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	<title>Daniela Cristofori | Corso pratico per genitori "disperati"</title>
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	<link>https://danielacristofori.it</link>
	<description>Psicologa, psicoterapeuta,  yoga e arti espressive</description>
	<lastBuildDate>Wed, 21 Feb 2024 16:24:30 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Credere in se stessi</title>
		<link>https://danielacristofori.it/credere-in-se-stessi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Feb 2024 16:16:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cura di sè]]></category>
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					<description><![CDATA[Metti una sera di abitudinaria routine guardando un programma in TV mentre prepari la cena. Il programma in questione, un...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Metti una sera di abitudinaria routine guardando un programma in TV mentre prepari la cena.</p>
<p class="p1">Il programma in questione, un cosiddetto &#8220;intrattenimento&#8221;, è famoso in Italia, mescola fortuna e intuito e offre la possibilità di vincere anche discrete somme di denaro. I concorrenti giocano in coppia, discutendo fra di loro e apertamente con il pubblico le motivazioni che li spingono a fare le loro “mosse”, a rifiutare o accettare offerte dall’invisibile “notaio” che accompagna il gioco nel suo svolgersi. Impossibile non parteggiare per loro, non prendere posizione, non criticare eventuali mosse considerate azzardate o addirittura sconsiderate. Ci vuole una buona dose di coraggio per andare in tv e partecipare a programmi così, dove <b>l’emotività</b> in certi momenti va controllata, in altri lasciata libera di esprimersi e di contagiare il pubblico in studio e a casa. Condividere in diretta i giochi della buona e della cattiva sorte non è cosa da poco, perché tutti vorremmo naturalmente vincere e portarci a casa un bel gruzzolo per pagare il mutuo, saldare le ultime rate di un elettrodomestico o di un’auto, mettere al sicuro lo studio dei figli per qualche tempo, o altro. Le motivazioni che spingono chi si candida e si presenta ai provini per questo tipo di programmi sono le più diverse. Anche in base all’età.</p>
<p class="p1">Ecco, quella sera ho potuto con grande piacere e sorpresa assistere alla esibizione di una incrollabile <b>fiducia in se stessi</b>, di una certezza basata sull’ascolto della propria <b>intuizione</b>, di una forma di <b>intelligenza</b> cioè che non si basa su un ragionamento puramente razionale, ma che va oltre la razionalità e non trova altra spiegazione se non quella del “sentire”. Ebbene, quella sera, il concorrente era supportato dal suo partner che lo invitava a riflettere sull’opportunità o meno di accettare le offerte del <span class="s1">“notaio”. Il partner ha esibito</span> una buona dose di <b>razionalità e di conoscenza dei comportamenti umani</b> quando si tratta di denaro in gioco e il concorrente ha dato prova di avere una profonda fiducia in se stesso e nelle sue intuizioni di base, che lo hanno portato a fare alcune scelte sulle quali non è mai tornato indietro. E la sua fermezza gli ha dato ragione, portandolo alla vittoria e alla vincita di una bella somma: l’esplosione di gioia nello studio e in tutti noi spettatori ha confermato il fatto che ognuno di noi  si identifica con il destino di quel concorrente, che la sua vittoria è anche un po’ la nostra, che aver visto un uomo capace di credere di avere un tesoro, lo ha portato effettivamente a trovarlo, a scoprirlo. E questo ha generato e diffuso emozioni positive tutt’intorno.</p>
<p class="p1">Quella sera abbiamo assistito alla rappresentazione di una bella metafora di ciò che potremmo fare se davvero <b>credessimo nelle nostre intuizioni profonde, e in noi stessi</b>, al punto da rischiare tutto e fino in fondo. Solo con la visione di una meta possiamo infatti procedere e trovare le energie per superare i passaggi difficili, solo intuendo la direzione tutte le nostre azioni acquistano senso. Nel caso del gioco è pur vero che la casualità fa la sua parte, ma anche quando giochiamo mettiamo in gioco noi stessi e le nostre credenze,<span class="Apple-converted-space"> </span>i nostri pensieri che rivelano il percorso mentale che ci porta a raggiungere le nostre mete, sia che queste si rivelino vincenti sia che si rivelino diverse dalle nostre aspettative. Ricordiamocelo ogni volta che la sfiducia e i dubbi ci assalgono: guardare oltre l’ostacolo e ricentrarci sulla nostra intuizione profonda fidandoci di lei, può aiutarci a sciogliere le <em>impasse</em> e<span class="Apple-converted-space"> </span>tornare a guardare al futuro con entusiasmo.</p>
<p class="p1">Ne abbiamo tutti un gran bisogno.</p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #800000;"><em>Daniela Cristofori, psicoterapeuta e artista</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>Aggiungo una considerazione più strettamente psicologica, poiché quella sera mi è anche sembrato di assistere in diretta ad una teatralizzazione di ciò che in Analisi Transazionale chiamiamo dialogo interno tra le varie parti della nostra personalità, con esito finale positivo. Vedere il concorrente giocare così deciso ad ascoltare la sua intuizione mi ha ricordato l’<b>importanza di energizzare il nostro Bambino Libero positivo</b>, cioè quella parte della nostra personalità capace di stare in intimità, di decidere in modo autonomo e di giocare in modo spontaneo, senza lasciarsi schiacciare dalle voci critiche interne. La figura del partner a supporto del concorrente mi è sembrata simile a quella parte della nostra personalità che in Analisi Transazionale esercita la funzione Adulta, quella che ci riporta al qui e ora della situazione analizzando i problemi con razionalità e calma, ma anche simile ad un Genitore Affettivo positivo poiché incoraggia e supporta con empatia. La figura del notaio invece potrebbe essere assimilabile a quella dei nostri sabotatori interni, quei personaggi un po’ arcigni e scomodi che ci frenano sempre, che ci scoraggiano e frappongono mille ostacoli alla libera espressione della nostra intuizione e spontaneità. Ho pensato alla voce di un <strong>Genitore Critico negativo</strong> o di un <strong>Genitore Affettivo negativo</strong> che con la sua invadenza ansiosa soffoca la nostra libera iniziativa e autonomia.</p>
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		<title>La fatica da pandemia</title>
		<link>https://danielacristofori.it/la-fatica-da-pandemia-una-fessura-per-guardare-ai-nostri-bisogni-di-sopravvivenza-psicologica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Mar 2021 22:05:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cura di sè]]></category>
		<category><![CDATA[alberto burri]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[bisogni psicologici]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[maratona]]></category>
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		<category><![CDATA[pandemic fatigue]]></category>
		<category><![CDATA[piramide di Maslow]]></category>
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		<category><![CDATA[senso di efficacia]]></category>
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					<description><![CDATA[Sento il bisogno di riflettere sul tema della fatica. Quella che sto facendo io, che sento nelle persone con cui...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Sento il bisogno di riflettere sul tema della <strong>fatica</strong>.</p>
<p class="p1">Quella che sto facendo io, che sento nelle persone con cui lavoro, che si avverte a livello sociale e istituzionale.</p>
<p class="p1">La fatica che viene dopo più di un anno dall’inizio della pandemia. La cosiddetta <strong>Pandemic fatigue</strong>.</p>
<p class="p1">Se ripenso a questo anno penso alle emozioni della <strong>prima ondata</strong>, la <strong>paura</strong> ma anche la voglia di resistere, come per una sfida in una gara che pensi di ultimare in fretta, bruciante. Ci siamo impegnati tutti al massimo, scoprendo <strong>capacità di resistenza</strong> nascoste, voglia di incoraggiarci, di starci vicini nel dolore per le numerose perdite, per i lutti, per la mancanza di lavoro.</p>
<p class="p1">L’estate scorsa ci siamo riversati per le strade e sulle spiagge, pensando che fosse finita. Non avevamo vinto la gara, sapevamo nel nostro intimo che era solo una tregua, ma non ci interessava, era più importante riposare, riprendere una vita il più possibile normale.</p>
<p class="p1">Invece, in autunno, la <strong>seconda ondata</strong> ci ha colti impreparati. Pensavamo fosse finita, invece è iniziata <strong>una lunga maratona</strong>, per la quale non eravamo allenati. E’ molto diverso allenarsi per i 200 metri o per una maratona.</p>
<p class="p1">Se pensiamo alla differenza fisica degli atleti capiamo che i primi puntano sulla potenza bruciante, i loro muscoli sono poderosi e scattanti. I secondi sono esili, leggeri, il loro fisico deve poter reggere lunghe distanze e la fatica di una marcia che avrà momenti fisiologici di rallentamento e poi di ripresa. Bisogna conservare le energie per il momento in cui mancherà un solo chilometro al traguardo: lì non possiamo sbagliare. Dovremo scattare fino al nastro finale.</p>
<p class="p1">Ma passato l’autunno, e ormai anche un inverno in cui ci siamo ritrovati immersi in una <strong>terza ondata</strong> di contagi, ecco che la fatica per lo sforzo prolungato, per una maratona strana, che continua a spostare il suo traguardo un po’ più in là, emerge in modo sempre più chiaro.</p>
<p class="p1"><strong>Dobbiamo rallentare</strong>, anche fermarci, a tratti. Come l’uomo nell’immagine.</p>
<p class="p1">Questo fermarsi e riprendere fiato,<strong> respirare</strong>, rallentare, ripiegarsi su di sé, rivolgersi alla terra per trovare ancoraggio, sicurezza, è ciò che provo in questo momento.</p>
<p class="p1">Ho bisogno di sostare: me ne rendo conto perché è il mio corpo che me lo dice. Con il suo bisogno di sonno, di ritmi regolari, di una alimentazione semplice (invece che farmi tentare dalle “consolazioni” dolci o alcoliche) e anche, soprattutto, con il suo<strong> bisogno di silenzio</strong>.</p>
<p class="p1">Penso allora alla fatica che incontro nelle persone con cui lavoro, legata all’imposizione di lavorare da casa, di fare scuola da casa.</p>
<p class="p1">Le nostre case si sono trasformate in aule scolastiche e in uffici, con la differenza che non hanno gli spazi adeguati. La convivenza di così tante attività nello stesso luogo porta ad attriti prima sconosciuti, fa emergere conflitti riattivati dai nostri istinti primari: abbiamo bisogno di spazi personali, di una distanza, si, per la nostra sopravvivenza anche psicologica.</p>
<p class="p1">Ho riguardato spesso la <strong>piramide dei bisogni di Maslow</strong> in questo periodo e constato che siamo regrediti al soddisfacimento dei puri bisogni di sopravvivenza fisiologica, in parte e con fatica tentiamo di nutrire quelli affettivi e di appartenenza, i nostri bisogni sociali e di sopravvivenza psicologica. La necessità di mantenere le distanze per motivi igienico-sanitari ha assottigliato  questa fetta della piramide.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-839 aligncenter" src="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2021/03/LaPiramideDiMaslow-1-e1486743145963-300x154.jpg" alt="" width="327" height="168" /></p>
<p class="p1">Così, non ci resta che mangiare, bere, dormire bene, camminare all&#8217;aria aperta. Penso al mantra di mio papà, scomparso lo scorso luglio a causa del Covid, che amava ripetere: “Mangio, bevo, dormo, non ho dolori: sono un signore”. La sua vita era semplice, questa è la vita degli anziani che stanno bene con poco: avrebbe retto bene questa fatica. Ah, per inciso, dovremmo ricordarci che un giorno anche noi diventeremo anziani.</p>
<p class="p1">Per me che resto, da sopravvissuta insieme a molti altri, per noi che restiamo è fondamentale raggiungere anche il terzo gradino della piramide, assicurarci l’affetto dei nostri cari più vicini e tentare di mantenere il più possibile l’appartenenza con i nostri ambiti professionali, con i colleghi, con gli amici o con il vicinato. Mantenere lo sguardo sul vertice della piramide, sul nostro bisogno di autorealizzazione.</p>
<p class="p1">Non conoscevamo questa fatica, molte cose erano scontate. Ora, rallentando, chinandoci su di noi, <strong>possiamo guardarci dentro</strong>, ascoltarci.</p>
<p class="p1">Fatica deriva da fatis, legato al verbo latino fatisco, cioè “aprirsi, fendersi, screpolarsi”. Fatis è quindi <strong>crepa</strong>, fessura.</p>
<p class="p1">Mi vengono in mente i <strong>cretti di Alberto Burri</strong>: opere straordinarie che riproducono le crepe che si creano nella terra riarsa, screpolata, appunto, affaticata, sfruttata. La terra perde la sua connessione, si separa, sembra quello che rischiamo noi oggi.</p>
<p class="p1"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-841 aligncenter" src="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2021/03/UNADJUSTEDNONRAW_thumb_123a4-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p class="p1">Eppure fermandoci, sostando a guardare le nostre &#8220;<strong>crepe interiori&#8221;</strong>, sono fiduciosa che troveremo la motivazione per andare in cerca dell’acqua, della linfa che possa farci di nuovo ammorbidire, ritrovare connessioni vitali, accogliere nuovi semi, fiorire, come questa immensa primavera.</p>
<p class="p1">Da riguardare, in questo periodo, il film di Kim Ki Duk “Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera” del 2003. Una meditazione per immagini sulla natura dell’uomo e la ciclicità del tempo.</p>
<p class="p1">Sostare, fermarsi, è necessario. Per ripartire. &#8220;Non dobbiamo temere la fatica, né combatterla&#8221;, mi ripeto in questo periodo.</p>
<p class="p1">Essa ci è necessaria, comprendo bene che questa fatica mi rimanda il senso del mio sentire, del mio esserci. La fatica che facciamo è ciò che renderà la fine di questa lunga e imprevedibile maratona una <strong>soddisfazione</strong> senza precedenti, alimenterà il nostro <strong>senso di efficacia personale</strong>, di avercela fatta. E comporterà di sicuro una ennesima <strong>trasformazione, </strong>attraverso quella crepa potremo intravedere un&#8217;apertura. Necessaria anch’essa.</p>
<p class="p1">Dunque, buona primavera a tutti. Nonostante la fatica.</p>
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		<title>Amare se stessi ai tempi del COVID</title>
		<link>https://danielacristofori.it/amare-se-stessi-ai-tempi-del-covid/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Nov 2020 18:48:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cura di sè]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e pratiche]]></category>
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					<description><![CDATA[Insieme alla collega Mariavittoria Giusti abbiamo pensato di offrire uno spazio di condivisione  online a un piccolo gruppo di persone,...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Insieme alla collega <strong>Mariavittoria Giusti</strong> abbiamo pensato di offrire uno <strong>spazio di condivisione  online a un piccolo gruppo di persone</strong>, con l&#8217;obiettivo di imparare a conoscere le nostre <strong>emozioni</strong> e il modo in cui fronteggiare lo <strong>stress</strong> a cui i tempi attuali della<strong> pandemia</strong> ci costringono.</p>
<p>Amare se stessi  è la valorizzazione delle proprie <strong>risorse interne</strong>, per sviluppare un senso di valore e di sicurezza da mettere al servizio della vita comunitaria e delle <strong>relazioni</strong> a cui teniamo. Un modo per <strong>nutrire i nostri bisogni profondi di connessione interpersonale e affettivi</strong>.</p>
<p>Imparare ad <strong>amare se stessi ai tempi del Covid</strong> significa imparare a <strong>fronteggiare le avversità coltivando emozioni positive</strong>, una risorsa per sé che può diventare risorsa anche per altri.</p>
<p>Un circolo virtuoso che è possibile decidere di attivare, insieme, con la <strong>forza del gruppo</strong>.</p>
<p>Trovate le informazioni per partecipare ed iscrivervi nella locandina. L&#8217;<strong>approssimarsi del tempo natalizio</strong> invita ad una maggiore <strong>intimità con se stessi</strong>; può essere un tempo propizio, questo delicato del Covid, per avvicinarsi alle prossime feste in modo pieno e consapevole, coltivando la propria<strong> intelligenza emotiva</strong>.</p>
<p>Date: 2 &#8211; 9 &#8211; 16 Dicembre 2020, dalle 18.30 alle 20.</p>
<p>Costo del percorso: 140 Euro.</p>
<p>Scrivete a daniela@danielacristofori.it o a giustimariavittoria@gmail.com per fissare un <strong>colloquio conoscitivo gratuito</strong>, necessario per la formazione del gruppo.</p>
<p>Una volta formalizzata l&#8217;iscrizione ed effettuato il pagamento nelle modalità che verranno comunicate, i partecipanti riceveranno un link per collegarsi sulla piattaforma Zoom.</p>
<p>Esiste la possibilità di proseguire gli incontri di gruppo a partire da Gennaio, su temi che potranno emergere in seguito e con modalità da concordare a seconda delle esigenze dei partecipanti.</p>
<p>Vi aspettiamo.</p>
<p>Dott.ssa Daniela Cristofori e Dott.ssa Mariavittoria Giusti</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Fare amicizia con la propria rabbia</title>
		<link>https://danielacristofori.it/fare-amicizia-con-la-propria-rabbia-un-amico-straordinario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2020 09:34:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cura di sè]]></category>
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					<description><![CDATA[Se non avessi ricevuto un “bidone” da amici invitati a cena in un sabato sera, a causa di una febbre...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se non avessi ricevuto un “bidone” da amici invitati a cena in un sabato sera, a causa di una febbre improvvisa, non avrei potuto gustare un <b>film fuori dall’ordinario</b> come <strong>“Un amico straordinario”<a href="https://www.youtube.com/watch?v=q7plrMPzYl4">https://www.youtube.com/watch?v=q7plrMPzYl4</a></strong>.</p>
<p>La <b>cautela nelle uscite mondane</b> che <b>l’emergenza sanitaria</b> in atto ci impone, non sempre è svantaggiosa.</p>
<p>Come in questo caso.</p>
<p>Il film<span class="Apple-converted-space">  </span>è un vero <b>elogio della gentilezza e della pazienza verso se stessi e verso gli altri,</b> come lavoro quotidiano sull’emozione della <b>rabbia</b>,<span class="Apple-converted-space">  </span>una rabbia covata da tempo e che è diventata tossica.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>E non è solo per la maestria con cui Tom Hanks interpreta un uomo in tarda età che il film ci cattura nonostante i suoi tempi lenti,<span class="Apple-converted-space">  </span>rispetto a quelli<span class="Apple-converted-space">  </span>cui siamo abituati oggi. E’ la mescolanza di linguaggi che ci attrae, linguaggi adatti ai bambini come le parti cantate o l’uso dei modellini plastici delle città. Come a sancire che il tempo si è fermato o che eternamente si ripete. L’esclamazione “Misericordia!” usata da Tom Hanks-Fred Rogers di fronte alle sofferenze altrui è un’altra parola desueta, eppure curativa: ci colloca nella dimensione dell’<b>empatia che muove ad operare, che nel curare l’altro cura noi stessi</b>.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La lentezza narrativa ci dà infatti il tempo di entrare nei personaggi, di assaporarne la storia, le motivazioni.</p>
<p>C’è un vecchio presentatore televisivo, un giornalista sofferente, non più giovane e neo-padre, un piccolo neonato inconsapevole e tenero, sempre presente, come a dire che <b>la vita si ripete e che va guardata, accarezzata, coccolata, perché è eternamente fragile.</b></p>
<p>Il film parla infatti anche di <b>generazioni a confronto</b>, di <b>ferite tra padri e figli</b> e soprattutto della capacità di un uomo in tarda età, di continuare ad essere PADRE anche per chi figlio biologico non è, un uomo che sente la necessità di guarire la ferita della rabbia per riaccendere la vita, un sorriso, riportare lo sguardo su un futuro possibile: <strong>restare connessi</strong>, anche con le proprie difficoltà.</p>
<p>Non finirò mai di ringraziare la regista Marielle Heller per la delicatezza femminile del suo sguardo: quanti sguardi dei diversi personaggi ci restano impressi, per la forza con cui ci dicono <b>“Ti vedo, esisto per te e tu esisti per me”</b>. Eric <b>Berne, padre dell’Analisi Transazionale, ha parlato di forme di riconoscimento primarie nella relazione di cura</b>, prima fra queste <b>la potenza dello sguardo</b>, che avvia un primo contatto diretto nella relazione e ce ne fa gustare il sapore.</p>
<p>La storia, di Fred Rogers realmente esistito, si apre proprio con lo sguardo di uno straordinario attore e non solo “amico” nel titolo: Tom Hanks. La scena iniziale lo dimostra: lo vediamo entrare in casa sua parlando, cantando, mentre si toglie una giacca, si infila un cardigan con cerniera, si sfila scarpe di cuoio e si infila scarpe con i lacci che allaccia a tempo di musica, con parole che si danno appuntamento con gesti ben precisi.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La<b> scuola degli attori americani</b>… che delizia!</p>
<p>E che potente messaggio per <b>imparare a comprendere e gestire la propria rabbia</b>!</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il nostro bisogno di strutturare il tempo</title>
		<link>https://danielacristofori.it/il-nostro-bisogno-di-strutturare-il-tempo-isolamento-come-apprendimento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2020 05:57:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cura di sè]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi transazionale]]></category>
		<category><![CDATA[daniela cristofori]]></category>
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		<category><![CDATA[isolamento]]></category>
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		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[tempo]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo il lungo periodo del lockdown, finalmente la vita è ripresa: stiamo per entrare nella fase 3, la fase più...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il lungo periodo del lockdown, finalmente la vita è ripresa: stiamo per entrare nella <b>fase 3</b>, la fase più delicata.</p>
<p>Abbiamo tutti cambiato di nuovo ritmo, siamo usciti dalle nostre case che ci hanno protetti fino ad ora, per andare fuori, al lavoro, per riprendere più o meno gradualmente ad avere una vita sociale, certo, in modi diversi da prima.</p>
<p>Stiamo affrontando un altro cambiamento  e potremmo provare diverse <b>emozioni</b>: sorpresa, euforia, oppure paura, tristezza, fino ad arrivare all’angoscia.</p>
<p>Il panorama dei nostri mondi interiori è davvero vasto.</p>
<p>Potremmo sentirci euforici e desiderosi di riprendere tutto come prima, come se niente fosse accaduto, armati di instancabile ottimismo come per dimenticare un incubo: fare finta che nulla sia accaduto.</p>
<p>Sigmund Freud l’ha chiamata <b>rimozione</b>: è un meccanismo difensivo importante per la nostra sopravvivenza. Alla lunga, però, può crearci qualche problema.</p>
<p>Io sento che la tentazione maggiore in questa fase è quella di <strong>ricadere nei vecchi meccanismi ripetitivi</strong>: potremmo farci prendere dalla <strong>fretta</strong>, dalla smania di recuperare il tempo perduto durante il periodo del lockdown.</p>
<p>Ma<b> il tempo si perde</b>?</p>
<p>Sono infinite le riflessioni che filosofi, teologi, pensatori di ogni epoca hanno elaborato sul tempo. Io scelgo di ascoltare due voci tratte dalla letteratura. Una di queste è tratta dal libro<strong> “Momo”, di Michael Ende</strong>:</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800000;"><i>“Esiste un grande eppur quotidiano mistero. Tutti gli uomini ne partecipano, ma pochissimi si fermano a rifletterci. Quasi tutti si limitano a prenderlo come viene e non se ne meravigliano affatto. <strong>Questo mistero e’ il tempo</strong>. </i></span><span style="color: #800000;"><i>E</i><i>sistono calendari e orologi per misurarlo, misure di ben poco significato perche’ tutti sappiamo che, talvolta, un’unica ora ci puo’ sembrare un’eternita’, e un’altra invece passa in un attimo… dipende da quel che viviamo in quest’ora.</i></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800000;"><b><i>Perche’ il tempo e’ vita. E la vita dimora nel </i></b><strong><i>cuore.”</i></strong></span></p>
<p>Ma cosa significa che il tempo, la vita dimora nel cuore?</p>
<p>Mi viene in mente un altro personaggio che ci puo’ aiutare a comprendere il significato profondo del tempo. E questo personaggio è <b>Madama Lumaca</b>, la cameriera della fata turchina, nel libro di Pinocchio di Carlo Collodi.</p>
<p>Pinocchio la incontra molto avanti nella storia. Ne ha già combinate di tutti i colori: è stato derubato dal gatto e la volpe, impiccato e resuscitato dalla fatina, è stato messo a fare la guardia come un cane alla catena, ha rischiato di essere arrestato e accusato di aver quasi ammazzato un ragazzino… e nella sua fuga, in uno dei tanti attimi di pentimento, arriva alla casa della fata di notte, con la pioggia e con la sua urgenza di vederla, affamato, pentito.</p>
<p>A questo punto entra in scena Madama Lumaca, che si affaccia alla finestra con un lume sulla testa: “Scendo” annuncia, eppure per scendere un piano ci mette quattro ore; si riaffaccia, annuncia di essere in arrivo, ed eccola affacciarsi al piano terra solo al mattino. Diciamolo: circa 8 ore per arrivare ad aprire la porta! A quel punto offre una colazione al burattino tutto bagnato e infreddolito che lui, tutto smanioso, comincia a divorare…salvo scoprire che era cibo di gesso!</p>
<p>Ma che significa che il cibo e’ di gesso?</p>
<p>A me sembra che il <b>momento della lunga attesa</b> di Pinocchio fuori dalla porta della casa della fata, imposta dalla lentezza di Madama Lumaca, (<i>“io sono una lumaca e le lumache non hanno mai fretta”</i>) sia <b>un invito a fare memoria</b>, a prendersi del tempo per <b>lasciare depositare i ricordi</b>, <b>rivedere e riconoscere i propri errori, lasciare che nascano nuove decisioni.</b></p>
<p>E poi: il cibo di gesso. Il gesso è un materiale che prende forma rapidamente, si secca in fretta. Se pensiamo in termini di cura, il gesso serve per <b>proteggere da ulteriori traumi</b>, per <b>dare tempo alle fratture di saldarsi</b>.</p>
<p>Offerto come una colazione da portare al palato, sembra significare la voglia di scatenare un disgusto per tutto ciò che è stato fatto fino a quel momento, come a voler sancire <b>un prima e un dopo che sia impresso nel corpo </b>del burattino: forse di li’ in avanti potra’ distinguere il cibo buono, nutriente per crescere, da quello non buono.</p>
<p>Invece sembra che Pinocchio non abbia imparato nulla, che quella notte passata ad attendere sotto la finestra della fata, non abbia portato ad una crescita: lui è ancora un burattino, ancora attende che a manovrarlo sia sempre qualcun altro. Di lì a poco incontrerà Lucignolo, e sappiamo come andò.</p>
<p>Solo l’essere disposto a perdere la sua vita per salvare quella di suo padre, farà di lui un bambino vero, farà nascere in lui un cuore:</p>
<p style="text-align: center;"><i>“Perche’ il tempo e’ vita e la vita dimora nel cuore”.</i></p>
<p>Anche <strong>Eric Berne</strong>, padre dell’Analisi Transazionale, <strong>ha parlato del tempo</strong>; ci dice che tra i bisogni fondamentali dell’uomo c’e’ una vera e propria <strong>fame di strutturazione del tempo.</strong> Ha elencato sei modi che noi usiamo per strutturare il tempo: tra questi c’è anche <strong>l’isolamento</strong>. Non intendeva quello che abbiamo sperimentato noi: quello ci e’ stato imposto dall’esterno, dall’alto, come se a farlo fosse stato un grande Genitore Normativo. Quello ci fa paura.</p>
<p>L’isolamento a cui si riferisce Berne e’ invece scelto dal soggetto e corrisponde a bisogni specifici: il <strong>bisogno di dialogo interiore con se stessi</strong>, <strong>di centrarsi, di intimità con se stessi.</strong> In questi momenti di isolamento il  silenzio e la meditazione ci possono permettere di rielaborare stimoli e ricordi in modo decontaminato, lontano  dal chiasso della folla e delle comuni convinzioni.</p>
<p>Quindi, a differenza di Pinocchio il burattino, in quanto uomini e donne vere <strong>possiamo farci qualche domanda:</strong> cosa abbiamo imparato dal tempo di isolamento e dalla quarantena?</p>
<p>Cosa ci portiamo come <strong>risorsa acquisita per ripartire</strong>, per fronteggiare il nuovo che ci attende senza ricadere nei vecchi errori?</p>
<p>Vi auguro  gustose riflessioni.</p>
<p style="text-align: right;"><i> Daniela Cristofori, psicoterapeuta e artista</i></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fase 2: Alla ricerca dei nostri alleati interni</title>
		<link>https://danielacristofori.it/fase-2-alla-ricerca-dei-nostri-alleati-interni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2020 08:35:05 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Analisi transazionale]]></category>
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		<category><![CDATA[teatro della mente]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel testo di Mary Goulding “GLI INQUILINI DEL CERVELLO”, impariamo con ironia a liberarci di quei fastidiosi personaggi che, a...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel testo di Mary Goulding “GLI INQUILINI DEL CERVELLO”, impariamo con ironia a liberarci di quei fastidiosi personaggi che, a contratto ormai scaduto, ancora vengono a prendersi la scena del nostro palcoscenico interno.</p>
<p>Questi personaggi recitano sempre lo stesso ruolo, ci creano confusione e possono renderci cronicamente infelici.</p>
<p>Nonostante ciò, siamo così abituati a loro, che saremmo tentati di non fare nulla, di adattarci passivamente alla loro presenza. Freud stesso lo sapeva bene, parlò infatti di <b>resistenza al cambiamento,</b> per indicare proprio questo <strong>meccanismo psicologico difensivo</strong>, che ci protegge dal nuovo considerato come pericoloso.</p>
<p>Per questo il testo ci conduce gradualmente a fare la conoscenza dei nostri nemici interni, mettendoci addirittura nei loro panni, ascoltandone la voce e il messaggio che ci portano: così, gradualmente, impariamo a riconoscere che quei messaggi erano forse importanti, ma che è giunta l’ora di cambiarli, perché la loro utilità si è esaurita tanto tempo fa.</p>
<p>Ora che siamo adulti è molto probabile che sia necessario dirci altro, nella nostra mente.</p>
<p>Così <b>comincia la ricerca di altri personaggi da invitare sul palcoscenico della nostra mente, questa volta AFFETTUOSI ALLEATI da evocare quando ci sentiamo in difficoltà</b> e rischiamo di “entrare nel nostro copione” ripetitivo, come diremmo noi analisti transazionali.</p>
<p>Nella sua etimologia alleare significa unire, legare dal latino <i>alligare.</i></p>
<p>Un alleato ci dona un senso di unità, di legame e questo si traduce in un senso di sicurezza: ne abbiamo molto bisogno, soprattutto in questo momento, per affrontare la fase 2!</p>
<p><b>Potremmo rivolgerci alla Poesia o alla Letteratura</b> <strong>per cercarne qualcuno</strong>, magari in un libro che ci ha colpito. Forse ci piacerebbe che il Piccolo Principe di Antoine di Saint Exupery ci facesse compagnia</p>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-775 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/05/IMG_2530-300x300.jpeg" alt="" width="300" height="300" /></p>
<p style="text-align: center;">oppure ci piacerebbe invitare il nonno di Kirikù del film “KiriKù e la strada Karabà”</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-777 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/05/IMG_2384-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/05/IMG_2384-300x225.jpg 300w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/05/IMG_2384.jpg 480w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"> una Fata o un Elfo che <strong>potrebbero portarci questi messaggi</strong>:</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><strong>TI VOGLIO BENE</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><strong>TU SEI AMABILE</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><strong>TU VALI E SEI CAPACE DI DIFENDERTI</strong></span></p>
<p>Possiamo anche provare a <b>tornare con la nostra mente a quando eravamo piccoli e a ricordare qualcuno che ci ha profondamente amati, che ci ha fatto sentire al sicuro, protetti:</b></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><strong>La mamma</strong> che ci diceva <strong>“Ti voglio bene”</strong>,</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><strong> lo Zio Giovanni</strong> che sollevandoci in aria ripeteva: <strong>“Se avessi un figlio vorrei che fosse proprio come te!”</strong> ,</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"> o la nostra<strong> insegnante di matematica</strong> che ci ripeteva <strong>“Tu vali aldilà del voto”</strong>.</span></p>
<p>E’ un lavoro delicato, rispettoso dei tempi di ognuno, da non fare da soli, ma meglio se accompagnati da qualcuno: perfino Dante affrontò il suo viaggio in compagnia di Virgilio, se lo ha fatto lui…</p>
<p>Infine, se proprio non ci venisse in mente nulla, abbiamo sempre la possibilità di <b>ricordare<span class="Apple-converted-space">  </span>alcune situazioni in cui noi stessi abbiamo voluto bene a qualcuno, lo abbiamo curato, protetto, fatto sentire al sicuro.</b></p>
<p>Ricordiamo le cose che abbiamo detto, i gesti, il tono della voce e le sensazioni che abbiamo provato.</p>
<p>Insomma… usiamo il palcoscenico della nostra mente e raduniamo con cura i nostri alleati affettuosi, i nostri amici:</p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #993300;"><i>“d’ora in avanti questi amici interni, </i></span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #993300;"><i>che ti vogliono bene, </i></span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #993300;"><i>saranno con te e nella tua mente nel lungo viaggio della tua vita”.</i></span></strong></p>
<p>Buon viaggio!</p>
<p>Qui trovate <a href="https://www.youtube.com/watch?v=wv3e8gJJTQ8">https://www.youtube.com/watch?v=wv3e8gJJTQ8</a> in &#8220;Pillola video&#8221;, realizzata in collaborazione con il Teatro Oscar Desidera, l&#8217;argomento di questo articolo.</p>
<p style="text-align: right;"><i>Daniela Cristofori, psicoterapeuta e artista</i></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fare amicizia con gli inquilini nel nostro cervello</title>
		<link>https://danielacristofori.it/fare-amicizia-con-gli-inquilini-nel-nostro-cervello/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2020 13:37:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cura di sè]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi transazionale]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
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		<category><![CDATA[nemici interni]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[umorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando siamo sotto stress, come in questo momento storico, tendiamo in maniera inconscia a ripetere un nostro vecchio copione di...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando siamo sotto stress, come in questo momento storico, tendiamo in maniera inconscia a ripetere un nostro vecchio copione di vita.</p>
<p><strong>Sul palcoscenico della nostra mente potrebbero entrare in scena personaggi poco piacevoli</strong><strong>, che ostacolano il nostro pensiero, i nostri sentimenti e influenzano i nostri comportamenti, verso noi stessi e verso gli altri.</strong></p>
<p>Mary Goulding, analista transazionale attiva negli Stati Uniti negli anni ’70-&#8217;80, nel suo testo <strong>“Gli inquilini del cervello”</strong> ci mette a disposizione un modo divertente per mettere a tacere quegli scomodi ospiti, i nostri <strong>NEMICI INTERNI</strong>, e, al loro posto, invitare a altri personaggi sulla scena, i nostri migliori <strong>ALLEATI INTERNI</strong>.</p>
<p>Provo una intima simpatia per Mary, che non ho avuto il piacere di incontrare, perché dopo aver confessato apertamente di essere stata <strong>depressa</strong> per lunghissimi anni, ha escogitato uno <strong>strumento straordinario per uscirne, usando l’ironia e lo humour</strong>.<br />
Scrive Mary nel testo:</p>
<p><em>“all’inizio della mia formazione come psicoterapeuta, la consegna prevedeva un comportamento assolutamente severo e dignitoso. … non avevo mai sentito che un terapeuta raccomandasse lo humour come strumento terapeutico. (…) Iniziai a studiare Analisi Transazionale con Bob Goulding, allievo di Berne, che possedeva una acuta attenzione all’interlocutore, uno spirito brillante e un forte senso dell’umorismo.(…) Ebbi così l’occasione di sperimentare quali profonde affinità esistano tra una franca risata e il cambiamento di vita. Ridere e cambiare se stessi vanno d’accordo!”</em></p>
<p>Da questo loro incontro nasce prima una collaborazione professionale, poi Mary e Bob nel 1970 si sposano e da allora, nell’ambiente degli analisti transazionali, furono sempre chiamati “i Goulding”. Pubblicarono anche un testo del loro lavoro con i gruppi che si chiama “Il cambiamento di vita nella terapia ridecisionale”.</p>
<p>Durante i suoi seminari terapeutici di gruppo, insieme al marito Bob, Mary ripeteva i <strong>principi teorici di base</strong> del suo metodo:</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">tu sei responsabile del tuo comportamento</span><br />
<span style="color: #993300;">tu sei responsabile dei tuoi pensieri</span><br />
<span style="color: #993300;">tu sei responsabile dei tuoi sentimenti</span><br />
<span style="color: #993300;">tu sei responsabile del tuo corpo.</span></p>
<p>E’ <strong>uno spostamento forte dalla passività</strong> di chi si mantiene inconsciamente in uno stato depressivo, <strong>alla posizione attiva e piena di risorse</strong> di chi realizza la sua parte di responsabilità in quello che le accade, cosa tipica del copione inconscio.<br />
In questo approccio tutto incentrato sul concetto di decisione è naturale farsi alcune domande:</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">ma se tutto lo decido io, chi nella mia testa, decide cosa scegliere?</span><br />
<span style="color: #993300;">chi crea confusione nella mia mente?</span></p>
<p>La risposta risiede nel come è organizzata la nostra mente, cioè come un vero teatro:</p>
<p><em>“<strong>ogni persona nel suo cervello possiede un intero cast di attori:</strong> eroi e codardi, pensatori e stupidi, collaboratori e orchi. li abbiamo raccolti nei lunghi anni della crescita. siamo così abituati a loro che forse non ci accorgiamo nemmeno di quanto ingombrino. molti magari sono addirittura superflui o addirittura dannosi”.</em></p>
<p><strong>E’ importante imparare a riconoscere questi personaggi,</strong> riconoscerne le voci, i messaggi che ci mandano. Mary ci propone un modo divertente e gentile per liberarcene, o meglio per invitarli ad andarsene:</p>
<p><em>“perché <strong>le loro voci feriscono, e continuano a ferire.</strong> Anche se crescendo ti sei talmente abituato alla loro presenza, da non poter neanche pensare a una vita felice senza di loro.”</em></p>
<p>Eppure le ferite che queste voci ci causano <strong>possono renderci cronicamente tristi, arrabbiati, ansiosi, o vergognosi.</strong> Le nostre reazioni a questi “mostri” che recitano sempre la stessa parte <strong>possono crearci una continua tensione e limitare la nostra capacità di pensiero”.</strong></p>
<p>Come prima cosa dunque, con accuratezza e gentilezza, <strong>potremmo cominciare ad affacciarci sul nostro mondo interno</strong>, per conoscere, apprezzare le motivazioni di questi nemici interni. E poi, dopo averli ringraziati per i messaggi che vogliono portarci, <strong>congedarli.</strong></p>
<p>Vedremo in seguito come invitare i nostri alleati.</p>
<p>Per ora, alleniamo la nostra fantasia, muniamoci di una buona dose di umorismo e compassione, prepariamo l’entrata in scena dei sostituti buoni, e cominciamo la cacciata dei fantasmi: un po’ come nel film “Ghostbuster”.</p>
<p>Con grande pazienza; in fondo qualcuno disse molto tempo fa:</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">“AMATE I VOSTRI NEMICI”.</span></p>
<p>Buono spettacolo!</p>
<p style="text-align: right;"><em>Daniela Cristofori, </em><em>psicoterapeuta e artista</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Liberi di cambiare il proprio copione</title>
		<link>https://danielacristofori.it/liberi-di-cambiare-il-proprio-copione-il-lockdown-come-opportunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2020 06:06:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cura di sè]]></category>
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					<description><![CDATA[Stiamo vivendo una situazione di privazione della libertà che non ha precedenti. Uno dei valori fondanti della nostra civiltà moderna,...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Stiamo vivendo una situazione di privazione della libertà che non ha precedenti. Uno dei valori fondanti della nostra civiltà moderna, <b>la LIBERTA’</b>, è fortemente limitato a causa di un virus.</p>
<p>Il tempo a casa è molto, <b>la routine</b> quotidiana al limite della sopportabilità. Le relazioni ridotte ad una modalità bidimensionale da uno schermo che ci separa e nello stesso tempo ci tiene uniti gli uni agli altri.</p>
<p>Mai come ora siamo grati alla tecnologia che ci consente di mantenere il contatto con il mondo, con gli altri.</p>
<p>Così coltiviamo le relazioni e i nostri interessi forse come non mai, visitiamo musei virtuali del più sperduto angolo di mondo, impariamo ogni genere di arte da tutorial visti su internet, eppure… ci accorgiamo anche di quanti <b>comportamenti ripetitivi</b> ci contraddistinguono. I gesti tanto familiari delle persone con cui viviamo ci appaiono sotto una lente ad ingrandimento. Talvolta ci sembrano insopportabili, oppure, se viviamo soli, ci scopriamo per certi versi insopportabili a nostra volta.</p>
<p>Ora che abbiamo la possibilità di osservarci, in questo strano silenzio, in questa inusuale lentezza, forse siamo giunti alla conclusione, dopo più di un mese, che alcuni dei nostri <b>schemi comportamentali</b>, delle nostre <b>reazioni emotive</b>, in questa situazione di emergenza, ci sembrano assurdi e desidereremmo <b>cambiarli</b>. Forse, senza volerlo, ci scopriamo a pensare che vorremmo uscire da questa situazione trasformati, modificati.</p>
<p>Questi schemi comportamentali ripetitivi, questi modi di reagire alle situazioni, che ormai conosciamo bene e che vorremmo forse cambiare perché non ci soddisfano più, secondo l’<b>Analisi Transazionale </b>si chiamano <span style="color: #993300;"><b>COPIONI DI VITA</b></span>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-744 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_2024-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_2024-300x222.jpg 300w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_2024.jpg 651w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Cos’è un copione per Eric Berne?<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">«un piano di vita inconscio».</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><i>«un piano di vita che si basa su di una decisione presa durante l&#8217;infanzia, rinforzata dai genitori, giustificata dagli avvenimenti successivi, e che culmina in una scelta decisiva». </i></span></p>
<p>Questo complesso concetto è il cuore della teoria di Berne, sottolinea l’<b>aspetto<span class="Apple-converted-space">  </span>decisionale</b> nella nostra vita e il fatto che, essendo preso in giovanissima età, rimane attivo in maniera automatica e ripetitiva, è inconscio.<span class="Apple-converted-space">  </span>Essendo basato su una <b>strategia di sopravvivenza</b> utile in quel momento, esso <b>si attiva quando siamo stressati</b>, stanchi, ci sentiamo minacciati o sotto pressione: noi analisti transazionali diciamo allora che “entriamo nel nostro copione”.</p>
<p>In questa situazione di emergenza è facile ricadere nel proprio copione, dove ci sono eroi, eroine, personaggi buoni e cattivi, protagonisti e comparse. Forse ci scopriamo a <b>recitare sempre la stessa parte</b>, a provare sempre le stesse <b>emozioni negative</b>:</p>
<p>sono sempre quello che si arrabbia?</p>
<p>sono sempre quello che si lamenta?</p>
<p>sono sempre quello che si deprime?</p>
<p>penso sempre che il virus (le difficoltà) ce l’abbia con me?</p>
<p>La buona notizia è che, con una buona riflessione e un buon lavoro su di noi, <b>possiamo</b> <b>decidere di non ripetere un copione</b> che abbiamo deciso tantissimo tempo fa. Ora siamo adulti, ora le nostre condizioni di vita sono cambiate e anche le persone che ci circondano.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-743 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_2023-300x164.jpg" alt="" width="300" height="164" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_2023-300x164.jpg 300w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_2023.jpg 620w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Come un attore che recita più personaggi, <b>possiamo decidere di cambiare ruolo</b> o altri aspetti del nostro copione.</p>
<p>Anche questo è un modo per esprimere la nostra libertà: darci il tempo di pensare e di scegliere consapevolmente come agire emotivamente e psicologicamente al cambiamento in atto nella nostra vita.</p>
<p>Una possibilità che la vita ci offre e che possiamo cogliere in modo creativo.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">“Tutto il mondo è un <strong>teatro</strong> e tutti gli uomini e le donne non sono che attori: essi hanno le loro uscite e le loro entrate; e una stessa persona, nella sua vita, rappresenta diverse parti”.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><i>(William Shakespeare, Come vi piace)</i></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Daniela Cristofori, psicoterapeuta e artista</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La physis ai tempi del coronavirus: “nell&#8217;ombra accesa”</title>
		<link>https://danielacristofori.it/la-physis-ai-tempi-del-coronavirus-nellombra-accesa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2020 04:43:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#160; Dall&#8217;immagine tesa vigilo l&#8217;istante con imminenza di attesa &#8211; e non aspetto nessuno:   nell&#8217;ombra accesa spio il campanello...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-704 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1322-282x300.jpeg" alt="" width="282" height="300" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1322-282x300.jpeg 282w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1322-768x818.jpeg 768w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1322-962x1024.jpeg 962w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1322-700x745.jpeg 700w" sizes="auto, (max-width: 282px) 100vw, 282px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">Dall&#8217;immagine tesa</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">vigilo l&#8217;istante</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">con imminenza di attesa &#8211;</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">e non aspetto nessuno:</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">  nell&#8217;ombra accesa</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">spio il campanello</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">che impercettibile spande</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">un polline di suono &#8211;</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">e non aspetto nessuno:</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">fra quattro mura</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">stupefatte di spazio</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">più che un deserto</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">non aspetto nessuno.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">Ma deve venire,</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">verrà, se resisto</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">a sbocciare non visto,</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">verrà d&#8217;improvviso,</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">quando meno l&#8217;avverto.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">Verrà quasi perdono</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">di quanto fa morire,</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">verrà a farmi certo</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">del suo e mio tesoro,</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">verrà come ristoro</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">delle mie e sue pene,</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">verrà, forse già viene</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;">il suo bisbiglio.</span></p>
<p style="text-align: center;">(<em>Clemente Rebora)</em></p>
<h6 style="text-align: right;"></h6>
<p style="text-align: left;">Viviamo un tempo complesso. Per la prima volta nella storia, anche noi terapeuti ci troviamo ad attraversare le stesse esperienze dei nostri clienti: alcuni di noi sono ammalati di <b>coronavirus</b>, altri lo sono stati, altri, i più anziani, sono mancati lasciandoci privi della loro presenza e del loro saggio pensiero. Alcuni hanno perso o perderanno familiari, amici, colleghi.</p>
<p>Penso a questa esperienza del <b>lutto</b>, effettivo o solo temuto, che è trasversale nelle vite di terapeuti e pazienti a livello mondiale, per la prima volta nella storia.</p>
<p>Penso alla nostra preoccupazione e alle protezioni circa il contagio da virus, ma penso anche al potenziale di un <b>contagio emotivo</b> diffuso e a come possiamo contribuire noi terapeuti in questo momento.</p>
<p>Posso partire solo dalla mia esperienza e condividere il mio personale modo di far fronte a questa emergenza.Mi vengono in mente gli strumenti che utilizzo nel mio lavoro:<span class="Apple-converted-space">  </span>L’<b>Analisi Transazionale</b>, la <b>teoria sistemica</b>, l’arte del <b>disegno</b> e del <b>teatro </b>e quella più sottile del <b>respiro</b> e delle <b>posture fisiche</b> appresa nei miei tanti anni di pratica e di formazione con l’<b>Hatha Yoga</b>.</p>
<p>Sembrano strumenti apparentemente distanti tra loro, eppure ciò che li armonizza nella mia visione è la possibilità di attivare la <b>Physis,</b> di entrare in contatto con questa forza, di percepirla e di lasciarla fluire.</p>
<p>Ma cos’è la Physis? E’<span class="Apple-converted-space">  </span>Un concetto comunemente tradotto con “natura”, in senso più esteso “<strong>energia</strong>”, nella filosofia indiana possiamo assimilarlo al “Prana”..</p>
<p><b>Eric Berne</b>, fondatore dell’Analisi Transazionale,<span class="Apple-converted-space">  </span>accenna alla Physis, riprendendola dal pensiero antico greco che la definiva il <b>principio vitale</b> <b>delle cose che si generano e crescono</b>. Berne ne parla così:</p>
<p>“La forza di crescita della natura, che trasforma organismi meno evoluti in organismi più evoluti, fa crescere gli embrioni in organismi adulti, fa migliorare la gente malata, mentre chi è già sano lotta per raggiungere i propri ideali” (Berne, 1968)…</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>Più tardi dirà:</p>
<p>“Una forza che spinge gli uomini a crescere, a progredire, a migliorare” (Berne, 1969).</p>
<p>Un’altra terapeuta, Petruska Clarkson, (1993) affermerà:</p>
<p>“Credo che il <b>compito degli psicoterapeuti e degli educatori</b> ora sia quello di permettere alle persone di <b>entrare in contatto con quella forza</b> che è dentro di loro, allo scopo di facilitare la guarigione e l’autorganizzazione. Il compito dello psicoterapeuta è di <b>riaccendere la fiamma che autoguarisce</b> &#8211; la prima scintilla di physis nella persona.”</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-705 aligncenter" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1345-289x300.jpeg" alt="" width="289" height="300" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1345-289x300.jpeg 289w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1345-768x797.jpeg 768w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1345-987x1024.jpeg 987w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/04/IMG_1345-700x726.jpeg 700w" sizes="auto, (max-width: 289px) 100vw, 289px" /></p>
<p>Prendo questa affermazione come un testimone da portare avanti, mettendomi al servizio di questa forza con fiducia.</p>
<p>In questi tempi in cui si parla di <b>trauma collettivo</b> penso a molti colleghi anche oltre oceano che si occupano di traumi. Al Trauma Center di Boston l’equipe di Van Der Kolk ha introdotto il lavoro con lo <b>yoga</b> e il <b>teatro</b> con i veterani di guerra: i risultati sono eclatanti e scientificamente dimostrati.</p>
<p>In questo tempo di isolamento sociale possiamo appellarci alle facoltà della nostra <b>mente</b>, e nello stesso tempo usare il <b>corpo</b> come uno strumento da allenare per percepire il fluire della forza vitale. Possiamo usare il <b>respiro</b>, di cui ho già parlato, come ponte tra queste due realtà esistenziali. Possiamo entrare nella immobilità del corpo, avendo prima messo a tacere le onde agitate della nostra mente, grazie al controllo del respiro.</p>
<p>Corpo e mente possono dialogare attraverso il respiro e accedere ad uno “stato” di disponibilità pronta ad accogliere la “forza vibrante” della Physis.</p>
<p>Se, per usare la terminologia teatrale di Berne, ognuno di noi ha un suo <b>copione di vita, </b>con personaggi, azioni e diviso in atti, allora possiamo, decidendolo, diventarne <b>attivi costruttori</b>. Possiamo tenere viva questa<strong> luce di vita</strong> mettendoci al fianco di questa forza vitale, che come un Artista a noi sconosciuto va alimentando la nostra storia.</p>
<p>Le circostanze di questa emergenza possono diventare un’occasione per rivolgere il nostro sguardo all’interno di noi e, una volta placate le onde agitate della mente con il respiro, abbandonarci con <b>fiducia</b> al lavoro silenzioso del nostro artista/regista interno. Possiamo, ognuno secondo il suo estro creativo, creare delle <b>aperture al lavoro della Physis</b>, la forza della natura che fa crescere ed evolvere tutte le cose. Che rimane, come nelle parole del poeta, <strong>“nell’ombra accesa”</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Daniela Cristofori, psicoterapeuta e artista</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il respiro per affrontare la paura del coronavirus</title>
		<link>https://danielacristofori.it/il-respiro-per-affrontare-la-paura-del-coronavirus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2020 13:43:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cura di sè]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[isolamento]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
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		<category><![CDATA[respiro]]></category>
		<category><![CDATA[respiro yoga paura coronavirus pensieri isolamento]]></category>
		<category><![CDATA[yoga]]></category>
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					<description><![CDATA[Contro le paure scatenate dal Coronavirus, praticare il respiro consapevole può essere un valido aiuto. Vediamo come.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Torno finalmente a scrivere dopo un lungo periodo di <b>isolamento</b> per una febbre<span class="Apple-converted-space">  </span>che non accennava ad andarsene.</p>
<p>Ho attraversato, oltre allo spossamento fisico della febbre, la navigazione nel mare agitato della <b>mente spaventata</b>: dalle mille domande, dalle <b>paure profonde</b> che nemmeno sapevo essere lì, nascoste eppure d’improvviso rumorose. Sarà <b>Coronavirus</b>?<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Sappiamo tutti che un discorso interno ci parla ininterrottamente, che i nostri pensieri sono come una collana di perle infinite: ed ecco un pensiero che arriva, e poi eccone un altro che ci mettiamo a seguire e che poi sfuma in un altro ancora. Partiamo con la paura della febbre, poi vediamo il volto di un nostro amico che dovevamo chiamare e non abbiamo chiamato, infine ci troviamo a pensare alla spesa che dobbiamo ancora fare. E via così, di continuo.</p>
<p>Per trovare un po’ di pace, oltre ai momenti di sonno (non sempre sereno), possiamo imparare a <b>fermare il flusso dei pensieri </b>semplicemente respirando profondamente ed osservandoli senza giudicarli. Mettendoci in una posizione comoda, che possiamo mantenere almeno per una decina di minuti, ci possiamo permettere il lusso di <b>chiudere gli occhi</b>, di escludere dalla nostra coscienza gli stimoli visivi e di concentrarci prima per qualche istante sui suoni che provengono dall’esterno.</p>
<p>Poi, gradualmente, possiamo cominciare ad <b>ascoltare il flusso del nostro respiro</b>, con calma, senza alterare il suo ritmo naturale.<span class="Apple-converted-space"> <img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-696 alignleft" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/03/IMG_0089-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/03/IMG_0089-300x200.jpg 300w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/03/IMG_0089.jpg 618w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></p>
<p>E’ potente ascoltare il ritmo del nostro respiro, ci fa inoltrare in un territorio delicato, intimo, il luogo della <b>vita che ci abita</b>, che è sempre lì, anche se noi non ce ne rendiamo conto. Stare in silenzio ad ascoltare il respiro che ci abita, che si dispiega dall’addome fino al torace e alla parte alta dei polmoni, ci porta in una dimensione più vasta, sembra di volare, di percepire il movimento della cassa toracica come quella di <b>potenti ali </b>che si dischiudono dentro di noi.</p>
<p>RESPIRARE, ascoltando e visualizzando il movimento continuo del nostro <b>diaframma,</b> un muscolo potente che permette l’apertura della nostra cassa toracica mentre i polmoni si riempiono di aria.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-695 alignright" src="http://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/03/IMG_5795-223x300.jpeg" alt="" width="223" height="300" srcset="https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/03/IMG_5795-223x300.jpeg 223w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/03/IMG_5795-768x1033.jpeg 768w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/03/IMG_5795-761x1024.jpeg 761w, https://danielacristofori.it/wp-content/uploads/2020/03/IMG_5795-700x942.jpeg 700w" sizes="auto, (max-width: 223px) 100vw, 223px" /></p>
<p>Il respiro è proprio la funzione vitale che viene colpita da questo tremendo virus, i polmoni l’organo bersaglio colpito in modo pericoloso per la vita.</p>
<p><b>RESPIRARE PROFONDAMENTE</b> per calmare la mente, le onde dei pensieri, della paura, abbassare la frequenza dei battiti, introdurre un nuovo ritmo. Questa sembra essere la cura più efficace in momenti come questi.</p>
<p>Imparare ad attendere, a vivere connessi con il proprio respiro invece che subirlo, ascoltandolo come se fosse una autodiagnosi di equilibrio e buona salute: questo possiamo decidere di farlo in qualunque momento.</p>
<p>E’ quello che insegno ai miei pazienti mentre imparano a guardare i loro pensieri, la qualità dei loro pensieri e delle loro emozioni.</p>
<p>Lentamente, qualcosa si scioglie, si libera dentro e fuori di noi.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La quarantena può essere un modo per esercitarsi nell’<b>arte dell’ascolto e del controllo del respiro</b>. Nella filosofia<strong> yoga</strong> questa arte si chiama <b>Pranayama</b>.</p>
<p>Il vostro sistema immunitario vi ringrazierà. E anche la vostra mente.</p>
<p>Siete pronti per questo viaggio dentro il vostro respiro?</p>
<p>Fatemi sapere com’è andata.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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