danielacristofori | Daniela Cristofori propone una personale riflessione sul valore della bellezza della natura, come cura dell'anima e della relazione con se stessi
Una riflessione dedicata a chi, nella bellezza della primavera, riconosce la potente forza di guarigione della vita che continuamente rinasce: per chi ama sostare e osservare le piccole cose quotidiane
cura, guarigione, physis, Eric Berne, poesia, psicologia, relazione, Analisi Transazionale, memoria
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LA PRIMAVERA NELL’ANIMA

 

Oggi ho sostato per qualche istante accanto ad un chiosco di fiori, dove una signora cui corrisponde il teutonico nome di Walchiria, era indaffarata a prepararmi un bouquet con alcune varietà di fresie, tulipani e garofani.

Ho deciso, vedendoli, che l’arrivo della primavera meritava di essere celebrato portandomela, per modo di dire, a casa, per gustare il profumo e i colori di questi doni meravigliosi.

Per noi cittadini milanesi, così lontani dai ritmi silenziosi e perenni dell’eterna natura, la vista degli alberi che nel giro di pochi giorni, riscaldati da questo sole prematuramente impertinente, si ricoprono giorno dopo giorno di piccole foglie di un verde tenero tenero, è un evento che lascia alcuni indifferenti, altri  estasiati.

Faccio parte di questa seconda categoria e anche se, talvolta, il rischio è di rimanere con il naso all’insù a scrutare il cielo azzurro per interi minuti, sono in qualche modo fiera di questo mio talento per contemplare la bellezza.

Mi viene in mente che oggi, 21 marzo, sarebbe stato il compleanno di Alda Merini, la poetessa dei Navigli, colei che, turbata da una malattia che la portò presto e per lunghi periodi in ospedale psichiatrico, seppe scrivere versi capaci di graffiare e lenire al tempo stesso la nostra sensibilità.

Di lei, fiore incompreso e impudico, voglio ricordare questa poesia:

“Amo i colori, tempi di un anelito

inquieto, irrisolvibile, vitale,

spiegazione umilissima e sovrana,

dei cosmici perché del mio respiro.”

Mentre attendo che il mio bouquet prenda forma, appostata al crocicchio all’uscita da un metro’, osservo il brulicare di vita che mi circonda in questa fresca giornata di sole. Un uomo si serve del muretto della metropolitana come di un improvvisato ufficio ambulante: vi posa una scatola di scarpe nuove e, sopra questa, due telefoni con i quali armeggia per mandare mail e messaggi. Una donna urla parole disperate dentro a un cellulare, un’auto della polizia passa a sirene spiegate mentre qualcuno commenta “è l’ora delle rapine questa”. Di fronte al chiosco dei fiori un altro banchetto vende frutta il cui ricavato va a una cooperativa per ex-tossico-dipendenti.

Mi chiedo se non sia il caso di mettere anche io un banchetto, in un altro angolo del crocicchio, con un cartello “Primavera nella mente” e sedermi lì, ad offrire ai passanti che ne sentano il bisogno, un orecchio pronto ad ascoltare le loro storie: di dolori, affanni, amori ingarbugliati o vite attorcigliate sempre intorno allo stesso nodo.

Un orecchio, un volto, un cuore: parole da offrire per scambiare briciole di eternità “sulla piazza del mercato delle parole” per citare uno psicoanalista come Giampaolo Lai.

Il pensiero corre ad un personaggio di Garcia Marquez, Florentino Ariza, che seduto ad un banchetto in mezzo alle vie di una città affollata, scriveva bigliettini d’amore su commissione, per gli uomini che non ne erano capaci.

Chissà, forse questi fiori colorati, la bellezza che ci avvolge in questo primo giorno di primavera, ci invitano alla fiducia nella vita: essa, a dispetto di tutto e di tutti, eternamente si rinnova.

I petali che spuntano e si aprono orgogliosi e timidi allo stesso tempo da un ramo apparentemente secco, rivelano che l’energia vitale, la Physis degli antichi Greci e che Eric Berne, lo psicologo fondatore dell’Analisi Transazionale, riprende nella sua teoria della personalità umana, è sempre all’opera nelle creature viventi. Come sosteneva la psicoanalista Nina Coltart, ogni terapeuta dovrebbe coltivare un piccolo giardino, un modo per esercitare la cura dell’anima e per vedere come le forze di guarigione operano e collaborano per compiere ciò per cui sono fatte.

Ecco, in mancanza di un pezzo di terra, assaporo i giardini metropolitani e porto con me finalmente un pezzo di primavera: il mio bouquet è pronto. Vero, la sua sarà una vita breve, ma il ricordo dei suoi colori e l’intensità del suo profumo rimarranno impressi nella mia memoria, insieme a tutte le persone legate a questo fugace momento, pronti a dare frutto senza limiti di tempo.

L’arte ci invita a sostare e guardare, la psicologia ci dice che conoscere e ri-conoscere sono processi fondativi nello sviluppo della nostra individualità che si àncora in una relazione: perché non partire dalla relazione con un fiore?

Buona Primavera dunque, per tante piccole primavere.