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	<title>Daniela Cristofori | Corso pratico per genitori "disperati"</title>
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	<description>Psicologa, psicoterapeuta,  yoga e arti espressive</description>
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		<title>Funeral Home: una commedia per riflettere sulla morte</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2022 12:28:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dopo quasi due anni di pandemia da COVID-19, ho sentito l&#8217;esigenza di trattare il tema della morte, fonte di grande...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo quasi due anni di pandemia da COVID-19, ho sentito l&#8217;esigenza di trattare il tema della morte, fonte di grande e diffusa paura in questo lungo periodo post-emergenza. Insieme a Giacomo Poretti abbiamo portato in scena al teatro Oscar di Milano una divertente e a tratti commovente commedia, in cui una coppia di anziani sta recandosi ad un funerale.</p>
<p>Per tanti motivi sono affezionata a questo lavoro, che mi ha vista in scena in prima persona, a cimentarmi con l&#8217;ardua e meravigliosa arte dell&#8217;attore. Per me è stata una grande sfida e, seppure il debutto sia avvenuto il 10 dicembre 2021, solo ora sento di poterne scrivere, a cose fatte. Solo ora posso fermarmi e riflettere, dopo il successo di pubblico che ci ha confortato e rassicurato per il coraggio di parlare di questi temi con il garbo e la discrezione che meritano. E chi poteva affrontare meglio il tema, se non un&#8217;anziana signora, Rita, dall&#8217;alto della sua età e con la libertà che caratterizza chi ormai ha già visto e conosciuto molte cose? Chi, se non una donna prossima al distacco definitivo?</p>
<p>Insieme al marito Ambrogio, Rita imbastisce una danza di argomenti che si giocano nell&#8217;intimità e nell&#8217;affetto giocoso di una coppia che sta insieme da una vita e che, nonostante i litigi, si prepara a separarsi. E, la separazione definitiva con la morte, è stato il tema che il COVID ci ha in qualche modo sbattuto in faccia senza tanti complimenti, nonostante i nostri continui evitamenti.</p>
<p>Ecco allora il senso di uno spettacolo che vuole &#8220;ricomporre&#8221; e dare dignità al tema del salutarsi correttamente, un omaggio a chi non ha potuto farlo durante la prima emergenza, e anche dopo. Uno spettacolo teatrale, dal vivo, in presenza, nel qui e ora del buio della sala gremita di gente.</p>
<p>Solo il teatro è capace di svelare, a chi assiste dal vivo in platea e a chi vive sulla scena, parti sconosciute di noi stessi. In questo sta la sua grandezza e il motivo per cui ne faccio uno strumento sempre più potente nel mio lavoro come terapeuta. Ora ne ho sperimentato l&#8217;effetto vivificante anche come attrice, tornando a una pratica iniziata in gioventù e poi abbandonata per lungo tempo.</p>
<p>&#8220;Funeral home&#8221; è tornato al teatro Oscar di Milano dal 20 al 23 aprile del 2022.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://danielacristofori.it/galleria/"><span style="color: #d91c48;">GALLERIA</span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/nWvZBzXgN7s?si=F6HW95lsfQKII4fW" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>La fatica da pandemia</title>
		<link>https://danielacristofori.it/la-fatica-da-pandemia-una-fessura-per-guardare-ai-nostri-bisogni-di-sopravvivenza-psicologica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Mar 2021 22:05:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sento il bisogno di riflettere sul tema della fatica. Quella che sto facendo io, che sento nelle persone con cui...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Sento il bisogno di riflettere sul tema della <strong>fatica</strong>.</p>
<p class="p1">Quella che sto facendo io, che sento nelle persone con cui lavoro, che si avverte a livello sociale e istituzionale.</p>
<p class="p1">La fatica che viene dopo più di un anno dall’inizio della pandemia. La cosiddetta <strong>Pandemic fatigue</strong>.</p>
<p class="p1">Se ripenso a questo anno penso alle emozioni della <strong>prima ondata</strong>, la <strong>paura</strong> ma anche la voglia di resistere, come per una sfida in una gara che pensi di ultimare in fretta, bruciante. Ci siamo impegnati tutti al massimo, scoprendo <strong>capacità di resistenza</strong> nascoste, voglia di incoraggiarci, di starci vicini nel dolore per le numerose perdite, per i lutti, per la mancanza di lavoro.</p>
<p class="p1">L’estate scorsa ci siamo riversati per le strade e sulle spiagge, pensando che fosse finita. Non avevamo vinto la gara, sapevamo nel nostro intimo che era solo una tregua, ma non ci interessava, era più importante riposare, riprendere una vita il più possibile normale.</p>
<p class="p1">Invece, in autunno, la <strong>seconda ondata</strong> ci ha colti impreparati. Pensavamo fosse finita, invece è iniziata <strong>una lunga maratona</strong>, per la quale non eravamo allenati. E’ molto diverso allenarsi per i 200 metri o per una maratona.</p>
<p class="p1">Se pensiamo alla differenza fisica degli atleti capiamo che i primi puntano sulla potenza bruciante, i loro muscoli sono poderosi e scattanti. I secondi sono esili, leggeri, il loro fisico deve poter reggere lunghe distanze e la fatica di una marcia che avrà momenti fisiologici di rallentamento e poi di ripresa. Bisogna conservare le energie per il momento in cui mancherà un solo chilometro al traguardo: lì non possiamo sbagliare. Dovremo scattare fino al nastro finale.</p>
<p class="p1">Ma passato l’autunno, e ormai anche un inverno in cui ci siamo ritrovati immersi in una <strong>terza ondata</strong> di contagi, ecco che la fatica per lo sforzo prolungato, per una maratona strana, che continua a spostare il suo traguardo un po’ più in là, emerge in modo sempre più chiaro.</p>
<p class="p1"><strong>Dobbiamo rallentare</strong>, anche fermarci, a tratti. Come l’uomo nell’immagine.</p>
<p class="p1">Questo fermarsi e riprendere fiato,<strong> respirare</strong>, rallentare, ripiegarsi su di sé, rivolgersi alla terra per trovare ancoraggio, sicurezza, è ciò che provo in questo momento.</p>
<p class="p1">Ho bisogno di sostare: me ne rendo conto perché è il mio corpo che me lo dice. Con il suo bisogno di sonno, di ritmi regolari, di una alimentazione semplice (invece che farmi tentare dalle “consolazioni” dolci o alcoliche) e anche, soprattutto, con il suo<strong> bisogno di silenzio</strong>.</p>
<p class="p1">Penso allora alla fatica che incontro nelle persone con cui lavoro, legata all’imposizione di lavorare da casa, di fare scuola da casa.</p>
<p class="p1">Le nostre case si sono trasformate in aule scolastiche e in uffici, con la differenza che non hanno gli spazi adeguati. La convivenza di così tante attività nello stesso luogo porta ad attriti prima sconosciuti, fa emergere conflitti riattivati dai nostri istinti primari: abbiamo bisogno di spazi personali, di una distanza, si, per la nostra sopravvivenza anche psicologica.</p>
<p class="p1">Ho riguardato spesso la <strong>piramide dei bisogni di Maslow</strong> in questo periodo e constato che siamo regrediti al soddisfacimento dei puri bisogni di sopravvivenza fisiologica, in parte e con fatica tentiamo di nutrire quelli affettivi e di appartenenza, i nostri bisogni sociali e di sopravvivenza psicologica. La necessità di mantenere le distanze per motivi igienico-sanitari ha assottigliato  questa fetta della piramide.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-839 aligncenter" src="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2021/03/LaPiramideDiMaslow-1-e1486743145963-300x154.jpg" alt="" width="327" height="168" /></p>
<p class="p1">Così, non ci resta che mangiare, bere, dormire bene, camminare all&#8217;aria aperta. Penso al mantra di mio papà, scomparso lo scorso luglio a causa del Covid, che amava ripetere: “Mangio, bevo, dormo, non ho dolori: sono un signore”. La sua vita era semplice, questa è la vita degli anziani che stanno bene con poco: avrebbe retto bene questa fatica. Ah, per inciso, dovremmo ricordarci che un giorno anche noi diventeremo anziani.</p>
<p class="p1">Per me che resto, da sopravvissuta insieme a molti altri, per noi che restiamo è fondamentale raggiungere anche il terzo gradino della piramide, assicurarci l’affetto dei nostri cari più vicini e tentare di mantenere il più possibile l’appartenenza con i nostri ambiti professionali, con i colleghi, con gli amici o con il vicinato. Mantenere lo sguardo sul vertice della piramide, sul nostro bisogno di autorealizzazione.</p>
<p class="p1">Non conoscevamo questa fatica, molte cose erano scontate. Ora, rallentando, chinandoci su di noi, <strong>possiamo guardarci dentro</strong>, ascoltarci.</p>
<p class="p1">Fatica deriva da fatis, legato al verbo latino fatisco, cioè “aprirsi, fendersi, screpolarsi”. Fatis è quindi <strong>crepa</strong>, fessura.</p>
<p class="p1">Mi vengono in mente i <strong>cretti di Alberto Burri</strong>: opere straordinarie che riproducono le crepe che si creano nella terra riarsa, screpolata, appunto, affaticata, sfruttata. La terra perde la sua connessione, si separa, sembra quello che rischiamo noi oggi.</p>
<p class="p1"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-841 aligncenter" src="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2021/03/UNADJUSTEDNONRAW_thumb_123a4-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p class="p1">Eppure fermandoci, sostando a guardare le nostre &#8220;<strong>crepe interiori&#8221;</strong>, sono fiduciosa che troveremo la motivazione per andare in cerca dell’acqua, della linfa che possa farci di nuovo ammorbidire, ritrovare connessioni vitali, accogliere nuovi semi, fiorire, come questa immensa primavera.</p>
<p class="p1">Da riguardare, in questo periodo, il film di Kim Ki Duk “Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera” del 2003. Una meditazione per immagini sulla natura dell’uomo e la ciclicità del tempo.</p>
<p class="p1">Sostare, fermarsi, è necessario. Per ripartire. &#8220;Non dobbiamo temere la fatica, né combatterla&#8221;, mi ripeto in questo periodo.</p>
<p class="p1">Essa ci è necessaria, comprendo bene che questa fatica mi rimanda il senso del mio sentire, del mio esserci. La fatica che facciamo è ciò che renderà la fine di questa lunga e imprevedibile maratona una <strong>soddisfazione</strong> senza precedenti, alimenterà il nostro <strong>senso di efficacia personale</strong>, di avercela fatta. E comporterà di sicuro una ennesima <strong>trasformazione, </strong>attraverso quella crepa potremo intravedere un&#8217;apertura. Necessaria anch’essa.</p>
<p class="p1">Dunque, buona primavera a tutti. Nonostante la fatica.</p>
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		<title>Amare se stessi ai tempi del COVID</title>
		<link>https://danielacristofori.it/amare-se-stessi-ai-tempi-del-covid/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Nov 2020 18:48:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Insieme alla collega Mariavittoria Giusti abbiamo pensato di offrire uno spazio di condivisione  online a un piccolo gruppo di persone,...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Insieme alla collega <strong>Mariavittoria Giusti</strong> abbiamo pensato di offrire uno <strong>spazio di condivisione  online a un piccolo gruppo di persone</strong>, con l&#8217;obiettivo di imparare a conoscere le nostre <strong>emozioni</strong> e il modo in cui fronteggiare lo <strong>stress</strong> a cui i tempi attuali della<strong> pandemia</strong> ci costringono.</p>
<p>Amare se stessi  è la valorizzazione delle proprie <strong>risorse interne</strong>, per sviluppare un senso di valore e di sicurezza da mettere al servizio della vita comunitaria e delle <strong>relazioni</strong> a cui teniamo. Un modo per <strong>nutrire i nostri bisogni profondi di connessione interpersonale e affettivi</strong>.</p>
<p>Imparare ad <strong>amare se stessi ai tempi del Covid</strong> significa imparare a <strong>fronteggiare le avversità coltivando emozioni positive</strong>, una risorsa per sé che può diventare risorsa anche per altri.</p>
<p>Un circolo virtuoso che è possibile decidere di attivare, insieme, con la <strong>forza del gruppo</strong>.</p>
<p>Trovate le informazioni per partecipare ed iscrivervi nella locandina. L&#8217;<strong>approssimarsi del tempo natalizio</strong> invita ad una maggiore <strong>intimità con se stessi</strong>; può essere un tempo propizio, questo delicato del Covid, per avvicinarsi alle prossime feste in modo pieno e consapevole, coltivando la propria<strong> intelligenza emotiva</strong>.</p>
<p>Date: 2 &#8211; 9 &#8211; 16 Dicembre 2020, dalle 18.30 alle 20.</p>
<p>Costo del percorso: 140 Euro.</p>
<p>Scrivete a daniela@danielacristofori.it o a giustimariavittoria@gmail.com per fissare un <strong>colloquio conoscitivo gratuito</strong>, necessario per la formazione del gruppo.</p>
<p>Una volta formalizzata l&#8217;iscrizione ed effettuato il pagamento nelle modalità che verranno comunicate, i partecipanti riceveranno un link per collegarsi sulla piattaforma Zoom.</p>
<p>Esiste la possibilità di proseguire gli incontri di gruppo a partire da Gennaio, su temi che potranno emergere in seguito e con modalità da concordare a seconda delle esigenze dei partecipanti.</p>
<p>Vi aspettiamo.</p>
<p>Dott.ssa Daniela Cristofori e Dott.ssa Mariavittoria Giusti</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Fare amicizia con la propria rabbia</title>
		<link>https://danielacristofori.it/fare-amicizia-con-la-propria-rabbia-un-amico-straordinario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2020 09:34:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se non avessi ricevuto un “bidone” da amici invitati a cena in un sabato sera, a causa di una febbre...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se non avessi ricevuto un “bidone” da amici invitati a cena in un sabato sera, a causa di una febbre improvvisa, non avrei potuto gustare un <b>film fuori dall’ordinario</b> come <strong>“Un amico straordinario”<a href="https://www.youtube.com/watch?v=q7plrMPzYl4">https://www.youtube.com/watch?v=q7plrMPzYl4</a></strong>.</p>
<p>La <b>cautela nelle uscite mondane</b> che <b>l’emergenza sanitaria</b> in atto ci impone, non sempre è svantaggiosa.</p>
<p>Come in questo caso.</p>
<p>Il film<span class="Apple-converted-space">  </span>è un vero <b>elogio della gentilezza e della pazienza verso se stessi e verso gli altri,</b> come lavoro quotidiano sull’emozione della <b>rabbia</b>,<span class="Apple-converted-space">  </span>una rabbia covata da tempo e che è diventata tossica.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>E non è solo per la maestria con cui Tom Hanks interpreta un uomo in tarda età che il film ci cattura nonostante i suoi tempi lenti,<span class="Apple-converted-space">  </span>rispetto a quelli<span class="Apple-converted-space">  </span>cui siamo abituati oggi. E’ la mescolanza di linguaggi che ci attrae, linguaggi adatti ai bambini come le parti cantate o l’uso dei modellini plastici delle città. Come a sancire che il tempo si è fermato o che eternamente si ripete. L’esclamazione “Misericordia!” usata da Tom Hanks-Fred Rogers di fronte alle sofferenze altrui è un’altra parola desueta, eppure curativa: ci colloca nella dimensione dell’<b>empatia che muove ad operare, che nel curare l’altro cura noi stessi</b>.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La lentezza narrativa ci dà infatti il tempo di entrare nei personaggi, di assaporarne la storia, le motivazioni.</p>
<p>C’è un vecchio presentatore televisivo, un giornalista sofferente, non più giovane e neo-padre, un piccolo neonato inconsapevole e tenero, sempre presente, come a dire che <b>la vita si ripete e che va guardata, accarezzata, coccolata, perché è eternamente fragile.</b></p>
<p>Il film parla infatti anche di <b>generazioni a confronto</b>, di <b>ferite tra padri e figli</b> e soprattutto della capacità di un uomo in tarda età, di continuare ad essere PADRE anche per chi figlio biologico non è, un uomo che sente la necessità di guarire la ferita della rabbia per riaccendere la vita, un sorriso, riportare lo sguardo su un futuro possibile: <strong>restare connessi</strong>, anche con le proprie difficoltà.</p>
<p>Non finirò mai di ringraziare la regista Marielle Heller per la delicatezza femminile del suo sguardo: quanti sguardi dei diversi personaggi ci restano impressi, per la forza con cui ci dicono <b>“Ti vedo, esisto per te e tu esisti per me”</b>. Eric <b>Berne, padre dell’Analisi Transazionale, ha parlato di forme di riconoscimento primarie nella relazione di cura</b>, prima fra queste <b>la potenza dello sguardo</b>, che avvia un primo contatto diretto nella relazione e ce ne fa gustare il sapore.</p>
<p>La storia, di Fred Rogers realmente esistito, si apre proprio con lo sguardo di uno straordinario attore e non solo “amico” nel titolo: Tom Hanks. La scena iniziale lo dimostra: lo vediamo entrare in casa sua parlando, cantando, mentre si toglie una giacca, si infila un cardigan con cerniera, si sfila scarpe di cuoio e si infila scarpe con i lacci che allaccia a tempo di musica, con parole che si danno appuntamento con gesti ben precisi.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La<b> scuola degli attori americani</b>… che delizia!</p>
<p>E che potente messaggio per <b>imparare a comprendere e gestire la propria rabbia</b>!</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Liberi di cambiare il proprio copione</title>
		<link>https://danielacristofori.it/liberi-di-cambiare-il-proprio-copione-il-lockdown-come-opportunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2020 06:06:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Stiamo vivendo una situazione di privazione della libertà che non ha precedenti. Uno dei valori fondanti della nostra civiltà moderna,...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Stiamo vivendo una situazione di privazione della libertà che non ha precedenti. Uno dei valori fondanti della nostra civiltà moderna, <b>la LIBERTA’</b>, è fortemente limitato a causa di un virus.</p>
<p>Il tempo a casa è molto, <b>la routine</b> quotidiana al limite della sopportabilità. Le relazioni ridotte ad una modalità bidimensionale da uno schermo che ci separa e nello stesso tempo ci tiene uniti gli uni agli altri.</p>
<p>Mai come ora siamo grati alla tecnologia che ci consente di mantenere il contatto con il mondo, con gli altri.</p>
<p>Così coltiviamo le relazioni e i nostri interessi forse come non mai, visitiamo musei virtuali del più sperduto angolo di mondo, impariamo ogni genere di arte da tutorial visti su internet, eppure… ci accorgiamo anche di quanti <b>comportamenti ripetitivi</b> ci contraddistinguono. I gesti tanto familiari delle persone con cui viviamo ci appaiono sotto una lente ad ingrandimento. Talvolta ci sembrano insopportabili, oppure, se viviamo soli, ci scopriamo per certi versi insopportabili a nostra volta.</p>
<p>Ora che abbiamo la possibilità di osservarci, in questo strano silenzio, in questa inusuale lentezza, forse siamo giunti alla conclusione, dopo più di un mese, che alcuni dei nostri <b>schemi comportamentali</b>, delle nostre <b>reazioni emotive</b>, in questa situazione di emergenza, ci sembrano assurdi e desidereremmo <b>cambiarli</b>. Forse, senza volerlo, ci scopriamo a pensare che vorremmo uscire da questa situazione trasformati, modificati.</p>
<p>Questi schemi comportamentali ripetitivi, questi modi di reagire alle situazioni, che ormai conosciamo bene e che vorremmo forse cambiare perché non ci soddisfano più, secondo l’<b>Analisi Transazionale </b>si chiamano <span style="color: #993300;"><b>COPIONI DI VITA</b></span>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-744 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_2024-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_2024-300x222.jpg 300w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_2024.jpg 651w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Cos’è un copione per Eric Berne?<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">«un piano di vita inconscio».</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><i>«un piano di vita che si basa su di una decisione presa durante l&#8217;infanzia, rinforzata dai genitori, giustificata dagli avvenimenti successivi, e che culmina in una scelta decisiva». </i></span></p>
<p>Questo complesso concetto è il cuore della teoria di Berne, sottolinea l’<b>aspetto<span class="Apple-converted-space">  </span>decisionale</b> nella nostra vita e il fatto che, essendo preso in giovanissima età, rimane attivo in maniera automatica e ripetitiva, è inconscio.<span class="Apple-converted-space">  </span>Essendo basato su una <b>strategia di sopravvivenza</b> utile in quel momento, esso <b>si attiva quando siamo stressati</b>, stanchi, ci sentiamo minacciati o sotto pressione: noi analisti transazionali diciamo allora che “entriamo nel nostro copione”.</p>
<p>In questa situazione di emergenza è facile ricadere nel proprio copione, dove ci sono eroi, eroine, personaggi buoni e cattivi, protagonisti e comparse. Forse ci scopriamo a <b>recitare sempre la stessa parte</b>, a provare sempre le stesse <b>emozioni negative</b>:</p>
<p>sono sempre quello che si arrabbia?</p>
<p>sono sempre quello che si lamenta?</p>
<p>sono sempre quello che si deprime?</p>
<p>penso sempre che il virus (le difficoltà) ce l’abbia con me?</p>
<p>La buona notizia è che, con una buona riflessione e un buon lavoro su di noi, <b>possiamo</b> <b>decidere di non ripetere un copione</b> che abbiamo deciso tantissimo tempo fa. Ora siamo adulti, ora le nostre condizioni di vita sono cambiate e anche le persone che ci circondano.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-743 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_2023-300x164.jpg" alt="" width="300" height="164" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_2023-300x164.jpg 300w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_2023.jpg 620w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Come un attore che recita più personaggi, <b>possiamo decidere di cambiare ruolo</b> o altri aspetti del nostro copione.</p>
<p>Anche questo è un modo per esprimere la nostra libertà: darci il tempo di pensare e di scegliere consapevolmente come agire emotivamente e psicologicamente al cambiamento in atto nella nostra vita.</p>
<p>Una possibilità che la vita ci offre e che possiamo cogliere in modo creativo.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">“Tutto il mondo è un <strong>teatro</strong> e tutti gli uomini e le donne non sono che attori: essi hanno le loro uscite e le loro entrate; e una stessa persona, nella sua vita, rappresenta diverse parti”.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><i>(William Shakespeare, Come vi piace)</i></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Daniela Cristofori, psicoterapeuta e artista</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Il teatro e la mente</title>
		<link>https://danielacristofori.it/il-teatro-e-la-mente-ai-tempi-del-coronavirus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2020 11:11:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teatro e Arte]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[danielacristofori]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[freud]]></category>
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		<category><![CDATA[personaggio]]></category>
		<category><![CDATA[psicanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[sogno]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
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					<description><![CDATA[Date parole al vostro dolore altrimenti il vostro cuore si spezza. (Shakespeare, da “Macbeth”) Nel silenzio di queste giornate al...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #800000;">Date parole al vostro dolore altrimenti il vostro cuore si spezza.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800000;"><i>(Shakespeare, da “Macbeth”)</i></span></p>
<p>Nel silenzio di queste giornate al sicuro nelle nostre case, penso a quanto sia importante trovare il modo di esprimere i nostri sentimenti, le nostre <b>emozioni </b>e di connetterci con esse.</p>
<p>Ho sempre provato un’attrazione per il <b>teatro</b>, per la sua immensa capacità di dare forma alle mie <b>fantasie</b> di bambina, di incarnare in un <b>personaggio</b> che magari sembrava distante da me, <b>parole</b> che non avrei osato rivelare neanche a me stessa.</p>
<p>Questa è la potenza del teatro, del grande <b>gioco del teatro</b>.</p>
<p>Una potenza che scoprii a fondo durante la mia formazione come regista e che mi fece decidere per la mia successiva formazione in psicologia e psicoterapia. Quel <b>“CONOSCI TE STESSO”</b> inscritto nel tempio di Apollo a Delfi nell’antica Grecia e che gli attori dell’ Actor’s Studio di New York mettevano alla base del loro lavoro, mi accompagnò durante la mia formazione e oggi si fa sentire più che mai. Il “lockdown” che ancora viviamo amplifica l’eco di queste parole che giungono da lontano nel tempo.</p>
<p>Il legame tra Teatro e psicologia è stato esplorato dallo stesso <b>Freud</b>, che era molto attratto dal contenuto e dal modo della narrazione teatrale. Come ci racconta <strong>Fausto Petrella</strong> nel suo libro “La mente come teatro” :</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-735 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1879-202x300.jpg" alt="" width="202" height="300" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1879-202x300.jpg 202w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1879.jpg 430w" sizes="auto, (max-width: 202px) 100vw, 202px" /></p>
<p>“<i>Il teatro e la </i><b><i>psicanalisi </i></b><i>sono intimamente connessi, Freud ha sovente fatto riferimento alla chiaroveggente </i><b><i>coscienza dei grandi tragici,</i></b><i> da </i><i>Sofocle</i><i> (</i>Freud ne trasse il complesso di Edipo, ndr<i>) a </i><i>Shakespeare</i><i>, e alla loro </i><b><i>conoscenza psicologica dell’uomo</i></b><i>. </i><i>Freud li considerò da sempre<span class="Apple-converted-space">  </span>dei precursori, che sembravano aver saputo da sempre quanto egli andava scoprendo con i suoi metodi analitici in se stesso e nei suoi pazienti”.</i></p>
<p>Inoltre, continua Petrella :</p>
<p><i>“Il teatro viene accostato da Freud al </i><b><i>gioco infantile</i></b><i>, ma in un modo particolare: il bambino mette in scena attivamente e per gioco l’esperienza spiacevole che ha subito. Cioè la imita. (&#8230;). </i><i>Per Freud l</i><b><i>’imitazione artistica </i></b><i>trova il suo motivo fondamentale nel </i><b><i>tentativo di dominare il dolore</i></b><i>&#8220;.</i></p>
<p>Grazie al teatro, quindi, “si realizza una forma di conoscenza psicologica dell’uomo”.</p>
<p>Per non parlare del legame tra l’attività mentale del <b>sogno e </b>il modo di rappresentare che il <b>teatro</b> utilizza: siamo sempre in <b>luogo</b>, in un certo <b>tempo</b>, con certi <b>personaggi</b>, <b>oggetti</b>, <b>parole</b>, <b>storie</b> o frammenti di storie che si raccontano nella nostra mente.<span class="Apple-converted-space">  </span>Possiamo quindi davvero paragonare <b>la nostra mente</b> ad <b>un palcoscenico vivo</b> e sempre pronto per ospitare storie.</p>
<p>Possiamo allora chiederci:</p>
<p>Cosa accade nella nostra mente in questi giorni? Quale copione si rappresenta? Quali personaggi? Fra questi ci siamo anche noi? Cosa ci diciamo?</p>
<p>Sono certa che ognuno di noi può rispondere a queste domande e anche chiedersi se ha voglia di cambiare qualcosa.</p>
<p>Buona visione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800000;">Sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800000;"><i>(Shakespeare, da “Amleto”)</i></span></p>
<p style="text-align: right;"><i> Daniela Cristofori, psicoterapeuta e artista</i></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>L&#8217;Arte della meraviglia</title>
		<link>https://danielacristofori.it/larte-della-meraviglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Dec 2018 04:45:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teatro e Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi transazionale]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[gruppi]]></category>
		<category><![CDATA[meraviglia]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[In questo articolo Daniela Cristofori propone un approfondimento sul significato di una mostra collettiva d'arte come occasione di sperimentare l'arte della meraviglia e promuovere benessere individuale e senso del "noi"]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei oggi parlare della importanza di partecipare a fenomeni artistici collettivi, sia come spettatori che come artisti in prima persona, per le molte possibilità creative e trasformative che una esperienza di questo tipo può apportare. Mi piace chiamare questa possibilità ARTE DELLA MERAVIGLIA, arte che come tutte le arti va coltivata nel tempo. Ho bisogno però di fare una premessa.</p>
<p>Molto tempo fa, in un periodo ampio che va dal Medioevo fino all’Ottocento, quando le possibilità di comunicare erano affidate a piccioni viaggiatori, corrieri, pergamene scritte a mano che percorrevano itinerari per terra e per mare viaggiando di mano in mano, tra cavalcate e carrozze, terreni accidentati e mari in tempesta, noi uomini possedevamo ancora una grande capacità di meravigliarci.</p>
<p>Proprio in questo ampio lasso di tempo cominciarono a prendere corpo le <b>Wunderkammer,</b> le stanze della meraviglia, vere e proprie stanze adibite ad accogliere oggetti i più svariati, che vennero appunto chiamati <b>Mirabilia</b>. Possiamo pensare a queste stanze che permettevano di raccogliere anche frutti di sperimentazioni o casuali e fantastiche anomalie dei regni animale, vegetale o minerale, come ai primi rudimentali musei privati, o come alle prime forme di collezionismo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-628 size-medium" src="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_1238-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_1238-300x300.jpg 300w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_1238-150x150.jpg 150w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_1238-570x570.jpg 570w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_1238-500x500.jpg 500w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_1238.jpg 595w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />                                                   <img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-626 alignnone" src="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_1235-300x232.jpg" alt="" width="391" height="300" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’intento era comunque quello di mantenere desta la memoria e la capacità di meravigliarsi di fronte a cose che in un attimo distoglievano gli esseri umani dalla loro quotidianità, dal &#8220;già conosciuto&#8221;.</p>
<p><b>La sorpresa</b>, la meraviglia, è considerata una delle <b>emozioni fondamentali</b> fin dai tempi di Platone, Aristotele e di Darwin, che poi le classificò e le studio’, ed è una emozione legata alla scoperta di qualcosa di nuovo, di inaspettato.</p>
<p>Può avere un risvolto piacevole o spiacevole a seconda dello stimolo che provoca questa reazione, ma in ogni caso la meraviglia può portare ad una apertura, spesso a quello che venne per la prima volta battezzato come <b>insight</b> (in tedesco <i>Einblick</i>) da Wolfgang Köhler nel 1913, cioè una forma intelligente di soluzione di problema.</p>
<p>Köhler è stato uno psicologo tedesco, sostenitore della <b>psicologia della Gestalt</b>, ovvero della forma, che si sviluppò a partire da studi sui fenomeni percettivi ed estese poi le sue  scoperte all’area degli aspetti cognitivi, in particolare alla capacità di apprendere.</p>
<p>Köhler condusse numerosi esperimenti ed osservazioni dei comportamenti dei primati in stato di cattività, ma uno in particolare passa alla storia: e cioè quello in cui uno scimpanzé dal <i>meraviglioso</i> nome di Sultano, giocherellando con due bastoni, riesce a metterli l’uno nell’altro e con questo nuovo attrezzo porta a se’ la banana che si trovava fuori dalla gabbia, ma a una distanza non raggiungibile con le sue sole braccia.</p>
<p>Sultano fa “casualmente” una “scoperta” che ristruttura rapidamente e radicalmente la sua percezione del problema, in quanto il ruolo funzionale del bastone è cambiato: da oggetto che serve a distrarlo dalla sua voglia di banana, diventa lo strumento per<em> avere</em> la banana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-627 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_1242-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_1242-300x187.jpg 300w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_1242.jpg 609w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo passaggio è reso possibile, secondo lo psicologo, perché tutti gli elementi erano presenti nel campo percettivo di Sultano, anche se i due bastoni prima della “scoperta” non avevano la stessa funzione che hanno assunto dopo.</p>
<p>La traduzione esatta in italiano di Einblick o insight, sarebbe “vista dall’interno”, cioè <b>intuizione</b>, parola dalle molte implicazioni filosofiche, e il  passaggio cognitivo sopra descritto ci porterebbe a parlare di <b>creatività </b>o <b>pensiero creativo</b>.</p>
<p>Ma c’è un altro aspetto che mi sembra fondamentale, uno dei cardini della psicologia della Gestalt, e cioè il famoso assunto che <b>IL TUTTO È PIÙ DELLA SOMMA DELLE SUE SINGOLE PARTI</b>.</p>
<p>Tradotto in termini più quotidiani potremmo dire che possiamo allenarci ad avere una visione più ampia dei problemi; inoltre un altro psicologo tedesco, Kurt Lewin, dopo poco tempo applicherà questa “legge “ allo studio dei gruppi e delle <b>dinamiche dei gruppi </b>visti come totalità dinamiche, in cui la diversità dei membri è un aspetto che rende il campo particolarmente ricco e dinamico e la interazione fra i suoi membri porta il gruppo ad assumere una forma che non può essere semplicemente data dalla somma dei suoi membri, ma è qualcosa di più, di totalmente nuovo e unico.</p>
<p>Anche la mia teoria psicologica di riferimento, l&#8217;<strong>Analisi</strong><b> Transazionale</b>, si occupa  di <b>gruppi </b>e utilizza nello stesso tempo la capacità di <b>intuizione</b>, fenomeno di cui Berne scrisse fin dall’inizio dei suoi studi.</p>
<p>Ora voi direte, e cosa c’entra tutto questo con la partecipazione ad una mostra collettiva d’arte?</p>
<p>C’entra con il fatto che partecipare ad una mostra collettiva ci porta a cogliere una <strong>coralità</strong>, ma anche ad entrare in stanze individuali, <i>Le Stanze della Meraviglia</i>, appunto.</p>
<p>Possiamo guardare queste stanze da diversi punti di vista: se viste dall’interno, dalla prospettiva di ogni singolo artista che ha prodotto quelle opere, siamo indotti a pensare alla funzione primaria dell’arte come “dispositivo necessario a prendersi cura di se’ e per affacciarsi al mondo, in certi casi la materia stessa per acquisire le capacità potenziali di sentire e di pensare” (G. Bedoni), proprio come aveva intuito lo psicoanalista inglese Winnicott.</p>
<p>Possiamo poi guardarle dalla prospettiva di noi come osservatori, visitatori, fruitori che passando da una stanza all’altra attraversino una sorta di piccolo mondo eterogeneo popolato di oggetti fantastici, nuovi, ognuno portatore di una sua verità. Un po’ come le Wunderkammer, le originali <b>Stanze della meraviglia </b>che raccoglievano oggetti provenienti dalle più diverse parti del mondo, con l’unica caratteristica comune: la capacità di stupire.</p>
<p>Ecco, Noi uomini moderni, abituati a viaggiare nel tempo e nello spazio con un solo clic, assuefatti ad oggetti bidimensionali, appiattiti dalla visione su schermi digitali e anonimi, sembriamo destinati a dimenticare questa Arte della Meraviglia. Per questo credo sia ancora più importante avvicinarci ad esperienze come quelle di una mostra collettiva, per educarci a passare dal “Già visto e scontato” che porta a sentimenti di progressivo svuotamento e insoddisfazione, al mondo della meraviglia, della scoperta di piccoli mondi espressivi personali ma autentici, concreti.</p>
<p>Piccole o grandi stanze nelle quali entrare, sostare, guardare ed ascoltare, per allenarci e non perdere il piacere della meraviglia e del <b>contatto</b> concreto con le opere d’arte e con gli altri, artisti e visitatori presenti durante l’inaugurazione della mostra, per connettere coralità e individualità, alimentando il <b>senso del “Noi”</b>.</p>
<p>Insomma, un evento, una esperienza che rischia di aprirci a nuove scoperte.</p>
<p>Come tanti piccoli Sultano potremmo rischiare di fare “scoperte” destinate a cambiare qualcosa di noi. Potremmo rischiare di Meravigliarci e restare, come i bambini di fronte alle vetrine natalizie di questi giorni, sospesi in una espressione di stupore che ci faccia recuperare parti di noi vitali e sempre pronte a ridestarsi e a generare <strong>benessere</strong>. Purchè gliene diamo l&#8217;occasione.</p>
<p>Non mi resta che augurarvi buon viaggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Daniela Cristofori, psicologa, psicoterapeuta</em></p>
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