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	<title>Daniela Cristofori | Corso pratico per genitori "disperati"</title>
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	<description>Psicologa, psicoterapeuta,  yoga e arti espressive</description>
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		<title>Funeral Home: una commedia per riflettere sulla morte</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2022 12:28:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dopo quasi due anni di pandemia da COVID-19, ho sentito l&#8217;esigenza di trattare il tema della morte, fonte di grande...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo quasi due anni di pandemia da COVID-19, ho sentito l&#8217;esigenza di trattare il tema della morte, fonte di grande e diffusa paura in questo lungo periodo post-emergenza. Insieme a Giacomo Poretti abbiamo portato in scena al teatro Oscar di Milano una divertente e a tratti commovente commedia, in cui una coppia di anziani sta recandosi ad un funerale.</p>
<p>Per tanti motivi sono affezionata a questo lavoro, che mi ha vista in scena in prima persona, a cimentarmi con l&#8217;ardua e meravigliosa arte dell&#8217;attore. Per me è stata una grande sfida e, seppure il debutto sia avvenuto il 10 dicembre 2021, solo ora sento di poterne scrivere, a cose fatte. Solo ora posso fermarmi e riflettere, dopo il successo di pubblico che ci ha confortato e rassicurato per il coraggio di parlare di questi temi con il garbo e la discrezione che meritano. E chi poteva affrontare meglio il tema, se non un&#8217;anziana signora, Rita, dall&#8217;alto della sua età e con la libertà che caratterizza chi ormai ha già visto e conosciuto molte cose? Chi, se non una donna prossima al distacco definitivo?</p>
<p>Insieme al marito Ambrogio, Rita imbastisce una danza di argomenti che si giocano nell&#8217;intimità e nell&#8217;affetto giocoso di una coppia che sta insieme da una vita e che, nonostante i litigi, si prepara a separarsi. E, la separazione definitiva con la morte, è stato il tema che il COVID ci ha in qualche modo sbattuto in faccia senza tanti complimenti, nonostante i nostri continui evitamenti.</p>
<p>Ecco allora il senso di uno spettacolo che vuole &#8220;ricomporre&#8221; e dare dignità al tema del salutarsi correttamente, un omaggio a chi non ha potuto farlo durante la prima emergenza, e anche dopo. Uno spettacolo teatrale, dal vivo, in presenza, nel qui e ora del buio della sala gremita di gente.</p>
<p>Solo il teatro è capace di svelare, a chi assiste dal vivo in platea e a chi vive sulla scena, parti sconosciute di noi stessi. In questo sta la sua grandezza e il motivo per cui ne faccio uno strumento sempre più potente nel mio lavoro come terapeuta. Ora ne ho sperimentato l&#8217;effetto vivificante anche come attrice, tornando a una pratica iniziata in gioventù e poi abbandonata per lungo tempo.</p>
<p>&#8220;Funeral home&#8221; è tornato al teatro Oscar di Milano dal 20 al 23 aprile del 2022.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://danielacristofori.it/galleria/"><span style="color: #d91c48;">GALLERIA</span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/nWvZBzXgN7s?si=F6HW95lsfQKII4fW" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>La fatica da pandemia</title>
		<link>https://danielacristofori.it/la-fatica-da-pandemia-una-fessura-per-guardare-ai-nostri-bisogni-di-sopravvivenza-psicologica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Mar 2021 22:05:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sento il bisogno di riflettere sul tema della fatica. Quella che sto facendo io, che sento nelle persone con cui...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Sento il bisogno di riflettere sul tema della <strong>fatica</strong>.</p>
<p class="p1">Quella che sto facendo io, che sento nelle persone con cui lavoro, che si avverte a livello sociale e istituzionale.</p>
<p class="p1">La fatica che viene dopo più di un anno dall’inizio della pandemia. La cosiddetta <strong>Pandemic fatigue</strong>.</p>
<p class="p1">Se ripenso a questo anno penso alle emozioni della <strong>prima ondata</strong>, la <strong>paura</strong> ma anche la voglia di resistere, come per una sfida in una gara che pensi di ultimare in fretta, bruciante. Ci siamo impegnati tutti al massimo, scoprendo <strong>capacità di resistenza</strong> nascoste, voglia di incoraggiarci, di starci vicini nel dolore per le numerose perdite, per i lutti, per la mancanza di lavoro.</p>
<p class="p1">L’estate scorsa ci siamo riversati per le strade e sulle spiagge, pensando che fosse finita. Non avevamo vinto la gara, sapevamo nel nostro intimo che era solo una tregua, ma non ci interessava, era più importante riposare, riprendere una vita il più possibile normale.</p>
<p class="p1">Invece, in autunno, la <strong>seconda ondata</strong> ci ha colti impreparati. Pensavamo fosse finita, invece è iniziata <strong>una lunga maratona</strong>, per la quale non eravamo allenati. E’ molto diverso allenarsi per i 200 metri o per una maratona.</p>
<p class="p1">Se pensiamo alla differenza fisica degli atleti capiamo che i primi puntano sulla potenza bruciante, i loro muscoli sono poderosi e scattanti. I secondi sono esili, leggeri, il loro fisico deve poter reggere lunghe distanze e la fatica di una marcia che avrà momenti fisiologici di rallentamento e poi di ripresa. Bisogna conservare le energie per il momento in cui mancherà un solo chilometro al traguardo: lì non possiamo sbagliare. Dovremo scattare fino al nastro finale.</p>
<p class="p1">Ma passato l’autunno, e ormai anche un inverno in cui ci siamo ritrovati immersi in una <strong>terza ondata</strong> di contagi, ecco che la fatica per lo sforzo prolungato, per una maratona strana, che continua a spostare il suo traguardo un po’ più in là, emerge in modo sempre più chiaro.</p>
<p class="p1"><strong>Dobbiamo rallentare</strong>, anche fermarci, a tratti. Come l’uomo nell’immagine.</p>
<p class="p1">Questo fermarsi e riprendere fiato,<strong> respirare</strong>, rallentare, ripiegarsi su di sé, rivolgersi alla terra per trovare ancoraggio, sicurezza, è ciò che provo in questo momento.</p>
<p class="p1">Ho bisogno di sostare: me ne rendo conto perché è il mio corpo che me lo dice. Con il suo bisogno di sonno, di ritmi regolari, di una alimentazione semplice (invece che farmi tentare dalle “consolazioni” dolci o alcoliche) e anche, soprattutto, con il suo<strong> bisogno di silenzio</strong>.</p>
<p class="p1">Penso allora alla fatica che incontro nelle persone con cui lavoro, legata all’imposizione di lavorare da casa, di fare scuola da casa.</p>
<p class="p1">Le nostre case si sono trasformate in aule scolastiche e in uffici, con la differenza che non hanno gli spazi adeguati. La convivenza di così tante attività nello stesso luogo porta ad attriti prima sconosciuti, fa emergere conflitti riattivati dai nostri istinti primari: abbiamo bisogno di spazi personali, di una distanza, si, per la nostra sopravvivenza anche psicologica.</p>
<p class="p1">Ho riguardato spesso la <strong>piramide dei bisogni di Maslow</strong> in questo periodo e constato che siamo regrediti al soddisfacimento dei puri bisogni di sopravvivenza fisiologica, in parte e con fatica tentiamo di nutrire quelli affettivi e di appartenenza, i nostri bisogni sociali e di sopravvivenza psicologica. La necessità di mantenere le distanze per motivi igienico-sanitari ha assottigliato  questa fetta della piramide.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-839 aligncenter" src="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2021/03/LaPiramideDiMaslow-1-e1486743145963-300x154.jpg" alt="" width="327" height="168" /></p>
<p class="p1">Così, non ci resta che mangiare, bere, dormire bene, camminare all&#8217;aria aperta. Penso al mantra di mio papà, scomparso lo scorso luglio a causa del Covid, che amava ripetere: “Mangio, bevo, dormo, non ho dolori: sono un signore”. La sua vita era semplice, questa è la vita degli anziani che stanno bene con poco: avrebbe retto bene questa fatica. Ah, per inciso, dovremmo ricordarci che un giorno anche noi diventeremo anziani.</p>
<p class="p1">Per me che resto, da sopravvissuta insieme a molti altri, per noi che restiamo è fondamentale raggiungere anche il terzo gradino della piramide, assicurarci l’affetto dei nostri cari più vicini e tentare di mantenere il più possibile l’appartenenza con i nostri ambiti professionali, con i colleghi, con gli amici o con il vicinato. Mantenere lo sguardo sul vertice della piramide, sul nostro bisogno di autorealizzazione.</p>
<p class="p1">Non conoscevamo questa fatica, molte cose erano scontate. Ora, rallentando, chinandoci su di noi, <strong>possiamo guardarci dentro</strong>, ascoltarci.</p>
<p class="p1">Fatica deriva da fatis, legato al verbo latino fatisco, cioè “aprirsi, fendersi, screpolarsi”. Fatis è quindi <strong>crepa</strong>, fessura.</p>
<p class="p1">Mi vengono in mente i <strong>cretti di Alberto Burri</strong>: opere straordinarie che riproducono le crepe che si creano nella terra riarsa, screpolata, appunto, affaticata, sfruttata. La terra perde la sua connessione, si separa, sembra quello che rischiamo noi oggi.</p>
<p class="p1"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-841 aligncenter" src="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2021/03/UNADJUSTEDNONRAW_thumb_123a4-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p class="p1">Eppure fermandoci, sostando a guardare le nostre &#8220;<strong>crepe interiori&#8221;</strong>, sono fiduciosa che troveremo la motivazione per andare in cerca dell’acqua, della linfa che possa farci di nuovo ammorbidire, ritrovare connessioni vitali, accogliere nuovi semi, fiorire, come questa immensa primavera.</p>
<p class="p1">Da riguardare, in questo periodo, il film di Kim Ki Duk “Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera” del 2003. Una meditazione per immagini sulla natura dell’uomo e la ciclicità del tempo.</p>
<p class="p1">Sostare, fermarsi, è necessario. Per ripartire. &#8220;Non dobbiamo temere la fatica, né combatterla&#8221;, mi ripeto in questo periodo.</p>
<p class="p1">Essa ci è necessaria, comprendo bene che questa fatica mi rimanda il senso del mio sentire, del mio esserci. La fatica che facciamo è ciò che renderà la fine di questa lunga e imprevedibile maratona una <strong>soddisfazione</strong> senza precedenti, alimenterà il nostro <strong>senso di efficacia personale</strong>, di avercela fatta. E comporterà di sicuro una ennesima <strong>trasformazione, </strong>attraverso quella crepa potremo intravedere un&#8217;apertura. Necessaria anch’essa.</p>
<p class="p1">Dunque, buona primavera a tutti. Nonostante la fatica.</p>
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		<title>Spettacolo &#8220;Litigardanzando&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2021 22:32:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teatro e Arte]]></category>
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					<description><![CDATA[di e con Daniela Cristofori e Giacomo Poretti &#160; Una Lei e un Lui immaginari e ipotetici si incontrano in...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span style="color: #800000;">di e con <em>Daniela Cristofori</em> e <em>Giacomo Poretti</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Una Lei e un Lui immaginari e ipotetici si incontrano in un luogo senza un tempo, e affrontano un dialogo serrato sul significato di essere coppia. Chi ha voluto per forza metterli insieme? Le loro diversità sono innumerevoli.</p>
<p class="p1">Pare che già Adamo ed Eva fossero incompatibili e che la vita in condivisione, per non parlare di figli, abbia da subito nella storia umana creato dissidi e conflitti apparentemente insolubili.</p>
<p class="p1">Eppure… l’uomo e la donna continuamente si attraggono.</p>
<p class="p1">Il testo attraversa la storia della coppia nel punto in cui tutto sembra essere sul punto di strapparsi: <b>il litigio</b>.<span class="Apple-converted-space">  </span>Dal primo appuntamento, alla convivenza in casa e in automobile, fino alle decisioni da prendere sull’educazione dei figli, la coppia attraversa un percorso a ostacoli dove la seduzione della <b>libertà </b>è sempre in agguato per riportare i due alle loro vite separate, inconciliabili: si vorrebbe quasi una eterna adolescenza, un ritorno al mondo in cui tutto era ipoteticamente possibile.<span class="Apple-converted-space">  </span>Cosa farà cambiare idea ai due?</p>
<ul class="ul1">
<li class="li1">Il testo propone Un’<b>arma punto di vista</b>, un oggetto surreale che, puntato contro l’altro, lo investirà del potere di entrare nella mente dell’altro e comprenderne le motivazioni, il sentire. E’ un invito alla <b>comunicazione empatica</b>, allo stare connessi, a fare dell’integrazione un modus vivendi.</li>
</ul>
<ul class="ul1">
<li class="li1">La metafora della <b>danza</b> unita a quella delle molecole di ossigeno e idrogeno che tengono insieme l’<b>acqua</b>, conducono il pubblico a riflettere sulla possibilità di continuare a camminare insieme, perché così è, per una legge alchemica misteriosa ed eterna che sottende ai <b>legami.</b></li>
</ul>
<ul class="ul1">
<li class="li1">Tutto è possibile nel rispetto dell’altro e nell’uso della <b>gentilezza</b>, della cortesia. Anche lo sciogliersi dei dissidi, delle liti. L’uso dell’<b>umorismo come forma di intelligenza sottile</b> e alternativa al freddo ragionamento, pare uno strumento fondamentale per non finire seppelliti dai propri Ego che esigono di avere per intero la loro scena, di imporsi sull’altro. Perfino i difetti dell’altro possono così apparire sotto una luce diversa.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Il testo contiene Un invito a comunicare e a danzare, tenendo aperto il dialogo e nello stesso tempo la bellezza delle singole diversità. L’uomo e la donna, esseri diversi ma fatti per essere complementari e dinamici.</p>
<p class="p1">Il tempo fa un salto, alla fine, per aprire uno squarcio su un futuro dove i due sono già anziani, hanno superato le loro dissintonie e vivono giocando una commedia in cui agli occhi della gente recitano una farsa tragica, mentre in realtà convivono in una intimità tenera e duratura.</p>
<p class="p1">C’è il sapore di un ritorno ad altri tempi: forse dopo il lockdown, che ha costretto molte coppie ad una convivenza forzata, abbiamo ora la possibilità di ripensare alla coppia e al nostro modo di intendere la libertà.</p>
<p class="p1">Lo spettacolo in forma di reading teatrale, dopo un primo debutto al Teatro Lab-Arca di Milano, ha inaugurato la prima stagione teatrale 2019-2020 del <a href="https://www.oscar-desidera.it/">Teatro Oscar deSidera</a> di Milano ed è stato anche adattato per una messinscena online dedicata al benessere delle coppie durante il Lockdown, in una serata organizzata dall’Ordine degli Psicologi di Lecco.</p>
<p style="text-align: right;"><i>Daniela Cristofori, psicoterapeuta e artista</i></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Amare se stessi ai tempi del COVID</title>
		<link>https://danielacristofori.it/amare-se-stessi-ai-tempi-del-covid/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Nov 2020 18:48:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cura di sè]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e pratiche]]></category>
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					<description><![CDATA[Insieme alla collega Mariavittoria Giusti abbiamo pensato di offrire uno spazio di condivisione  online a un piccolo gruppo di persone,...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Insieme alla collega <strong>Mariavittoria Giusti</strong> abbiamo pensato di offrire uno <strong>spazio di condivisione  online a un piccolo gruppo di persone</strong>, con l&#8217;obiettivo di imparare a conoscere le nostre <strong>emozioni</strong> e il modo in cui fronteggiare lo <strong>stress</strong> a cui i tempi attuali della<strong> pandemia</strong> ci costringono.</p>
<p>Amare se stessi  è la valorizzazione delle proprie <strong>risorse interne</strong>, per sviluppare un senso di valore e di sicurezza da mettere al servizio della vita comunitaria e delle <strong>relazioni</strong> a cui teniamo. Un modo per <strong>nutrire i nostri bisogni profondi di connessione interpersonale e affettivi</strong>.</p>
<p>Imparare ad <strong>amare se stessi ai tempi del Covid</strong> significa imparare a <strong>fronteggiare le avversità coltivando emozioni positive</strong>, una risorsa per sé che può diventare risorsa anche per altri.</p>
<p>Un circolo virtuoso che è possibile decidere di attivare, insieme, con la <strong>forza del gruppo</strong>.</p>
<p>Trovate le informazioni per partecipare ed iscrivervi nella locandina. L&#8217;<strong>approssimarsi del tempo natalizio</strong> invita ad una maggiore <strong>intimità con se stessi</strong>; può essere un tempo propizio, questo delicato del Covid, per avvicinarsi alle prossime feste in modo pieno e consapevole, coltivando la propria<strong> intelligenza emotiva</strong>.</p>
<p>Date: 2 &#8211; 9 &#8211; 16 Dicembre 2020, dalle 18.30 alle 20.</p>
<p>Costo del percorso: 140 Euro.</p>
<p>Scrivete a daniela@danielacristofori.it o a giustimariavittoria@gmail.com per fissare un <strong>colloquio conoscitivo gratuito</strong>, necessario per la formazione del gruppo.</p>
<p>Una volta formalizzata l&#8217;iscrizione ed effettuato il pagamento nelle modalità che verranno comunicate, i partecipanti riceveranno un link per collegarsi sulla piattaforma Zoom.</p>
<p>Esiste la possibilità di proseguire gli incontri di gruppo a partire da Gennaio, su temi che potranno emergere in seguito e con modalità da concordare a seconda delle esigenze dei partecipanti.</p>
<p>Vi aspettiamo.</p>
<p>Dott.ssa Daniela Cristofori e Dott.ssa Mariavittoria Giusti</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Il nostro bisogno di strutturare il tempo</title>
		<link>https://danielacristofori.it/il-nostro-bisogno-di-strutturare-il-tempo-isolamento-come-apprendimento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2020 05:57:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cura di sè]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo il lungo periodo del lockdown, finalmente la vita è ripresa: stiamo per entrare nella fase 3, la fase più...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il lungo periodo del lockdown, finalmente la vita è ripresa: stiamo per entrare nella <b>fase 3</b>, la fase più delicata.</p>
<p>Abbiamo tutti cambiato di nuovo ritmo, siamo usciti dalle nostre case che ci hanno protetti fino ad ora, per andare fuori, al lavoro, per riprendere più o meno gradualmente ad avere una vita sociale, certo, in modi diversi da prima.</p>
<p>Stiamo affrontando un altro cambiamento  e potremmo provare diverse <b>emozioni</b>: sorpresa, euforia, oppure paura, tristezza, fino ad arrivare all’angoscia.</p>
<p>Il panorama dei nostri mondi interiori è davvero vasto.</p>
<p>Potremmo sentirci euforici e desiderosi di riprendere tutto come prima, come se niente fosse accaduto, armati di instancabile ottimismo come per dimenticare un incubo: fare finta che nulla sia accaduto.</p>
<p>Sigmund Freud l’ha chiamata <b>rimozione</b>: è un meccanismo difensivo importante per la nostra sopravvivenza. Alla lunga, però, può crearci qualche problema.</p>
<p>Io sento che la tentazione maggiore in questa fase è quella di <strong>ricadere nei vecchi meccanismi ripetitivi</strong>: potremmo farci prendere dalla <strong>fretta</strong>, dalla smania di recuperare il tempo perduto durante il periodo del lockdown.</p>
<p>Ma<b> il tempo si perde</b>?</p>
<p>Sono infinite le riflessioni che filosofi, teologi, pensatori di ogni epoca hanno elaborato sul tempo. Io scelgo di ascoltare due voci tratte dalla letteratura. Una di queste è tratta dal libro<strong> “Momo”, di Michael Ende</strong>:</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800000;"><i>“Esiste un grande eppur quotidiano mistero. Tutti gli uomini ne partecipano, ma pochissimi si fermano a rifletterci. Quasi tutti si limitano a prenderlo come viene e non se ne meravigliano affatto. <strong>Questo mistero e’ il tempo</strong>. </i></span><span style="color: #800000;"><i>E</i><i>sistono calendari e orologi per misurarlo, misure di ben poco significato perche’ tutti sappiamo che, talvolta, un’unica ora ci puo’ sembrare un’eternita’, e un’altra invece passa in un attimo… dipende da quel che viviamo in quest’ora.</i></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800000;"><b><i>Perche’ il tempo e’ vita. E la vita dimora nel </i></b><strong><i>cuore.”</i></strong></span></p>
<p>Ma cosa significa che il tempo, la vita dimora nel cuore?</p>
<p>Mi viene in mente un altro personaggio che ci puo’ aiutare a comprendere il significato profondo del tempo. E questo personaggio è <b>Madama Lumaca</b>, la cameriera della fata turchina, nel libro di Pinocchio di Carlo Collodi.</p>
<p>Pinocchio la incontra molto avanti nella storia. Ne ha già combinate di tutti i colori: è stato derubato dal gatto e la volpe, impiccato e resuscitato dalla fatina, è stato messo a fare la guardia come un cane alla catena, ha rischiato di essere arrestato e accusato di aver quasi ammazzato un ragazzino… e nella sua fuga, in uno dei tanti attimi di pentimento, arriva alla casa della fata di notte, con la pioggia e con la sua urgenza di vederla, affamato, pentito.</p>
<p>A questo punto entra in scena Madama Lumaca, che si affaccia alla finestra con un lume sulla testa: “Scendo” annuncia, eppure per scendere un piano ci mette quattro ore; si riaffaccia, annuncia di essere in arrivo, ed eccola affacciarsi al piano terra solo al mattino. Diciamolo: circa 8 ore per arrivare ad aprire la porta! A quel punto offre una colazione al burattino tutto bagnato e infreddolito che lui, tutto smanioso, comincia a divorare…salvo scoprire che era cibo di gesso!</p>
<p>Ma che significa che il cibo e’ di gesso?</p>
<p>A me sembra che il <b>momento della lunga attesa</b> di Pinocchio fuori dalla porta della casa della fata, imposta dalla lentezza di Madama Lumaca, (<i>“io sono una lumaca e le lumache non hanno mai fretta”</i>) sia <b>un invito a fare memoria</b>, a prendersi del tempo per <b>lasciare depositare i ricordi</b>, <b>rivedere e riconoscere i propri errori, lasciare che nascano nuove decisioni.</b></p>
<p>E poi: il cibo di gesso. Il gesso è un materiale che prende forma rapidamente, si secca in fretta. Se pensiamo in termini di cura, il gesso serve per <b>proteggere da ulteriori traumi</b>, per <b>dare tempo alle fratture di saldarsi</b>.</p>
<p>Offerto come una colazione da portare al palato, sembra significare la voglia di scatenare un disgusto per tutto ciò che è stato fatto fino a quel momento, come a voler sancire <b>un prima e un dopo che sia impresso nel corpo </b>del burattino: forse di li’ in avanti potra’ distinguere il cibo buono, nutriente per crescere, da quello non buono.</p>
<p>Invece sembra che Pinocchio non abbia imparato nulla, che quella notte passata ad attendere sotto la finestra della fata, non abbia portato ad una crescita: lui è ancora un burattino, ancora attende che a manovrarlo sia sempre qualcun altro. Di lì a poco incontrerà Lucignolo, e sappiamo come andò.</p>
<p>Solo l’essere disposto a perdere la sua vita per salvare quella di suo padre, farà di lui un bambino vero, farà nascere in lui un cuore:</p>
<p style="text-align: center;"><i>“Perche’ il tempo e’ vita e la vita dimora nel cuore”.</i></p>
<p>Anche <strong>Eric Berne</strong>, padre dell’Analisi Transazionale, <strong>ha parlato del tempo</strong>; ci dice che tra i bisogni fondamentali dell’uomo c’e’ una vera e propria <strong>fame di strutturazione del tempo.</strong> Ha elencato sei modi che noi usiamo per strutturare il tempo: tra questi c’è anche <strong>l’isolamento</strong>. Non intendeva quello che abbiamo sperimentato noi: quello ci e’ stato imposto dall’esterno, dall’alto, come se a farlo fosse stato un grande Genitore Normativo. Quello ci fa paura.</p>
<p>L’isolamento a cui si riferisce Berne e’ invece scelto dal soggetto e corrisponde a bisogni specifici: il <strong>bisogno di dialogo interiore con se stessi</strong>, <strong>di centrarsi, di intimità con se stessi.</strong> In questi momenti di isolamento il  silenzio e la meditazione ci possono permettere di rielaborare stimoli e ricordi in modo decontaminato, lontano  dal chiasso della folla e delle comuni convinzioni.</p>
<p>Quindi, a differenza di Pinocchio il burattino, in quanto uomini e donne vere <strong>possiamo farci qualche domanda:</strong> cosa abbiamo imparato dal tempo di isolamento e dalla quarantena?</p>
<p>Cosa ci portiamo come <strong>risorsa acquisita per ripartire</strong>, per fronteggiare il nuovo che ci attende senza ricadere nei vecchi errori?</p>
<p>Vi auguro  gustose riflessioni.</p>
<p style="text-align: right;"><i> Daniela Cristofori, psicoterapeuta e artista</i></p>
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		<title>Fase 2: Alla ricerca dei nostri alleati interni</title>
		<link>https://danielacristofori.it/fase-2-alla-ricerca-dei-nostri-alleati-interni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2020 08:35:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cura di sè]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi transazionale]]></category>
		<category><![CDATA[daniela cristofori]]></category>
		<category><![CDATA[fase2]]></category>
		<category><![CDATA[inquilini del cervello]]></category>
		<category><![CDATA[introspezione]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[teatro della mente]]></category>
		<category><![CDATA[teatro oscar desidera]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel testo di Mary Goulding “GLI INQUILINI DEL CERVELLO”, impariamo con ironia a liberarci di quei fastidiosi personaggi che, a...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel testo di Mary Goulding “GLI INQUILINI DEL CERVELLO”, impariamo con ironia a liberarci di quei fastidiosi personaggi che, a contratto ormai scaduto, ancora vengono a prendersi la scena del nostro palcoscenico interno.</p>
<p>Questi personaggi recitano sempre lo stesso ruolo, ci creano confusione e possono renderci cronicamente infelici.</p>
<p>Nonostante ciò, siamo così abituati a loro, che saremmo tentati di non fare nulla, di adattarci passivamente alla loro presenza. Freud stesso lo sapeva bene, parlò infatti di <b>resistenza al cambiamento,</b> per indicare proprio questo <strong>meccanismo psicologico difensivo</strong>, che ci protegge dal nuovo considerato come pericoloso.</p>
<p>Per questo il testo ci conduce gradualmente a fare la conoscenza dei nostri nemici interni, mettendoci addirittura nei loro panni, ascoltandone la voce e il messaggio che ci portano: così, gradualmente, impariamo a riconoscere che quei messaggi erano forse importanti, ma che è giunta l’ora di cambiarli, perché la loro utilità si è esaurita tanto tempo fa.</p>
<p>Ora che siamo adulti è molto probabile che sia necessario dirci altro, nella nostra mente.</p>
<p>Così <b>comincia la ricerca di altri personaggi da invitare sul palcoscenico della nostra mente, questa volta AFFETTUOSI ALLEATI da evocare quando ci sentiamo in difficoltà</b> e rischiamo di “entrare nel nostro copione” ripetitivo, come diremmo noi analisti transazionali.</p>
<p>Nella sua etimologia alleare significa unire, legare dal latino <i>alligare.</i></p>
<p>Un alleato ci dona un senso di unità, di legame e questo si traduce in un senso di sicurezza: ne abbiamo molto bisogno, soprattutto in questo momento, per affrontare la fase 2!</p>
<p><b>Potremmo rivolgerci alla Poesia o alla Letteratura</b> <strong>per cercarne qualcuno</strong>, magari in un libro che ci ha colpito. Forse ci piacerebbe che il Piccolo Principe di Antoine di Saint Exupery ci facesse compagnia</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-775 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/05/IMG_2530-300x300.jpeg" alt="" width="300" height="300" /></p>
<p style="text-align: center;">oppure ci piacerebbe invitare il nonno di Kirikù del film “KiriKù e la strada Karabà”</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-777 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/05/IMG_2384-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/05/IMG_2384-300x225.jpg 300w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/05/IMG_2384.jpg 480w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"> una Fata o un Elfo che <strong>potrebbero portarci questi messaggi</strong>:</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><strong>TI VOGLIO BENE</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><strong>TU SEI AMABILE</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><strong>TU VALI E SEI CAPACE DI DIFENDERTI</strong></span></p>
<p>Possiamo anche provare a <b>tornare con la nostra mente a quando eravamo piccoli e a ricordare qualcuno che ci ha profondamente amati, che ci ha fatto sentire al sicuro, protetti:</b></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><strong>La mamma</strong> che ci diceva <strong>“Ti voglio bene”</strong>,</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><strong> lo Zio Giovanni</strong> che sollevandoci in aria ripeteva: <strong>“Se avessi un figlio vorrei che fosse proprio come te!”</strong> ,</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"> o la nostra<strong> insegnante di matematica</strong> che ci ripeteva <strong>“Tu vali aldilà del voto”</strong>.</span></p>
<p>E’ un lavoro delicato, rispettoso dei tempi di ognuno, da non fare da soli, ma meglio se accompagnati da qualcuno: perfino Dante affrontò il suo viaggio in compagnia di Virgilio, se lo ha fatto lui…</p>
<p>Infine, se proprio non ci venisse in mente nulla, abbiamo sempre la possibilità di <b>ricordare<span class="Apple-converted-space">  </span>alcune situazioni in cui noi stessi abbiamo voluto bene a qualcuno, lo abbiamo curato, protetto, fatto sentire al sicuro.</b></p>
<p>Ricordiamo le cose che abbiamo detto, i gesti, il tono della voce e le sensazioni che abbiamo provato.</p>
<p>Insomma… usiamo il palcoscenico della nostra mente e raduniamo con cura i nostri alleati affettuosi, i nostri amici:</p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #993300;"><i>“d’ora in avanti questi amici interni, </i></span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #993300;"><i>che ti vogliono bene, </i></span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #993300;"><i>saranno con te e nella tua mente nel lungo viaggio della tua vita”.</i></span></strong></p>
<p>Buon viaggio!</p>
<p>Qui trovate <a href="https://www.youtube.com/watch?v=wv3e8gJJTQ8">https://www.youtube.com/watch?v=wv3e8gJJTQ8</a> in &#8220;Pillola video&#8221;, realizzata in collaborazione con il Teatro Oscar Desidera, l&#8217;argomento di questo articolo.</p>
<p style="text-align: right;"><i>Daniela Cristofori, psicoterapeuta e artista</i></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Fare amicizia con gli inquilini nel nostro cervello</title>
		<link>https://danielacristofori.it/fare-amicizia-con-gli-inquilini-nel-nostro-cervello/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2020 13:37:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cura di sè]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi transazionale]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[daniela cristofori]]></category>
		<category><![CDATA[inquilini del cervello]]></category>
		<category><![CDATA[nemici interni]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[umorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando siamo sotto stress, come in questo momento storico, tendiamo in maniera inconscia a ripetere un nostro vecchio copione di...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando siamo sotto stress, come in questo momento storico, tendiamo in maniera inconscia a ripetere un nostro vecchio copione di vita.</p>
<p><strong>Sul palcoscenico della nostra mente potrebbero entrare in scena personaggi poco piacevoli</strong><strong>, che ostacolano il nostro pensiero, i nostri sentimenti e influenzano i nostri comportamenti, verso noi stessi e verso gli altri.</strong></p>
<p>Mary Goulding, analista transazionale attiva negli Stati Uniti negli anni ’70-&#8217;80, nel suo testo <strong>“Gli inquilini del cervello”</strong> ci mette a disposizione un modo divertente per mettere a tacere quegli scomodi ospiti, i nostri <strong>NEMICI INTERNI</strong>, e, al loro posto, invitare a altri personaggi sulla scena, i nostri migliori <strong>ALLEATI INTERNI</strong>.</p>
<p>Provo una intima simpatia per Mary, che non ho avuto il piacere di incontrare, perché dopo aver confessato apertamente di essere stata <strong>depressa</strong> per lunghissimi anni, ha escogitato uno <strong>strumento straordinario per uscirne, usando l’ironia e lo humour</strong>.<br />
Scrive Mary nel testo:</p>
<p><em>“all’inizio della mia formazione come psicoterapeuta, la consegna prevedeva un comportamento assolutamente severo e dignitoso. … non avevo mai sentito che un terapeuta raccomandasse lo humour come strumento terapeutico. (…) Iniziai a studiare Analisi Transazionale con Bob Goulding, allievo di Berne, che possedeva una acuta attenzione all’interlocutore, uno spirito brillante e un forte senso dell’umorismo.(…) Ebbi così l’occasione di sperimentare quali profonde affinità esistano tra una franca risata e il cambiamento di vita. Ridere e cambiare se stessi vanno d’accordo!”</em></p>
<p>Da questo loro incontro nasce prima una collaborazione professionale, poi Mary e Bob nel 1970 si sposano e da allora, nell’ambiente degli analisti transazionali, furono sempre chiamati “i Goulding”. Pubblicarono anche un testo del loro lavoro con i gruppi che si chiama “Il cambiamento di vita nella terapia ridecisionale”.</p>
<p>Durante i suoi seminari terapeutici di gruppo, insieme al marito Bob, Mary ripeteva i <strong>principi teorici di base</strong> del suo metodo:</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">tu sei responsabile del tuo comportamento</span><br />
<span style="color: #993300;">tu sei responsabile dei tuoi pensieri</span><br />
<span style="color: #993300;">tu sei responsabile dei tuoi sentimenti</span><br />
<span style="color: #993300;">tu sei responsabile del tuo corpo.</span></p>
<p>E’ <strong>uno spostamento forte dalla passività</strong> di chi si mantiene inconsciamente in uno stato depressivo, <strong>alla posizione attiva e piena di risorse</strong> di chi realizza la sua parte di responsabilità in quello che le accade, cosa tipica del copione inconscio.<br />
In questo approccio tutto incentrato sul concetto di decisione è naturale farsi alcune domande:</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">ma se tutto lo decido io, chi nella mia testa, decide cosa scegliere?</span><br />
<span style="color: #993300;">chi crea confusione nella mia mente?</span></p>
<p>La risposta risiede nel come è organizzata la nostra mente, cioè come un vero teatro:</p>
<p><em>“<strong>ogni persona nel suo cervello possiede un intero cast di attori:</strong> eroi e codardi, pensatori e stupidi, collaboratori e orchi. li abbiamo raccolti nei lunghi anni della crescita. siamo così abituati a loro che forse non ci accorgiamo nemmeno di quanto ingombrino. molti magari sono addirittura superflui o addirittura dannosi”.</em></p>
<p><strong>E’ importante imparare a riconoscere questi personaggi,</strong> riconoscerne le voci, i messaggi che ci mandano. Mary ci propone un modo divertente e gentile per liberarcene, o meglio per invitarli ad andarsene:</p>
<p><em>“perché <strong>le loro voci feriscono, e continuano a ferire.</strong> Anche se crescendo ti sei talmente abituato alla loro presenza, da non poter neanche pensare a una vita felice senza di loro.”</em></p>
<p>Eppure le ferite che queste voci ci causano <strong>possono renderci cronicamente tristi, arrabbiati, ansiosi, o vergognosi.</strong> Le nostre reazioni a questi “mostri” che recitano sempre la stessa parte <strong>possono crearci una continua tensione e limitare la nostra capacità di pensiero”.</strong></p>
<p>Come prima cosa dunque, con accuratezza e gentilezza, <strong>potremmo cominciare ad affacciarci sul nostro mondo interno</strong>, per conoscere, apprezzare le motivazioni di questi nemici interni. E poi, dopo averli ringraziati per i messaggi che vogliono portarci, <strong>congedarli.</strong></p>
<p>Vedremo in seguito come invitare i nostri alleati.</p>
<p>Per ora, alleniamo la nostra fantasia, muniamoci di una buona dose di umorismo e compassione, prepariamo l’entrata in scena dei sostituti buoni, e cominciamo la cacciata dei fantasmi: un po’ come nel film “Ghostbuster”.</p>
<p>Con grande pazienza; in fondo qualcuno disse molto tempo fa:</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">“AMATE I VOSTRI NEMICI”.</span></p>
<p>Buono spettacolo!</p>
<p style="text-align: right;"><em>Daniela Cristofori, </em><em>psicoterapeuta e artista</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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