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	<title>Daniela Cristofori | Corso pratico per genitori "disperati"</title>
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	<description>Psicologa, psicoterapeuta,  yoga e arti espressive</description>
	<lastBuildDate>Fri, 13 Oct 2023 15:33:41 +0000</lastBuildDate>
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		<title>La fatica da pandemia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Mar 2021 22:05:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cura di sè]]></category>
		<category><![CDATA[alberto burri]]></category>
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					<description><![CDATA[Sento il bisogno di riflettere sul tema della fatica. Quella che sto facendo io, che sento nelle persone con cui...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Sento il bisogno di riflettere sul tema della <strong>fatica</strong>.</p>
<p class="p1">Quella che sto facendo io, che sento nelle persone con cui lavoro, che si avverte a livello sociale e istituzionale.</p>
<p class="p1">La fatica che viene dopo più di un anno dall’inizio della pandemia. La cosiddetta <strong>Pandemic fatigue</strong>.</p>
<p class="p1">Se ripenso a questo anno penso alle emozioni della <strong>prima ondata</strong>, la <strong>paura</strong> ma anche la voglia di resistere, come per una sfida in una gara che pensi di ultimare in fretta, bruciante. Ci siamo impegnati tutti al massimo, scoprendo <strong>capacità di resistenza</strong> nascoste, voglia di incoraggiarci, di starci vicini nel dolore per le numerose perdite, per i lutti, per la mancanza di lavoro.</p>
<p class="p1">L’estate scorsa ci siamo riversati per le strade e sulle spiagge, pensando che fosse finita. Non avevamo vinto la gara, sapevamo nel nostro intimo che era solo una tregua, ma non ci interessava, era più importante riposare, riprendere una vita il più possibile normale.</p>
<p class="p1">Invece, in autunno, la <strong>seconda ondata</strong> ci ha colti impreparati. Pensavamo fosse finita, invece è iniziata <strong>una lunga maratona</strong>, per la quale non eravamo allenati. E’ molto diverso allenarsi per i 200 metri o per una maratona.</p>
<p class="p1">Se pensiamo alla differenza fisica degli atleti capiamo che i primi puntano sulla potenza bruciante, i loro muscoli sono poderosi e scattanti. I secondi sono esili, leggeri, il loro fisico deve poter reggere lunghe distanze e la fatica di una marcia che avrà momenti fisiologici di rallentamento e poi di ripresa. Bisogna conservare le energie per il momento in cui mancherà un solo chilometro al traguardo: lì non possiamo sbagliare. Dovremo scattare fino al nastro finale.</p>
<p class="p1">Ma passato l’autunno, e ormai anche un inverno in cui ci siamo ritrovati immersi in una <strong>terza ondata</strong> di contagi, ecco che la fatica per lo sforzo prolungato, per una maratona strana, che continua a spostare il suo traguardo un po’ più in là, emerge in modo sempre più chiaro.</p>
<p class="p1"><strong>Dobbiamo rallentare</strong>, anche fermarci, a tratti. Come l’uomo nell’immagine.</p>
<p class="p1">Questo fermarsi e riprendere fiato,<strong> respirare</strong>, rallentare, ripiegarsi su di sé, rivolgersi alla terra per trovare ancoraggio, sicurezza, è ciò che provo in questo momento.</p>
<p class="p1">Ho bisogno di sostare: me ne rendo conto perché è il mio corpo che me lo dice. Con il suo bisogno di sonno, di ritmi regolari, di una alimentazione semplice (invece che farmi tentare dalle “consolazioni” dolci o alcoliche) e anche, soprattutto, con il suo<strong> bisogno di silenzio</strong>.</p>
<p class="p1">Penso allora alla fatica che incontro nelle persone con cui lavoro, legata all’imposizione di lavorare da casa, di fare scuola da casa.</p>
<p class="p1">Le nostre case si sono trasformate in aule scolastiche e in uffici, con la differenza che non hanno gli spazi adeguati. La convivenza di così tante attività nello stesso luogo porta ad attriti prima sconosciuti, fa emergere conflitti riattivati dai nostri istinti primari: abbiamo bisogno di spazi personali, di una distanza, si, per la nostra sopravvivenza anche psicologica.</p>
<p class="p1">Ho riguardato spesso la <strong>piramide dei bisogni di Maslow</strong> in questo periodo e constato che siamo regrediti al soddisfacimento dei puri bisogni di sopravvivenza fisiologica, in parte e con fatica tentiamo di nutrire quelli affettivi e di appartenenza, i nostri bisogni sociali e di sopravvivenza psicologica. La necessità di mantenere le distanze per motivi igienico-sanitari ha assottigliato  questa fetta della piramide.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-839 aligncenter" src="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2021/03/LaPiramideDiMaslow-1-e1486743145963-300x154.jpg" alt="" width="327" height="168" /></p>
<p class="p1">Così, non ci resta che mangiare, bere, dormire bene, camminare all&#8217;aria aperta. Penso al mantra di mio papà, scomparso lo scorso luglio a causa del Covid, che amava ripetere: “Mangio, bevo, dormo, non ho dolori: sono un signore”. La sua vita era semplice, questa è la vita degli anziani che stanno bene con poco: avrebbe retto bene questa fatica. Ah, per inciso, dovremmo ricordarci che un giorno anche noi diventeremo anziani.</p>
<p class="p1">Per me che resto, da sopravvissuta insieme a molti altri, per noi che restiamo è fondamentale raggiungere anche il terzo gradino della piramide, assicurarci l’affetto dei nostri cari più vicini e tentare di mantenere il più possibile l’appartenenza con i nostri ambiti professionali, con i colleghi, con gli amici o con il vicinato. Mantenere lo sguardo sul vertice della piramide, sul nostro bisogno di autorealizzazione.</p>
<p class="p1">Non conoscevamo questa fatica, molte cose erano scontate. Ora, rallentando, chinandoci su di noi, <strong>possiamo guardarci dentro</strong>, ascoltarci.</p>
<p class="p1">Fatica deriva da fatis, legato al verbo latino fatisco, cioè “aprirsi, fendersi, screpolarsi”. Fatis è quindi <strong>crepa</strong>, fessura.</p>
<p class="p1">Mi vengono in mente i <strong>cretti di Alberto Burri</strong>: opere straordinarie che riproducono le crepe che si creano nella terra riarsa, screpolata, appunto, affaticata, sfruttata. La terra perde la sua connessione, si separa, sembra quello che rischiamo noi oggi.</p>
<p class="p1"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-841 aligncenter" src="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2021/03/UNADJUSTEDNONRAW_thumb_123a4-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p class="p1">Eppure fermandoci, sostando a guardare le nostre &#8220;<strong>crepe interiori&#8221;</strong>, sono fiduciosa che troveremo la motivazione per andare in cerca dell’acqua, della linfa che possa farci di nuovo ammorbidire, ritrovare connessioni vitali, accogliere nuovi semi, fiorire, come questa immensa primavera.</p>
<p class="p1">Da riguardare, in questo periodo, il film di Kim Ki Duk “Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera” del 2003. Una meditazione per immagini sulla natura dell’uomo e la ciclicità del tempo.</p>
<p class="p1">Sostare, fermarsi, è necessario. Per ripartire. &#8220;Non dobbiamo temere la fatica, né combatterla&#8221;, mi ripeto in questo periodo.</p>
<p class="p1">Essa ci è necessaria, comprendo bene che questa fatica mi rimanda il senso del mio sentire, del mio esserci. La fatica che facciamo è ciò che renderà la fine di questa lunga e imprevedibile maratona una <strong>soddisfazione</strong> senza precedenti, alimenterà il nostro <strong>senso di efficacia personale</strong>, di avercela fatta. E comporterà di sicuro una ennesima <strong>trasformazione, </strong>attraverso quella crepa potremo intravedere un&#8217;apertura. Necessaria anch’essa.</p>
<p class="p1">Dunque, buona primavera a tutti. Nonostante la fatica.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nella dimensione del sogno</title>
		<link>https://danielacristofori.it/nella-dimensione-del-sogno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2019 16:08:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cura di sè]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[sogno]]></category>
		<category><![CDATA[stimolazione sensoriale]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
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					<description><![CDATA[In questo articolo invito a visitare una mostra collettiva di arte contemporanea sul tema del SOGNO]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><i>&#8220;Siamo fatti della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita.&#8221;</i></strong></p>
<p><i>  (da </i><i>W. Shakespeare, La tempesta)</i></p>
<p>“<b><i>Ho imparato a sognare” </i></b>recita il testo iniziale di una canzone dei Negrita, cantata magnificamente anche da Fiorella Mannoia. Lo stesso testo, in finale, conclude:</p>
<p><b><i>“C&#8217;è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò”</i></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella  mia composita esperienza fatta di <b>teatro</b>, <b>psicologia</b> e <b>arte</b>, compresa l’arte dello yoga, ho incontrato la dimensione del SOGNO da diversi punti di vista. Sognare è una esperienza che accomuna  molti di noi: al risveglio, una sensazione di distanza  dalla realtà può portarci a dimenticare quanto invece le due dimensioni siano connesse.</p>
<p><b>Sogno </b>e<b> realtà </b>si alimentano in un continuo <b>dialogo</b> fatto di linguaggi interconnessi. Per alcuni di essi ci è più facile avere una traduzione, con altri non abbiamo dimestichezza.</p>
<p>In realtà i sogni ci consentono di arrivare velocemente a quelle zone della coscienza in cui risiede la possibilità di attivare <b>creatività</b> e <b>conoscenza</b>, che vanno aldila&#8217; dei nostri processi dì razionalizzazione.</p>
<p>Il sogno ci consente di attivare una dimensione infinita in una conoscenza finita e si manifesta attraverso i<b>mmagini</b>.</p>
<p>Ecco perché tentare di “<strong>raccontare</strong> “ i nostri sogni con materiali artistici è come uscire da una dimensione personale, per allargare il campo della relazione con noi stessi ad altri, coltivando l’aspetto collettivo della nostra personalità e della nostra evoluzione personale.</p>
<p>Noi sogniamo sempre e appena raccontiamo i nostri sogni agli altri, essi acquistano una <b>dimensione sociale</b>. Diventano un patrimonio comune, condiviso. Possiamo raccontarli con le parole, oppure possiamo farlo con un quadro, una scultura.</p>
<p>E’ il caso della <b>mostra collettiva “Sogni e visioni” </b>organizzata da <b>L’Artè</b> a cui parteciperò con un mio quadro: questa mostra aggiunge alla visione delle <strong>opere</strong>, disposte in una piccola stanza come la stanza di un sogno, l’ascolto di <b>voci</b> che sussurrano frasi di poesie, frammenti di discorsi amorosi e <b>musiche</b>, per accompagnare lo spettatore in un percorso di <b>stimolazione sensoriale</b> simile a quella di un vero sogno. Un happening, una esperienza sia per gli artisti presenti, sia per i fruitori delle opere: ognuno potrà cogliere qualcosa di inedito, una nuova connessione, con la propria vita o con parti di se’, della propria storia, chissà.</p>
<p>Come già ho avuto occasione di dire, anche questa volta si tratterà di un’esperienza per favorire il <b>senso del “noi”</b>.</p>
<p>Uno psicologo, <b>Barrie Simmons</b>, utilizzava una tecnica di lavoro sui sogni che portava il soggetto narratore del sogno a una sorta di illuminazione, alla percezione diretta di una dimensione profonda, ancorata alla sua vita di tutti i giorni.</p>
<p>Non è forse questo che cerchiamo? Un contatto,  una luce sulle nostre esistenze? E una volta “imparato a sognare”, perché smettere?</p>
<p>Concludo questa breve e modesta riflessione sul grande tema dei sogni, citando una frase dal testo di Sergio Bambarèn, “Il delfino”:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><b><i>&#8220;Ricorda:</i></b></p>
<p style="text-align: center;"><b><i>“Quando stai per rinunciare,</i></b></p>
<p style="text-align: center;"><b><i>quando senti che la vita è stata</i></b></p>
<p style="text-align: center;"><b><i>troppo dura con te,</i></b></p>
<p style="text-align: center;"><b><i>ricordati chi sei.</i></b></p>
<p style="text-align: center;"><b><i>Ricorda il tuo sogno”.</i></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-674 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2019/04/6912bb37-83c1-4d98-b6d4-8fc54c834f30-300x143.jpg" alt="" width="397" height="189" /></p>
<p style="text-align: center;">INAUGURAZIONE il 10 aprile 2019, alle 19.</p>
<p style="text-align: center;">INGRESSO LIBERO</p>
<p style="text-align: center;">Piazza del Rosario 1, (angolo Via Bergognone) &#8211; Milano</p>
<p style="text-align: center;">La mostra prosegue fino al 14 aprile, aperta nei seguenti orari:</p>
<p style="text-align: center;">11 e 12 Aprile &#8211; 17.00-20.00</p>
<p style="text-align: center;">13 e 14 aprile &#8211; 11.00-13.00/15.00-19.00</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-675 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2019/04/adda25a0-4e83-48e3-add4-34fa04b30daf-300x143.jpg" alt="" width="354" height="169" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2019/04/adda25a0-4e83-48e3-add4-34fa04b30daf-300x143.jpg 300w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2019/04/adda25a0-4e83-48e3-add4-34fa04b30daf.jpg 595w" sizes="auto, (max-width: 354px) 100vw, 354px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Daniela Cristofori, psicoterapeuta e artista </i></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Arte della meraviglia</title>
		<link>https://danielacristofori.it/larte-della-meraviglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Dec 2018 04:45:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teatro e Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi transazionale]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
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					<description><![CDATA[In questo articolo Daniela Cristofori propone un approfondimento sul significato di una mostra collettiva d'arte come occasione di sperimentare l'arte della meraviglia e promuovere benessere individuale e senso del "noi"]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei oggi parlare della importanza di partecipare a fenomeni artistici collettivi, sia come spettatori che come artisti in prima persona, per le molte possibilità creative e trasformative che una esperienza di questo tipo può apportare. Mi piace chiamare questa possibilità ARTE DELLA MERAVIGLIA, arte che come tutte le arti va coltivata nel tempo. Ho bisogno però di fare una premessa.</p>
<p>Molto tempo fa, in un periodo ampio che va dal Medioevo fino all’Ottocento, quando le possibilità di comunicare erano affidate a piccioni viaggiatori, corrieri, pergamene scritte a mano che percorrevano itinerari per terra e per mare viaggiando di mano in mano, tra cavalcate e carrozze, terreni accidentati e mari in tempesta, noi uomini possedevamo ancora una grande capacità di meravigliarci.</p>
<p>Proprio in questo ampio lasso di tempo cominciarono a prendere corpo le <b>Wunderkammer,</b> le stanze della meraviglia, vere e proprie stanze adibite ad accogliere oggetti i più svariati, che vennero appunto chiamati <b>Mirabilia</b>. Possiamo pensare a queste stanze che permettevano di raccogliere anche frutti di sperimentazioni o casuali e fantastiche anomalie dei regni animale, vegetale o minerale, come ai primi rudimentali musei privati, o come alle prime forme di collezionismo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-628 size-medium" src="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_1238-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_1238-300x300.jpg 300w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_1238-150x150.jpg 150w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_1238-570x570.jpg 570w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_1238-500x500.jpg 500w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_1238.jpg 595w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />                                                   <img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-626 alignnone" src="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_1235-300x232.jpg" alt="" width="391" height="300" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’intento era comunque quello di mantenere desta la memoria e la capacità di meravigliarsi di fronte a cose che in un attimo distoglievano gli esseri umani dalla loro quotidianità, dal &#8220;già conosciuto&#8221;.</p>
<p><b>La sorpresa</b>, la meraviglia, è considerata una delle <b>emozioni fondamentali</b> fin dai tempi di Platone, Aristotele e di Darwin, che poi le classificò e le studio’, ed è una emozione legata alla scoperta di qualcosa di nuovo, di inaspettato.</p>
<p>Può avere un risvolto piacevole o spiacevole a seconda dello stimolo che provoca questa reazione, ma in ogni caso la meraviglia può portare ad una apertura, spesso a quello che venne per la prima volta battezzato come <b>insight</b> (in tedesco <i>Einblick</i>) da Wolfgang Köhler nel 1913, cioè una forma intelligente di soluzione di problema.</p>
<p>Köhler è stato uno psicologo tedesco, sostenitore della <b>psicologia della Gestalt</b>, ovvero della forma, che si sviluppò a partire da studi sui fenomeni percettivi ed estese poi le sue  scoperte all’area degli aspetti cognitivi, in particolare alla capacità di apprendere.</p>
<p>Köhler condusse numerosi esperimenti ed osservazioni dei comportamenti dei primati in stato di cattività, ma uno in particolare passa alla storia: e cioè quello in cui uno scimpanzé dal <i>meraviglioso</i> nome di Sultano, giocherellando con due bastoni, riesce a metterli l’uno nell’altro e con questo nuovo attrezzo porta a se’ la banana che si trovava fuori dalla gabbia, ma a una distanza non raggiungibile con le sue sole braccia.</p>
<p>Sultano fa “casualmente” una “scoperta” che ristruttura rapidamente e radicalmente la sua percezione del problema, in quanto il ruolo funzionale del bastone è cambiato: da oggetto che serve a distrarlo dalla sua voglia di banana, diventa lo strumento per<em> avere</em> la banana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-627 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_1242-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_1242-300x187.jpg 300w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2018/12/IMG_1242.jpg 609w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo passaggio è reso possibile, secondo lo psicologo, perché tutti gli elementi erano presenti nel campo percettivo di Sultano, anche se i due bastoni prima della “scoperta” non avevano la stessa funzione che hanno assunto dopo.</p>
<p>La traduzione esatta in italiano di Einblick o insight, sarebbe “vista dall’interno”, cioè <b>intuizione</b>, parola dalle molte implicazioni filosofiche, e il  passaggio cognitivo sopra descritto ci porterebbe a parlare di <b>creatività </b>o <b>pensiero creativo</b>.</p>
<p>Ma c’è un altro aspetto che mi sembra fondamentale, uno dei cardini della psicologia della Gestalt, e cioè il famoso assunto che <b>IL TUTTO È PIÙ DELLA SOMMA DELLE SUE SINGOLE PARTI</b>.</p>
<p>Tradotto in termini più quotidiani potremmo dire che possiamo allenarci ad avere una visione più ampia dei problemi; inoltre un altro psicologo tedesco, Kurt Lewin, dopo poco tempo applicherà questa “legge “ allo studio dei gruppi e delle <b>dinamiche dei gruppi </b>visti come totalità dinamiche, in cui la diversità dei membri è un aspetto che rende il campo particolarmente ricco e dinamico e la interazione fra i suoi membri porta il gruppo ad assumere una forma che non può essere semplicemente data dalla somma dei suoi membri, ma è qualcosa di più, di totalmente nuovo e unico.</p>
<p>Anche la mia teoria psicologica di riferimento, l&#8217;<strong>Analisi</strong><b> Transazionale</b>, si occupa  di <b>gruppi </b>e utilizza nello stesso tempo la capacità di <b>intuizione</b>, fenomeno di cui Berne scrisse fin dall’inizio dei suoi studi.</p>
<p>Ora voi direte, e cosa c’entra tutto questo con la partecipazione ad una mostra collettiva d’arte?</p>
<p>C’entra con il fatto che partecipare ad una mostra collettiva ci porta a cogliere una <strong>coralità</strong>, ma anche ad entrare in stanze individuali, <i>Le Stanze della Meraviglia</i>, appunto.</p>
<p>Possiamo guardare queste stanze da diversi punti di vista: se viste dall’interno, dalla prospettiva di ogni singolo artista che ha prodotto quelle opere, siamo indotti a pensare alla funzione primaria dell’arte come “dispositivo necessario a prendersi cura di se’ e per affacciarsi al mondo, in certi casi la materia stessa per acquisire le capacità potenziali di sentire e di pensare” (G. Bedoni), proprio come aveva intuito lo psicoanalista inglese Winnicott.</p>
<p>Possiamo poi guardarle dalla prospettiva di noi come osservatori, visitatori, fruitori che passando da una stanza all’altra attraversino una sorta di piccolo mondo eterogeneo popolato di oggetti fantastici, nuovi, ognuno portatore di una sua verità. Un po’ come le Wunderkammer, le originali <b>Stanze della meraviglia </b>che raccoglievano oggetti provenienti dalle più diverse parti del mondo, con l’unica caratteristica comune: la capacità di stupire.</p>
<p>Ecco, Noi uomini moderni, abituati a viaggiare nel tempo e nello spazio con un solo clic, assuefatti ad oggetti bidimensionali, appiattiti dalla visione su schermi digitali e anonimi, sembriamo destinati a dimenticare questa Arte della Meraviglia. Per questo credo sia ancora più importante avvicinarci ad esperienze come quelle di una mostra collettiva, per educarci a passare dal “Già visto e scontato” che porta a sentimenti di progressivo svuotamento e insoddisfazione, al mondo della meraviglia, della scoperta di piccoli mondi espressivi personali ma autentici, concreti.</p>
<p>Piccole o grandi stanze nelle quali entrare, sostare, guardare ed ascoltare, per allenarci e non perdere il piacere della meraviglia e del <b>contatto</b> concreto con le opere d’arte e con gli altri, artisti e visitatori presenti durante l’inaugurazione della mostra, per connettere coralità e individualità, alimentando il <b>senso del “Noi”</b>.</p>
<p>Insomma, un evento, una esperienza che rischia di aprirci a nuove scoperte.</p>
<p>Come tanti piccoli Sultano potremmo rischiare di fare “scoperte” destinate a cambiare qualcosa di noi. Potremmo rischiare di Meravigliarci e restare, come i bambini di fronte alle vetrine natalizie di questi giorni, sospesi in una espressione di stupore che ci faccia recuperare parti di noi vitali e sempre pronte a ridestarsi e a generare <strong>benessere</strong>. Purchè gliene diamo l&#8217;occasione.</p>
<p>Non mi resta che augurarvi buon viaggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Daniela Cristofori, psicologa, psicoterapeuta</em></p>
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