p>E in poco tempo non vediamo l’ora di andare a dormire la sera, per poi ricominciare così il giorno dopo.</p>
<p>E’ una situazione che accomuna noi terapeuti alle persone con cui lavoriamo, che comprendiamo bene, vivendola noi stessi in primis.</p>
<p>Ecco, forse da qualche parte sta prendendo forma la stessa ingiunzione a SFORZARCI diremmo in <b>Analisi Transazionale</b>, a fare tanto, sempre, a parlare anche con chi prima non sentivamo mai ( e va bene che sia così), a muoverci tanto, in casa, anche più di prima.</p>
<p>Accanto alla bellezza di tutte queste soluzioni attive e creative, vorrei sottolineare che anche il <b>SILENZIO </b>ha la sua <b>bellezza</b>, e che fermarsi ad <b>ascoltare </b>il silenzio è un esercizio che in questo momento di isolamento potremmo fare, sfruttandolo come <b>opportunità</b>.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-720 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1506-300x158.jpg" alt="" width="300" height="158" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1506-300x158.jpg 300w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1506-768x405.jpg 768w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1506-700x369.jpg 700w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1506.jpg 911w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Un insegnamento zen invita a percepire prima il silenzio tra due note musicali, poi il silenzio delle note stesse.</p>
<p>Gli attori del Living Theatre negli anni 70 amavano entrare in scena, davanti al sipario chiuso, in silenzio e restando immobili a guardare il pubblico in platea per diversi minuti. Ed era interessante notare come la gente in platea manifestasse disagio, cominciasse a muoversi, a farsi domande.</p>
<p>Una bella provocazione.</p>
<p>Che rapporto abbiamo noi oggi con il silenzio? Etimologicamente Silenzio significa “<b>tacere</b>, non fare rumore”. Ecco, siamo in grado noi oggi di tacere, di restare semplicemente in ascolto?</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-719 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1505-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1505-300x200.jpg 300w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1505-700x467.jpg 700w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1505.jpg 719w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Per quanto riguarda il rapporto con noi stessi, la pratica del silenzio è una forma altamente comunicativa, una apertura nei confronti del nostro mondo interiore, dei nostri pensieri, desideri, emozioni. Un modo per ascoltare il discorso che continuamente abita la nostra mente.</p>
<p>Difficile. Perché ci spaventa il silenzio, ogni distrazione possibile sembra una difesa per allontanarci da quello spazio, che è invece importante coltivare per la nostra evoluzione come individui. Potremmo dire che il silenzio favorisce l’<b>introspezione</b>, per usare un termine psicologico o psicanalitico.</p>
<p>Se ci spostiamo su un versante relazionale, invece, il silenzio ci apre alla dimensione dell’<b>ascolto dell’altro</b>, ci mostra la bellezza e la potenzialità della <b>comunicazione non verbale</b>: sguardi, gesti, posture, il tono della voce che l’altro sta usando, la velocità o lentezza del suo parlare, se suda, se si mordicchia le unghie…</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-722 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1507-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1507-300x201.jpg 300w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1507-700x469.jpg 700w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1507.jpg 716w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Il nostro silenzio di fronte all’altro che parla ci apre un orizzonte di comprensione completamente diverso. Un silenzio attento, e libero da preconcetti e pregiudizi, come se una voce silenziosa ci invitasse “Guarda! Osserva senza giudizio, ascolta senza giudizio”.</p>
<p>Penso al silenzio dell’ascolto nella stanza dell’analisi con i miei pazienti, alle <b>pause</b> che si creano nei nostri dialoghi. Quando, dopo un mio intervento, l’altro fa una pausa di silenzio, capisco che ciò che è stato detto ha centrato un bersaglio, che l’altro ha recepito il messaggio e che questo messaggio, come una freccia, ha aperto una comprensione nuova. Noi psicologi lo chiamiamo <b>INSIGHT</b>: visione interiore. Qui il silenzio è il linguaggio del <b>sentire</b>, della fusione e dell&#8217;<b>empatia</b>.</p>
<p>E’ ciò che porta <b>cambiamento</b>, spinta al cambiamento, cambio di prospettiva.</p>
<p>Allora abbiamo colto nel segno e si crea una atmosfera di vicinanza, di <b>contatto intimo</b> con parti di noi o dell’altro fino a un momento prima sconosciute.</p>
<p>Eric Berne parla in <i>Principi di terapia di gruppo</i> dell’importanza dei primi tre minuti nella stanza dell’analisi. Quei preziosi momenti iniziali in cui la <b>mente sgombra</b>, silenziata, del terapeuta può cogliere meglio i tanti aspetti comunicativi presenti all’inizio di una relazione con i nuovi partecipanti al gruppo.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Ma vale anche per noi: come ci ascoltiamo? Come ci relazioniamo con noi stessi?</p>
<p>Paul Watzlawick e i teorici della comunicazione dicevano che “non si può non comunicare”.</p>
<p>Anche <b>il silenzio è comunicazione</b>. Anche con noi stessi.</p>
<p>Se lo applichiamo alle nostre vite in questo momento di isolamento, può essere foriero di grandi rivelazioni su di noi.</p>
<p>Possiamo approfittare del tempo forte che per il mondo cattolico coincide proprio con questi giorni che conducono alla Pasqua, per fare un <b>“digiuno di parole”</b>. E’ preziosa questa corrispondenza tra un tempo storicamente definito come <b>PASSAGGIO, </b>andare oltre (questo il significato della parola ebraica <i>pesach</i>, Pasqua) e il tempo del nostro restare a casa imposto dall’esterno.</p>
<p>Una restrizione che può diventare un’opportunità. Come ci invita a fare la poetessa milanese Chandra Livia Candiani: una stanza vuota può diventare il rifugio “che ci custodisce e ci rivela tutti interi a noi stessi”. Il suo testo “Il silenzio è cosa viva” parla da sè.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-726 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1514-300x300.png" alt="" width="300" height="300" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1514-300x300.png 300w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1514-150x150.png 150w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1514.png 480w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Teniamo dunque forte il legame con il <b>respiro </b>nel presente, e con gli altri nella nostra mente e mettiamoci in un’attitudine di silenzio e di ascolto dei nostri pensieri, senza giudicarli. E’ il principio della <b>meditazione</b>.</p>
<p>Cosa ci porterà il nostro silenzio?</p>
<p>Sarà interessante condividere con qualcuno di cui ci fidiamo le nostre scoperte, autentiche e uniche.</p>
<p>Buon ascolto dunque.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>                                                               Daniela Cristofori, psicoterapeuta e artista</em></p>
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